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Notte di festa di Di Maio sul Tevere, Salvini gli guasta il risveglio: la lotteria del Def fa litigare i soci di governo

Parlano di miliardi come se fossero bruscolini, litigano sulle risorse da mettere a disposizione dei rispettivi provvedimenti simbolo che gli hanno permesso di vincere le elezioni e ancora non è chiaro dove eventualmente prenderanno i soldi. Nel frattempo, bacchettati dall’Europa e dai mercati, sono costretti ad una imbarazzante marcia indietro sulle cifre del Def, presentato come “manovra del popolo” e apertamente di sfida alle regole Ue, rivedendo al ribasso le stime del debito cui si intende attingere, nel tentativo di calmare le acque.

 

di Peppe Papa

Insomma, un gran casino, alimentato da un manipolo di giullari di corte che compongono il governo giallo-verde i quali, per pura brama di potere, non esitano a dichiarare guerra al mondo intero pur di mantenere alta la tensione tra ‘la loro gente’. Poco importa se il Paese rischia di finire a rotoli l’importante è occupare il centro della scena e goderne i privilegi.

L’altra sera l’impettito vice premier grillino, Luigi Di Maio, ex bibitaio del San Paolo, festeggiava in un rinomato barcone sul Tevere insieme agli amici, il risultato portato a casa con la Manovra. Salvo poi scoprire la mattina dopo che il suo omologo leghista, Matteo Salvini annunciava  a Radio Anch’io che nella Finanziaria “ci saranno otto miliardi per il reddito di cittadinanza e otto per l’abolizione della legge Fornero”. Non proprio quanto concordato con gli alleati 5S stando alla replica immediata di Di Maio che chiariva: “Nella manovra ci sono 20 miliardi: 10 miliardi per il reddito di cittadinanza, 7 per riformare la Fornero, 2 per la flat tax e 1 miliardo per le assunzioni straordinarie”.

Soldi, comunque sia, che si dovranno prendere a prestito, ammesso che ci sia qualcuno disposto a farci credito se non a tassi da usura. Ma cosa importa, “la crescita dell’economia italiana sarà tale che non avremo problemi a restituireli assicurando il benessere di tutti i cittadini”, dicono dalle parti di Palazzo Chigi.

Intanto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria dopo la brutta figura rimediata a Bruxelles dove ha dovuto spiegare ai partner continentali il perché del passo indietro sugli impegni presi con loro, operazione non semplice e che difatti si è rivelata fallita, ha provato a tamponare le falle. Prima facendo presente ai due “capoccioni” vice premier che “chi infrange le regole deve spiegare” e che quindi non si possono mandare a quel paese le istituzioni comunitarie con un volgare “me ne frego” di triste memoria, ma chiarire “il perché e quali sono gli obiettivi”. Poi riuscendo ad ottenere dai giovanotti il via libera a una versione più morbida e realistica dello sforamento, dal 2,4% previsto solo per il 2019, al 2% del 2020 e all’1,8% nel 2021. E infine, a proposito dell’auspicata espansione economica, precisando che “se vogliamo più crescita ci vogliono investimenti e impegni per allocarli”.

Che non è una cosa semplice né scontata, soprattutto se l’impianto del Def si basa su delle scommesse giocate a debito nella speranza di imbroccare i numeri giusti. Una specie di lotteria, in pratica, cui una buona fetta di italiani stando ai sondaggi è disposta a partecipare, tanto paga Pantalone. Che sarebbe lo Stato, quindi tutti cittadini, anche quelli che non li hanno votati.

Ma su questo gli imbonitori di turno soprassiedono, nel peggiore dei casi se le cose dovessero andar male, come inutilmente stanno cercando di spiegargli oltre a Tria, quelli di Confindustria, dell’Ocse, le agenzie di rating, il Fmi e tutti i principali analisti finanziari del mondo, per loro si sarà trattata di una stagione di vita felice e inaspettata da raccontare ai nipotini quando sarà il momento. Qualcun altro penserà a rimuovere le macerie.

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