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Governo senza opposizione, Renzi all’attacco: nuovo partito, o Maria Elena (Boschi) segretario

Mentre il governo giallo-verde prosegue a carrarmato smantellando quel che può degli esecutivi precedenti, i capi corrente del Pd hanno deciso che non c’è altra via d’uscita che rompere definitivamente con “l’arrogante giovane di Rignano” facendogli capire in tutti i modi che per lui non tira più aria. “Si faccia un partito suo” è l’invito che in maniera più o meno larvata gli è stato recapitato in più occasioni, “o se vuole si presenti alle Primarie e staremo a vedere”. E Renzi li ha presi in parola.

di Peppe Papa

Il congresso forse a febbraio con al momento un unico candidato, il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti il quale, sulla carta, può contare sulla vecchia maggioranza che sosteneva Matteo Renzi. Nel frattempo il Pd prova a inventarsi una opposizione che finora si è mostrata impalpabile.

Lo choc della batosta elettorale è stato terribile, immediatamente tutti sono scesi dal carro renziano lasciando all’ex premier la responsabilità del tremendo fallimento, inventandosi una rincorsa alla riconquista dei valori della “sinistra perduta” e della sua gente.

Così, mentre il governo giallo-verde prosegue a carrarmato smantellando quel che può degli esecutivi precedenti, i capi corrente del partito hanno deciso che non c’è altra via d’uscita che rompere definitivamente con “l’arrogante giovane di Rignano” facendogli capire in tutti i modi che per lui non tira più aria.

“Si faccia un partito suo” è l’invito che in maniera più o meno larvata gli è stato recapitato in più occasioni, “o se vuole si presenti alle Primarie e staremo a vedere”. Matteo Renzi, che si sa è un tipo sanguigno, non si è lasciato pregare nel valutare entrambe le opzioni. Prima ha fatto ventilare abilmente la possibilità di lanciare un nuovo soggetto politico in occasione della prossima Leopolda 9 di fine ottobre, poi ha preso di petto i suoi vecchi e nuovi oppositori, affermando che lui non ci pensa proprio a mollare ed è pronto a raccogliere il guanto di sfida.

Intanto, dopo un periodo di ‘studiato silenzio’ ha cominciato a martellare quelli che secondo lui (e non è il solo a pensarlo) sono i nemici principali, “i cialtroni che siedono al governo”.

Un attacco frontale che ci si sarebbe aspettato dai resti del Pd che hanno passato l’estate a vagheggiare sul come tornare ad essere protagonisti mentre Lega e Cinquestelle facevano man bassa dei poteri dello Stato riportando indietro le lancette della storia dove l’Italia rappresentava il punto debole dell’Europa comunitaria.

Renzi ha approfittato di tutte le occasioni che gli sono state offerte, televisioni, radio, giornali, web e feste dell’Unità, ospite ovunque gradito, per riaffermare la sua leadership utilizzando tutto il proprio efficacemente incontestabile registro comunicativo. Dalle feste di partito, ovunque un bagno di folla, alle partecipazioni ai talk show sulle principali reti televisivi, le dirette Fb, twett a quantità industriali, il messaggio è stato uno solo: “Ci sono e non vi libererete di me”.

E vale per tutti, oppositori interni e avversari del fronte populista a Palazzo Chigi. Lo ha chiarito proprio ieri a Radio Capital nel corso della trasmissione “Circo Massimo” condotta da Massimo Giannini.

“E’ vero, ho detto non vi libererete di me, ma era riferito a chi in maggioranza dice che il Pd è morto e Renzi è finito, l’opposizione non c’è” mentre voleva dire in realtà “non si libereranno di me. Manca il governo non l’opposizione. Urlo con forza che con questi non solo non facciamo un governo, ma facciamo opposizione dura”.

Il messaggio, qualora ce ne fosse stato bisogno,  è stato inequivocabile ad amici e nemici: ‘La scena è mia, siate voi a provare a togliermela’ e ha continuato sgranare il rosario. “Un governo – ha affondato – il cui premier  tratta la carica di presidente del Consiglio come una carica ‘avanza tempo’, da svolgere mentre prepara un esame”. Un governo che “ha fatto promesse con assegni a vuoto”, un governo che ha “una visione anti-lavoro e anti-economica”. Evidente il riferimento al reddito di cittadinanza, alla flat tax, alla abolizione della Fornero, tutti provvedimenti che al momento sembrano scomparsi dall’orizzonte delle cose possibili, ma anche all’annunciato intervento sulla chiusura domenicale degli esercizi commerciali. Niente male per uno che non si candida a niente. E in riferimento ad una sua possibile discesa in campo per la  guida del Pd ha ribadito che non ci pensa e non intende partecipare alla contesa.

Lui è un leader e questi si palesa nella pratica e la forma, in questo caso, non è sostanza. Pertanto, se proprio dovesse trovarsi nella condizione di non insistere a far nascere una formazione politica nuova, non trascura la possibilità di dare battaglia interna all’organizzazione. Dalle quinte del suo entourage si fa il nome di Maria Elena Boschi come possibile competitor da schierare al congresso. Il proprio clone in gonnella, competente, giovane e soprattutto donna che è il genere (l’indubbia novità) più gettonato negli ultimi tempi da contrapporre a Zingaretti.

Certo la parabola politica che l’ha vista protagonista nel bene e nel male dell’era renziana, è un marchio indelebile che ai più appare come un handicap per competere con successo alla guida del partito. Sicuramente rappresenterebbe una ‘rottura’ in tutti sensi, difficile da gestire. Ma chi aspira al comando non può fare di questi calcoli. Se si è forti solo Dio lo sa, intanto serve il coraggio e l’intraprendenza. Un piano B, sfrontato, è vero, ma l’unico necessario a dare un senso a tanto agitarsi. Succeda quel che deve succedere.

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