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I tifosi continuano a boicottare De Laurentiis, dispiace per il Napoli, ma era ora!

Nonostante il solito mercato asfittico, il Napoli resta altamente competitivo sia in Italia che in Europa e malgrado tutto questo lo si debba  comunque e  sicuramente alla società, che negli anni ha allestito una tale rosa,  pur operando miratanente soprattutto al successo economico più che a quello del massimo successo sportivo, ha comunque fatto si che si costruisse nel tempo una squadra di buonissimi  calciatori, che a loro volta giocando insieme da tempo e grazie al gran lavoro di tutti i tecnici che si sono succeduti si è formata una rosa solida fatta di buonissimi calciatori ,  che di anno in anno sopperiscono con il gioco di squadra,  alla mancanza di top player necessari al raggiungimento di erri obiettivi, per scelta strategica esclusiva del club di non voler aporivvguonarsi dei  famosi top player. In realtà quelli che man mano sono diventati il top all’interno di questo gruppo sono stati dati via senza alcuna remora e grande sollecitudine tramite la formula assai  paracula della clausola rescissoria. Si, perché questo modo di cedere un calciatore deresponsabilizza totalmente la società,  in quanto una volta fissato il prezzo del cartellino se si trova il compratore la cessione diventa praticamente automatica, senza possibilità di rifiutarsi, anzi questa formula penalizza moralmente solo il calciatore  verso i suoi vecchi tifosi perché sarebbe l’unica figura che potrebbe opporsi alla cessione, ma è anche chiaro che per un calciatore  mancare di rispetto a chi è disposto a spendere tantissimo per pagare la clausola e magari il doppio dell’ingaggio nonché la possibilità di giocare in un club più forte del precedente, diventa praticamente impossibile rifiutare. Perlomeno a Napoli non è mai accaduto, ma in genere non accade da nessuna parte del mondo! Dato per scontato ormai che De Laurentiis non comprerà mai un top player conclamato che sia giovane o meno, perché nei suoi parametri di imprenditore non è previsto un investimento superiore ai 50 milioni per acquistare un calciatore,  preferendo un rapporto qualità prezzo più accessibile per rendere compatibili le sue ambizioni sportive e le esigenze di guadagno. In realtà a De Laurentiis non interessa tanto vincere se questo dovesse richiedere eccessivi investimenti., preferendo un profilo medio alto che gli permetta di accedere a piene mani  a tutte le risorse in termini di diritti televisivi, sponsor, diritti chanpions, plusvalenze e quant’altro il calcio moderno elargisca alle squadre di vertice,  per cui  Il vero obiettivo del presidente è allestire sempre una squadra capace di assicurarsi una delle quattro posizioni utili, se poi dovesse anche vincere tanto meglio, ma non investirà mai più del budget prefissato nemmeno quando basterebbe quel  tanto in più per tentare con più decisione il colpo grosso per vincere lo scudetto. Ed è questo che i napoletani non gli perdonano più, sin dalla cessione dei primi due beniamini diventati poi top player, Lavezzi e Cavani, ma in seguito con  l’arrivo di Benitez più Higuain ed altri dal Real il malcontento fu mitigato e i tifosi gli perdonarono le sofferte partenze dei due tenori che insieme ad Hamsik hanno fatto sognare per un triennio. Ma anche con Benitez purtroppo non fu completata quella squadra all’inizio così brillante in Italia e in Europa, al punto che con il tecnico spagnolo si vinsero due trofei e si raggiunse una semifinale europea, ma purtroppo il progetto si interruppe perché le richieste pur garbate di Benitez non furono soddisfatte al punto di uscire dalla Champions e finire quinti in campionato, fino all’addio preannunciato del tecnico spagnolo al quale tramite una vergognosa campagna stampa aziendalista, si dettero le maggiori responsabilità della mancata qualificazione in Champions che avrebbe provocato un ridimensionamento generale e la ricostruzione di un altro progetto, affinché riconquistare la Champions attraverso un tecnico emergente che avrebbe dovuto rivalutare la rosa esistente,  integrandola con acquisti mirati di calciatori funzionali al suo gioco. E così che inizia la fulgida era Sarri, che apparentemente ha dato ragione a De Laurentiis in quanto il Napoli da subito diventó competitivo smentendo le esose quanto pretestuose inchieste fatte da Benitez in passato,  facendo sognare lo scudetto senza grossi sforzi economici sul mercato e quindi i tifosi sposarono felici  la causa immaginando potesse arrivare il miracolo grazie a questo nuovo idolo popolare che diventó quasi da subito Sarri,  immaginando potesse essere lui il top player della squadra, attraverso il suo gioco spumeggiante che per tre anni ha illuso potesse bastare. In realtà a De Laurentiis nei primi due anni è bastato eccome, perché il Napoli ha riconquistato in pianta stabile le posizioni utili alla crescita del fatturato grazie alla Champions e anche per la rivalutazione di alcuni calciatori su cui si