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Pd, unità a parole: Calenda invoca l’espulsione di Emiliano dal partito. Il governatore pugliese: “Non hanno le palle per farlo”

di Peppe Papa

Nel Pd che prova a ripartire al grido di “unità-unità”, scandito in piazza ieri a Roma, e che i dirigenti a cominciare da Renzi si sono sforzati a sottolineare nelle loro dichiarazioni post manifestazione, spicca l’ennesima polemica tra due esponenti di primo piano del partito, Calenda e Emiliano i quali, incuranti del clima da “volemose bene”, hanno mantenuto alta la tensione interna.

E’ stato il governatore della Puglia, Michele Emiliano ad accendere la miccia con una dichiarazione resa all’agenzia Dire nella quale ha attaccato i vertici del suo partito e difeso la finanziaria del governo gialloverde, a suo parere uno dei provvedimenti più a sinistra degli ultimi anni. Lui, ovviamente, non era in piazza “per scelta” ci ha tenuto a far sapere e senza mezzi termini ha commentato:

“Mi auguro che la forza dei militanti diriga i dirigenti, ormai completamente smarriti. Abbiamo fatto una manifestazione contro una delle poche finanziarie di tipo keynesiano, in deficit, abbiamo sostenuto delle finanziarie senza senso come quella di Monti, abbiamo sostenuto il fiscal compact, abbiamo fatto cose terribili, abbiamo eliminato l’art 18. Adesso per fortuna c’è un governo che fa qualcosa di sinistra, noi lo contrastiamo solo perché non è il nostro. Non è la strada giusta. Il Pd si salva stando dalla parte dei più deboli della società”.

Una dichiarazione che non ha mandato giù l’ex ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, pure lui mai troppo tenero con l’apparato il quale, in un tweet,  ha risposto piccato, interpretando un pensiero diffuso tra i democrat:

“Michele, fossi il segretario la prima cosa che farei per dignità sarebbe quella di cacciarti. Hai passato gli ultimi anni ad accusare i nostri governi di qualsiasi nefandezza con insulti vergognosi. Fai la politica per un altro partito. E’ una questione di rispetto per se stessi. Se non lo fai tu, lo deve fare il Pd”.

Che, tanto per fare i nomi, sarebbero il segretario Maurizio Martina e il presidente Matteo Orfini. Ai quali, evidentemente, Emiliano non attribuisce alcuna rilevanza, senza avere in questo molto torto, replicando irriverente: “Chi avrebbe le palle di cacciarmi nel Pd?”.

Appunto, chi? Eppure ci sarebbero tutte le pezze d’appoggio per una iniziativa in tal senso, il Presidente pugliese da tempi non sospetti flerta con i 5Stelle. Prima li voleva in giunta, poi ha appoggiato le loro battaglie dall’Ilva di Taranto al Tap e sponsorizzato, con l’altro campione del radicalismo rosso, Andrea Orlando e il vetero democristiano Dario Franceschini l’abbraccio con i grillini per “evitare la deriva sovranista della destra”.

Sappiamo come è andata a finire. Ma niente. Finora nessuno sembra in grado, o interessato ad aprire la pratica, c’è un congresso da celebrare (probabilmente a febbraio) e non sono previsti strappi.

Meglio mantenere la nave in galleggiamento per ora, poi si vedrà. Ammesso che ci sarà ancora tempo per riordinare idee, strategie e riconquistare gli elettori che hanno dato forfait il 4 marzo.

E il dibattito, al momento, nonostante la retorica dell’unità auspicabilmente ritrovata e richiesta dalla base, non sembra decollare impantanato sulle parole d’ordine di una sinistra eternamente bambina che contrita chiede “scusa al popolo” avvalorando l’azione dei populisti alla guida del Paese, come ha fatto Martina nel corso del suo intervento ieri a conclusione dell’appuntamento.

“Abbiamo sbagliato” non è il massimo, anche se ecumenicamente comprensibile, per un partito che vuole sfidare il futuro.

3 Comments

  1. maura ha detto:

    Sono d’accordo per l’espulsione di emiliano .
    Se gli piace più sforare il deficit invece di fare gradatamente il sostegno alla poverta’ come era stato iniziato dal governo gentiloni .
    Ieri a Roma la via da percorrere lo urlava la folla speriamo che si riesca ad accontentare il popolo pd prima del congresso .
    Con un chiarimento vero è stabile .

  2. Mimmo ha detto:

    La demagogia di Emiliano è incommentabile ma l’ignavia di Martina, Orfini e chiunque altro abbia potere e responsabilità di affrontare questo energumeno è ancora più esecrabile. Martina urlava “abbiamo capito”. Secondo me non ha capito niente: le sconfitte sono il frutto soprattutto dell’abbandono della linea riformista. I sinistri avranno sulla coscienza altri lunghi anni di governo della destra e, peggio, dei pentacosi.

  3. lino ha detto:

    tutto qeusto casino deve finire Emiliano che abbia il buon senso di andare via non è gradito

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