IL ROMANZO “Non è vero niente” di Gennaro Prisco (quarta puntata, sesta parte)
settembre 21, 2018
A Napoli c’è un’intera piccionaia di uccelli del malaugurio con gli occhi puntati su Ancelotti, pronti a massacrarlo
settembre 22, 2018

Governo, M5S nel tritacarne: pentastellati con i giorni contati

Come polli di allevamento, in fila inconsapevoli, procedono verso il reparto macellazione, nel frattempo urlano contenti pensando di esser finiti in una giostra che promette di non fermarsi mai, per la loro gioia e quella di chi li ha alimentati fino all’ingrasso.

di Peppe Papa

Come polli di allevamento, in fila inconsapevoli, procedono verso il reparto macellazione, nel frattempo urlano contenti pensando di esser finiti in una giostra che promette di non fermarsi mai, per la loro gioia e quella di chi li ha alimentati fino all’ingrasso.

I Cinquestele, se non fosse per i disastri veri che stanno provocando al Paese, fanno tenerezza per la stoltaggine  con la quale si sono avviati alla loro estinzione. Il rapace alleato, la Lega di Matteo Salvini,  ne sta facendo strame, imponendo l’agenda politica e costringendoli alla rincorsa, quasi sempre scomposta, per cercare di non vedersi rubare la scena (soprattutto questa che sembra essere l’unica cosa che gli interessa). C’è chi tra loro è già finito nel tritacarne, come il ministro delle Infrastrutture Toninelli che immagina il ponte di Genova da ricostruire come un “luogo di incontri e convivialità” e sbatte la testa contro il diktat leghista su chi deve condurre la partita della realizzazione dell’opera che non può che essere affidata alla competenza di suoi uomini di riferimento. Che sia il governatore della Liguria, Giovanni Toti o qualche altro manager di sicura affidabilità. Oppure quello della Giustizia, Bonafede, alle prese con problemi più grandi di lui e il tentativo di varare una legge sull’anticorruzione, la durata dei processi e la legittima difesa sul modello texano. Senza parlare delle esternazioni del vice premier e ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio che ha esordito con il suo Decreto dignità che in molti, anche dalle sue parti, hanno definito della “disoccupazione” per finire alle rampognate nei confronti del titolare del dicastero dell’Economia, Giovanni Tria per costringerlo a trovare soldi (che non ci sono, a meno di stamparli noi e non si può) per la maxiballa delle promesse del “reddito di cittadinanza” che ha fatto vincere le elezioni al Movimento soprattutto a Sud dell’Italia.

Il cerchio si sta chiudendo. Salvini, da abile e vecchio scafato politico è riuscito nell’impresa, neanche tanto difficile, di imbrigliarli, fargli capire chi comanda e avvertirli che “la pacchia” (per loro) è prossima alla fine.

Al leader del Carroccio serviva entrare in campo e avere voce in capitolo, operazione decisamente riuscita, mettere a cuccia i pentastellati dopo averli spompati e ricucire i rapporti con il resto del centrodestra, ovviamente da lui guidato.

Sano pragmatismo, insomma, cui prima l’alleata sovranista Giorgia Meloni di Fdi, poi l’ancor più scaltro, Silvio Berlusconi, hanno dato l’ok in prospettiva futura. Cioè, praticamente domani.

Il programma di andare a nuove elezioni, dopo aver liquidato gli ‘imbarazzanti’ partner di governo e conquistare l’intera posta del potere, è a portata di mano. Dopo la legge di Bilancio, prima delle elezioni europee, in contemporanea? Si vedrà, ma la strada è segnata.

Per M5S non sembrano esserci speranze, i sondaggi sono impietosi e non è ancora successo niente di quanto prospettato. Alla presidenza della Rai, “così come voluto da Matteo”, approderà il contestatissimo giornalista xenofobo, Marcello Foa, come si farà il condono fiscale tombale e si troveranno le risorse per una “mini flat-tax”, mentre del reddito di cittadinanza frega a nessuno.

Insomma, in tutto e quasi per tutto, il programma del centrodestra che si è presentato agli elettori il 4 marzo. Dal vertice della coalizione, tenutosi l’altra sera a Palazzo Grazioli ,  Salvini, Meloni e Berlusconi, sono usciti più uniti che mai e pronti a dare battaglia a tutto campo. Il comunicato finale dell’incontro è risultato un vero e proprio guanto di sfida agli estenuati oppositori, Pd in testa. “Nell’attuale situazione politica, specie in vista della prossima legge di Bilancio, deve continuare a manifestarsi sia da chi è al governo come da chi non ne fa parte, la precisa volontà di contribuire nell’interesse dell’Italia a trasformare in atti dell’esecutivo i principali punti del programma di centrodestra votato dagli elettori” è stato l’avviso ai naviganti del ringalluzzito rassemblement.

Intanto andranno insieme alle prossime elezioni amministrative e il Cavaliere si è spinto oltre, come nel suo costume, ha dichiarare soddisfatto: “Saremo presto di nuovo a Palazzo Chigi”. Che non è una minaccia, ma la consapevolezza di chi sa di avere il mazzo di carte in mano e “muove il banco”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *