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Retromarcia-De Laurentiis, che si aggrappa a giustificazioni puerili sul costo dei biglietti

Il presidente azzurro pur facendo repentinamente marcia indietro sul costo dei biglietti, motiva il suo operato con  argomenti impropri

Mentre in città ferve l’attesa per l’esordio in Champions del Napoli versione Carlo Magno, che dalla rifinitura sul prato del mitico Marakanà parrebbe ancora una volta deciso a rivoluzionare il Sarrismo duro a morire, di cui parleremo più approfonditamente nel post gara, ma invece, toh chi si rivede al seguito della squadra? Niente popodimeno che il presidentissimo Aurelio De Laurentiis ultimamente esiliato dal San Paolo, e lontano da Fuorigrotta lo ritroviamo ciarliero come nelle migliori occasioni seppure con toni e modi ridimensionati rispetto ai deliri agostani. Spesso il caldo fa brutti scherzi alla psiche umana, in particolare modo ad anziani e bambini che se troppo esposti al solleone come minimo diventano molesti per tutti quelli che li hanno nelle vicinanze, e siccome qui non parliamo di bambini urlanti al mare, ma di un presidente di calcio come De Laurentiis che ha rovinato per tutta l’estate le vacanze a Sindaco, giornalisti e soprattutto ai tifosi del Napoli con il suo mercato asfittico, con offese a vario titolo al sindaco o a spari nel mucchio a giornalisti e tifosi, per non  dire dell’abolizione della campagna abbonamenti giustificata pretestuosamente sulle mancanze del Comune  e infine un provocatorio quanto pretestuoso aumento del costo dei biglietti. Dopotutto, bene ha fatto De Laurentiis a non presentarsi allo stadio San Paolo nelle prime uscite,  in attesa che i risultati potessero aiutare a calmare le acque di una contestazione ormai inevitabile, forse anche esageratamente dipinta dalla stampa che preannuncia in modo ingiustificato di atti sovversivi da parte dei tifosi ultra, ipotizzando senza alcuna prova, di rivalsa ricattatoria dei tifosi nei confronti della società. La protesta c’è stata nell’ultima partita al San Paolo ed è stata tanto imponente quanto civile e composta a parte qualche solito becero coro da stadio, che però visti i trascorsi lo abbiamo trovato del tutto fisiologico dato il contesto.  La vera grande protesta però, è stata fatta con il silenzio-dissenso di migliaia di tifosi che hanno disertato lo stadio, perché nell’era della pay tv  assistere alla scena desolante di uno stadio semivuoto in una partita quasi di cartello, è stato per i milioni che l’hanno vista in tv anche all’estero come ricevere un colossale pugno negli occhi, che deve aver subito anche il presidente del Napoli da ognuno di quelli che hanno disertato lo stadio al punto da rinsavire e fargli fare marcia indietro almeno sul costo dei biglietti.  In realtà la protesta dei napoletani non verteva unicamente sull’argomento costi, ma sintetizzava in un’unica protesta tutto quello che non hanno gradito dal finale della stagione scorsa, poi dal mercato, alle offese, alla polemica con il Sindaco, e ai soliti modi ruvidi di De Laurentiis di trattare le questioni calcistiche e non. Malgrado ieri sera il presidente fosse tornato sui suoi passi sul costo dei biglietti,  ancora una volta sbaglia comunicazione, perché nonostante i toni più concilianti rispetto al recente passato  ha motivato l’aumento dei biglietti allo stadio con argomenti che non hanno alcun nesso con la questione. Ha detto che essendo aumentate le spese e i costi societari, era inevitabile e doveroso aumentare il costo dei biglietti e purtroppo ancora una volta perde l’occasione di stare zitto, perché giustificare con il progressivo aumento degli ingaggi ai calciatori l’aumento dei biglietti è una scusa ignobile, in primis perché pur accettando questa versione, allora dovrebbe pure spiegare perché il notevole aumento ha riguardato esclusivamente i settori popolari, e poi se anche fosse, perché poi torna sui suoi passi preannunciando di abbassare