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Da psicanalisi, chi decide i prezzi dei biglietti allo stadio San Paolo

Chissà che teorie avrebbero sviluppato i due padri della psicanalisi Freud e Jung sull’ideatore dei prezzi dei biglietti allo stadio San Paolo, perché questo continuo sali scendi del valore dell’agognato tagliando, la negazione di un classico del tifoso allo stadio, ovvero la campagna abbonamenti, farebbero pensare ad una certa instabilità mentale di chi decide queste  illogiche, nevrotiche pratiche del più particolare e pretenzioso dei botteghini da stadio. L’anno scorso al San Paolo alla prima di campionato del Napoli,  fra le preziose ma decrepite mura amiche, per andare in curva ci volevano 40 euro, ancor di più dei 35 di quest’anno sempre con il Milan, volendo trascurare  i dieci euro in pay tv per le amichevoli ormai diventati un supplemento alle tasse di soggiorno  delle serate agostane dei tifosi azzurri in vacanza , forniti di Sky go. Quindi di che ci si lamenta se addirittura il costo è inferiore alla prima dello scorso anno? Ad ogni modo sarebbe davvero interessante, oltre che curioso,  capire cosa passa per la mente di chi decide di volta in volta i prezzi e il valore di uno spettacolo fidelizzato come quello di una partita di calcio. Chiediamoci perché si passa dai 40 euro dello scorso anno per una curva con il Milan declassato ai 5 euro con il Sassuolo o il Cagliari, si potrebbe pensare alla differente qualità degli avversari, ma talvolta il prezzo stracciato è stato praticato pure in Coppa Italia con la Juventus o qualsiasi altra squadra più performante di quelle citate. Anzi, fu davvero particolare il costo dei biglietti nel doppio duello con la Juventus nel giro di tre giorni, perché nella sfida di campionato il costo era cinque volte maggiore al costo della sfida di coppa Italia con la stesssa squadra, ma in quel caso la decisione fu tutt’altro che incomprensibile, perché fu scorrettamente e furbescamente pensata per una questione di divisione della posta con gli avversari che per regola ricavano una percentuale minore dall’incasso della partita in campionato e un sostanzioso 50% per le partite di Coppa Italia, ecco perché del costo irrisorio del biglietto per la sfida di coppa. In ogni caso al Napoli c’è chi non dorme di notte quando c’è da prezzare una partita, e malgrado uno stadio definito un cesso, malgrado quello stadio viene utilizzato con grande profitto senza pagare l’obolo per l’utilizzo, improvvisamente nelle prossimità dell’evento calcistico, quello stesso stadio diventa il più lussuoso dei teatri, il palcoscenico di una compagnia teatrale composta dalle più grandi star del calcio mondiale. Purtroppo però le star che passano per lo stadio non appartengono alla compagnia teatrale locale, ma appartengono ad altre compagnie di calcio, che inducono inpropriamente a chi decide il prezzo del biglietto di aumentarlo come se quelle star gli appartenessero, come se gli pagasse lui l’ingaggio. Non osiamo immaginare se Maradona e i top player del Napoli degli scudetti giocassero oggi al San Paolo in veste mundial, quanto costerebbe vederli dal vivo. Mah! Tralasciamo ipotesi fortunatamente non realistiche soffermiamoci un attimo a capire questi tipi di ragionamenti bizzarri in particolare quelli fatti  quest’anno quando si parlava di diritti televisivi e De Laurentiis da sempre insoddisfatto dai ricavati ottenuti, lamentava che con Ronaldo avrebbero tutti potuto ottenere di più, come se Ronaldo giocasse in tutte le squadre italiane e quindi pretendere una maggiore quota sui diritti tv. Per questo siamo  certi che quando Ronaldo farà capolino a Napoli con la sua Juventus,  che sia campionato, coppa Italia o scapoli e ammogliati i prezzi andranno alle stelle manco Ronaldo giocasse in maglia azzurra. La cosa più perfida quando si aumentano i costi d’ingresso è che normalmente sarebbero giustificati se fossero praticati all’interno di una struttura completa di ogni comfort, da una qualità dei protagonisti di casa eccelsa e invece qui si fanno i soldi nei cessi di stadi e sulle star degli altri,  che a loro volta, vista la logica sui prezzi, dovrebbero pretendere maggiori diritti sugli incassi procurati agli altri, soprattutto grazie ai loro assi! Adesso non è che vorremmo stare qui a cervellotizzare a nostra volta sulla diversità dei prezzi dei menu del calcio, però crediamo che sarebbe molto più semplice stabilire uno standard fra un valore minimo e  massimo per un costo d’ingresso alle  partite di calcio. Da sempre esistono le campagne abbonamenti che giustamente agevolano quei tifosi che comprano a scatola chiusa i biglietti per tutta la stagione, anticipando al club di riferimento una sommetta considerevole. Poi esiste il normale botteghino, il classico sbigliettamento che avrà un costo d’ingresso  sicuramente maggiore nei termini giusti a chi avrà fatto l’abbonamento ma non deve averlo mai inferiore altrimenti quelli che si sono abbonati hanno ricevuto un’ingiustizia. Possiamo pure capire che in certe partite di cartello o in certe partite giocate in giornate o in orari disagevoli il costo del biglietto possa variare più o meno a seconda dei casi ma non potrà mai esserci una differenza da 5 a 40 euro altrimenti domani mattina il nostro panettiere potrà svegliarsi e decidere tranquillamente che il pane oggi costa un euro a chilo e domani a 8. Inutile dire che sarebbe  preferibile che lo vendesse sempre allo stesso prezzo, diciamo a 2,50 garantendo qualità e ingredienti, senza stare lì ogni giorno a scervellarsi a quanto venderlo al povero, a quanto al ricco, a quanto al cliente antipatico e a quello simpatico, per non parlare dei prezzi ancor più basculanti fatti al turista si passaggio. Al calcio Napoli probabilmente funziona così, e allora ai cattivi antipatici della Curva prezzi alti, a quelli con ragazzi al seguito più bassi, moderati ai neutrali nei distinti, medio alti alle classi sociali di un certo livello, mentre invece quelle di altissimo livello tutti a gratis e con tutte le comodità di vitto e alloggio. Ironie a parte, ci chiediamo se non fosse più semplice stabilire una media fra il costo di 35 euro e quello di 5 euro per una curva magari fissandolo a 5 euro più del costo del tagliando di abbonamento che normalmente costa 15 a ingresso, volendo esagerare a 20, per cui si fissi il costo minimo del biglietto popolare a 20  e massimo a 30 nelle partite di cartello e tutti vissero felici e contenti e soprattutto lontani da cervelloriche sedute dallo psicanalista, o negli studi dei commercialisti per fare semplicemente due costi dei biglietti, e il tutti semprechè si fosse in regola con il pagamento del canone nella struttura nella quale si sbiglietta allegramente.

Pippo Trio

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