era tanto investito, fino alla cessione di Higuain che apre la prima vera grande crepa fra i tifosi e De Laurentiis  sulle strategie di mercato non da tutti condivise e ancor più da Higuain che accetta di andare alla Juventus deluso dal progetto in tono minore della società che dopo un’annata fantastica che produsse per lo stesso Higuain un grande successo personale di gol, ma che non prevedeva ulteriori investimenti per migluorare il secondo posto,  dopo aver accarezzato il sogno scudetto. Ma con la cessione di Higuain fu ancora con Sarri che si continuó a far bene e stavolta sembrava avesse avuto ancora una volta ragione De Laurentiis a puntare più che ai top player a questo progetto di squadra fatto di giocatori funzionali al tecnico, che stava portando finalmente al successo definitivo e tutto ormai lasciava presagire questo finché non vennero fuori tutti i limiti sia del tecnico ormai incerto anche sul proprio futuro, che della squadra ancora poco matura a dare la svolta, fino a che tutto il castello fragilmente crolló definitivaente nella partita con la Fiorentina,  nonostante la grande vittoria una settimana prima nel confronto diretto con l’odiatissima rivale. Ebbene ancora una volta finisce male e con la delusione arriva pure la fine dell’era Sarri con relativi stracci che volano, fino al colpo di teatro dell’arrivo di Ancelotti che ridà nuove speranze ai tifosi convinti che con il top degli allenatori arrivino finalmente i top player, che uniti alla buonissima squadra titolare autorizzerebbero finalmente a puntare dritti allo scudetto. La luna di miele dura per tutta l’estate finché non si scopre che non arriverà nessuno fra i campioni men che meno l’ossessione di Cavani montata da una stampa ancor più ossessionata dei tifosi stessi,  alimentando questo sogno impossibile che De Laurentiis non si è mai sognato di far ritornare. Con la chiusura anticipata del mercato e dall’acquisizione del Bari di De Laurentiis che si riapre profondamente  la crepa fra tifosi e il presidente con la solita contestazione estiva dei supporters più estremisti e con le esternazioni offensive verso di essi di De Laurentiis, dando inizio ad un vero e proprio braccio di ferro fra le parti  e stavolta fra i contestatori non solo i soliti Ultra ma anche tantissimi fra i nostalgici di Sarri che in mancanza di top player si sarebbero accontentati  che almeno rimanesse il loro comandante della rivoluzione calcistica . Ma a fare il resto ci si mette tutta una serie infinita di dichiarazioni deliranti del presidente sempre più provocatorio e fino all’aumento ingiustificato del costo dei biglietti dei settori popolari in uno stadio sempre più fatiscente e senza poter vedere in azzurro uno dei tanti top player desiderati, ma puntuale arriva come punizione per i più pervicaci contestatori l’aumento provocatorio dei biglietti . Purtroppo per il buon Napoli visto fino a questo momento, la diatriba ha prodotto solo la desertificazione dello stadio, risolta solo parzialmente dal passo indietro dietro sul costo dei biglietti, che però non ha sortito l’effetto sperato e nonostante i mini abbonamenti a prezzi stracciati per la Champions anche con il big match con il Liverpool non si è visto il vecchio San Paolo delle grandi occasioni soprattutto nei settori inferiori desolatamente vuoti, ma il primo a mancare ancora una volta allo stadio  è proprio De Laurentiis intimorito dalla contestazione che ormai cova d tempi nei suoi confronti, il quale presidente prima di ripresentarsi allo stadio aspetterebbe tempi migliori per farò ritorno magari da vincitore sia nei confronti del sindaco anch’egli attaccato a tutto spiano che nei confronti dei tifosi,  immaginandosi di poter ancora una volta aver ragione lui, visti i risultati della nuova gestione targata Ancelotti . Oggi la vera partita è tutta lì, perché i tifosi continuano a boicottare il presidente e le sue politiche, De Laurentiis a sua volta non si mostra disposto a cedere nemmeno di un centimetro dalle sue logiche,  e in mezzo squadra ed allenatore con il gravoso compito di riportare il sereno e la gente allo stadio. Come finirà? Basterà questa prestigiosa vittoria con il Liverpool a far ritrovare le parti e ricominciare a sognare insieme obiettivi fin qui impossibili? Chi può dirlo! Nel  calcio gli scenari cambiano da una settimana all’altra, ma una cosa è certa, fin qui condividiamo al 100% la contestazione civilissima dei tifosi e quanti si fossero posti la strategia di boicottare con l’assenza allo stadio le strategie economiche della società, affinché qualcuno possa capire che senza l’apporto dei tifosi sia passionale che di autofinanziamento non si terranno più nemmeno quegli obiettivi tanto cari alla società per arrivare nelle prime posizioni e figuriamoci poter vincere qualcosa. Davvero si vorrà continuare in questa politica autodistruttiva? Vedremo! Intanto persino tutti nella prossimo successo sportivo della banda Ancelotti poi si vedrà!

Pit

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