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La gestione rasserenante di Ancelotti, toccasana fra mille polemiche

Quando si dice essere un grande allenatore non lo si dice esclusivamente perché c’è un curriculum che parla chiaro, pieno zeppo di titoli e stagioni passate ad allenare i più grandi calciatori e i più prestigiosi club in Europa, non si viene chiamati a guidare certe squadre se non si hanno certe qualità, che possiedono in pochi ecco perché vengono pagati quanto le più grandi star fra i calciatori, ma soprattutto si è grandi allenatori perché si possiede grande spessore umano, che è un concentrato di qualità tecniche, esperienza, carattere, carisma, mentalità, tutte grandissime qualità che si possiedono da sempre fin dagli esordi, altrimenti non si superano i tantissimi ostacoli che il calcio a certi livelli dissemina lungo una carriera. Ancelotti fin da calciatore ebbe a dimostrare le sue grandi doti. Centrocampista di grande qualità tecnica e intelligenza tattica, di buona fisicità e grinta nonostante gli infortuni pesanti subiti a tutte e due le ginocchia, che in tantissimi casi finiscono per condizionare la carriera a chiunque ma nel suo caso quegli infortuni lo migliorarono addirittura nel rendimento, sviluppando doti come la velocità di pensiero e la visione del gioco. Per il primo Milan di Sacchi fu fondamentale a far si che i talenti anarchici di quella grande squadra girassero a meraviglia grazie ai tempi scanditi dal suo gioco. Praticamente fu lui il primo ad assumere il ruolo che poi cucì addosso a Pirlo e che ora tenta  di far indossare a Hamsik. Ma questi pur essendo aspetti importanti per la formazione di un grande allenatore non sono mai i più importanti e determinanti perché poi un allenatore non va in campo e le sue fortune dipendono pure dalla qualità tecnica e psicofisica dei suoi giocatori. La bravura di Ancelotti è che lui da per scontato che se un calciatore arriva a certi livelli, gioca nei massimi campionati e nelle più prestigiose competizioni europee, quel calciatore ha sicuramente delle doti tecniche per potervi partecipare e allora lui ritiene che pur essendoci dei calciatori superiori alla media i cosiddetti  top player, dà comunque la possibilità ad altri di esprimersi e all’occorrenza utilizzarli al posto dei calciatori più importanti, ottenendo vantaggi enormi, sia dal punto di vista mentale che tecnico e fisico, in quanto risparmia il calciatore più forte facendolo rifiatare ed evitargli infortuni e affaticamenti vari in vista di quelle partite in cui è necessaria la presenza. Inoltre, chi sostituisce questi calciatori, è portato a dare il massimo per non sfigurare e l’essere coinvolto dalla fiducia del tecnico lo motiva a tal punto da farlo diventare importante anche a livello di gruppo e di spogliatoio, inoltre l’utilizzo completo della rosa non solo valorizza tutti facendo crescere la qualità della squadra creando concorrenza costruttiva che non può che migliorare le prestazioni di tutti sia dal punto di vista tattico, di mentalità e di affinamento delle qualità tecniche. Ma il vantaggio più importante, perché non si deve mai dimenticare che il calcio è uno sport soprattutto fisico, che questo tipo di gestione dosata nello sforzo,  arreca enormi vantaggi in una stagione lunga e faticosa a tutti livelli sia di tensione mentale che chiaramente fisica. Ma i pregi di un grande allenatore come Ancelotti non finiscono qui, perché uno come lui non si limita ad allenare e a dosare le forze della squadra, perché in quello viene coadiuvato e sostituito anche dagli altri preparatori dello staff che eseguono i suoi dettami, ma uno come lui allena lo spogliatoio, le menti di 25 calciatori e farli convivere tutti in modo armonioso in campo e fuori, ma soprattutto allena l’ambiente, la società, con una comunicazione obiettiva, serena, raramente polemica. Aver gestito questa prima fase della sua esperienza napoletana senza accampare a nessun tipo di scusa o attenuante, e poteva essergli pure riconosciuta, visto che ha dovuto sostituire un allenatore giudicato dai tifosi e dai giornalisti  quasi all’unanimità il migliore della storia del Napoli, rimpianto a più riprese,  e Ancelotti nonostante ciò ha avuto un approccio umile e leggero riguardo a questo aspetto pur non tralasciando il suo stile di gioco e la sua autonomia di valori tecno tattici, ma senza strombazzarli con presunzione, che pur poteva permettersi,  ma tenendo conto con grande rispetto del lavoro del predecessore. Inoltre, malgrado un inizio di campionato così complicato con sfide pronti via, se non proibitive sicuramente non facili, non se ne è mai  preoccupato eccessivamente, e neanche si è lamentato degli orari, chi gioca prima e chi gioca dopo, del difficilissimo girone Champions, sulla carta sicuramente proibitivo, con sfide che andranno ad accavallarsi a quelle più importanti in campionato. Insomma, in passato sia con Mazzarri che poi con Sarri se ne sono versate di lacrime al riguardo per non dire sulle soste delle nazionali, sulle partite di mezzogiorno, sui fatturati e le rose degli altri e quant’altro. Avete sentito ad oggi Ancelotti lamentarsene? Sarri pur allenando una squadra fortissima in Inghilterra che appena due stagioni fa ha vinto la Premier e lo scorso anno la coppa nazionale, pur essendo a punteggio pieno con grandi goleade e  con un super Hazard, secondo solo a Messi e Cristiano Ronaldo, già lamenta la maggiore forza degli avversari escludendosi dalla lotta per il titolo, mentre Ancelotti sin dalla prima conferenza e malgrado consapevole della forza delle avversarie e i loro mercati importanti ha parlato di essere a Napoli per vincere. Insomma non sapremmo più cosa dire al riguardo per evidenziare la differenza che c’e fra un normale, seppur bravo allenatore ed un grande allenatore, perché è così evidente che ci sembra pure inutile parlarne, ma quello che più ci ha colpito in questa prima fase di Ancelotti a Napoli è di come sappia bene isolare le tantissime polemiche ambientali, quelle di mercato, di nostalgici del gioco, quelle roventissime fra De Laurentiis, tifosi e sindaco… Insomna è una fortuna avere uno come lui,  al di là dei risultati,  che non prima di dicembre nessuno potrà mai giudicare.  Avere un grande allenatore di questo tipo, capace di  arginare le problematiche di un ambiente da sempre isterico , i deliri del suo presidente e le differenze che pur ci sono con le potenzialità degli avversari di tutt’altro spessore qualitativo, organizzativo e politico, ed è questa serenità che ci da fiducia in una grande annata nonostante al momento le incertezze al riguardo sono maggiori rispetto al recente passato.

Pippo Trio

1 Comment

  1. Onlinepharmacy ha detto:

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