i prezzi più della metà nella  prossima partita in casa con il Parma? Forse che pure i calciatori si sono dimezzati gli ingaggi per arrivare a questa decisione? In realtà i costi di un biglietto allo stadio non vanno parametrati agli ingaggi dei calciatori almeno non in modo così diretto perché gli ingaggi  aumentano in proporzione al fatturato che i calciatori con le loro prestazioni riescono a produrre per la società, ed è chiaro che se i calciatori procurano successo non solo di tipo sportivo e di spettacolo, ma soprattutto in termini economici perché permettono di accedere  ogni anno alla Champions questo procura alla società decine di milioni in più di fatturato,  che ovviamente poi in parte questi proventi dovranno necessariamente  essere spalmati e redistribuiti anche sui maggiori ingaggi dei calciatori. Quindi se i costi societari di ingaggio sono aumentati negli anni, saranno stati più che ben compensati dagli  introiti dei diritti Champions, nulla a che vedere con la politica dei prezzi allo stadio che da sempre dipendono dall’umoralitá uterina di De Laurentiis e delle sue convenienze che non tiene  conto delle sensibilità dei suoi clienti, perché non è corretto affatto ondeggiare fra i 40 euro per una curva e talvolta ribassare fino a 5 euro. Non è coerente per quanto scorretto aver fatto pagare ad alcuni tifosi 35 euro e nella partita successiva far pagare 14, perché in questo modo si scontenta tutti, sia quelli che hanno pagato di più e quelli che adesso pagano di meno, ma hanno dovuto perdersi un paio di partite. I prezzi dei biglietti di qualsiasi spettacolo, al netto della qualità dello spettacolo in offerta  devono tenere conto soprattutto dello stato dell’impianto e la qualità dei suoi servizi, poi dei costi di gestione dell’impianto stesso e  non dei costi degli ingaggi dei calciatori, e ci domandiamo  come può De Laurentiis aumentare alle stelle i prezzi dei biglietti se il primo a non versare un euro per il costo di locazione del’inpianto e della sua ristrutturazione è lui stesso che non paga da anni? E allora che si faccia finalmente chiarezza sulla vicenda stadio prima di offendere i tifosi che a suo dire pretendono e non spendono, prima di mortificare uno stadio che per quanto fatiscente procura mediamente 20 milioni l’anno al club e a costo zero oltre a permettere di svolgere da 14 anni tutto il proprio business. Che ci si chiarisca e ci si accordi con il Sindaco e il Comune sui costi di gestione e ristrutturazione così come è giusto andassero regolati questi rapporti, invece che litigare, quindi che si cambi radicalmente lo stile e la comunicazione rendendola più chiara, pacifica e accomodante verso tutte le parti in causa invece di delirare e offendere,   e infine risolto tutto, attuare una politica dei biglietti che non sia di pura convenienza, troppo bassa nelle partite di scarso fascino nè troppo alta in quelle di cartello, ma trovare un costo di base minimo  per tutte le partite, che dovrebbe essere individuato nel costo del tagliando di un abbonamento, ad un costo massimo per le partite di cartello che non sia superiore al 50% del costo base,  e soprattutto prima di fare qualsiasi prezzo del biglietto tenere conto della qualità dei servizi e i confort offerti nell’impianto, dopodiché se il costo dovesse aumentare anche per la qualità e il costo d’ingaggio dei protagonisti ben venga, ma di certo oggi non ci si può parametrare a quei club che hanno stadi perfetti, di proprietà in cui giocano nella propria squadra star di livello altissimo, se fosse così si giustificherebbe anche il costo di 50 euro per un settore popolare, ma così come a Napoli, proprio no, quindi se De Laurentiis intendesse veramente rinsavire nei propositi, rinsavisse come si deve e sistemasse per bene tutte le questioni invece di dare giustificazioni inesistenti e offensive dell’intelligenza altrui sullo stile del suo operato.

Pippo Trio

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