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Croce e Pugno chiuso: andata e ritorno da San Francesco ai Bronzi di Riace

di Pasquale Cesarano

Due sono stati gli eventi che hanno segnato lo scorso week end: la manifestazione di Riace, in solidarietà con Domenico Lucano, il sindaco della città calabrese ai domiciliari per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, e la marcia della pace Perugia-Assisi.

Sarebbe sbagliato caricare di significati i due appuntamenti, ma commetteremmo una leggerezza se non rilevassimo il sottile filo rosso che parte da Perugia, attraversa Assisi e giunge infine a Riace, nell’area della Locride, nel profondo Sud del Paese.

Messaggi ed obiettivi delle due manifestazioni si intrecciano e si uniscono: da un lato Riace, modello di accoglienza, dall’altro Perugia ed Assisi che ogni anno consegnano al mondo un messaggio di pace. Pace e fratellanza, dunque, non come messaggio caritatevole o semplicemente cristiano, ma come modello di vita e sviluppo di una società avanzata. La Perugia-Assisi, infatti, si è aperta con una grande bussola che aveva per punti cardinali “libertà, dignità, uguaglianza e diritti”; subito dietro la lunghissima bandiera arcobaleno ed un maestoso vessillo dell’Unione Europea. Riace, invece, si è fatta conoscere al mondo come esempio vincente di integrazione e convivenza. Un modello, secondo molti, da imitare e non da arrestare. Perugia, Assisi e Riace hanno sconfitto, esorcizzandolo, il demone più sinistro che si annida nelle società contemporanee: quello della paura. In più, hanno sfidato il governo Conte, a trazione leghista, e l’Europa dei sovranisti. Mentre il vicepremier e Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, in giro per l’Italia incontra Viktor Orban e Marine Le Pen proponendo un modello Europeo che rievochi i ricordi degli anni Trenta; mentre il vicepremier e Ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, attacca la stampa ed auspica la chiusura di giornali e siti d’informazione; mentre il premier, Giuseppe Conte, balbetta, i 100mila di Perugia ed Assisi, congiuntamente ai 5mila di Riace, organizzano un nuovo manifesto politico che guarda all’umanità.

Flavio Lotti, coordinatore del Tavolo della Pace propone: “il prossimo Nobel per la pace al modello di accoglienza di Riace. Oggi siamo qui per dire basta ai diritti negati, a chi attacca chi accoglie, alle troppe diseguaglianze”. “Questo è il popolo dei ponti”, commenta padre Enzo Fortunato, direttore della sala stampa del Sacro Convento di Assisi. Un popolo che prova a dare una direzione alternativa ad un’azione collettiva. Il manifesto finale della marcia Perugia-Assisi, infatti, è un testo senza riferimenti ideologici, estremamente pragmatico, privo di quella vuotezza ed inconsistenza a cui, purtroppo, ci ha abituato il Governo giallo verde: “Basta all’individualismo e alla competizione – recita – che ci impediscono di rispondere ai bisogni delle persone. Nessuno deve essere lasciato solo. Costruiamo un argine al bullismo, al razzismo, alle parole d’odio. Riaffermiamo il dovere di proteggere le persone minacciate da guerre, persecuzioni, sfruttamento. In tre parole: osiamo la fraternità“. Ma “osare la fraternità” è anche il messaggio politico di Mimmo Lucano. Messaggio che, attraverso una nota scritta, il sindaco di Riace non ha mancato di recapitare al Paese ed a chi è andato sotto casa sua per salutarlo: “siete un popolo in viaggio verso un sogno di umanità. Oggi, in questo luogo di frontiera, in questo piccolo paese del Sud italiano, terra di sofferenza, speranza e resistenza, vivremo un giorno che sarà destinato a passare alla storia. La storia siamo noi. Con le nostre scelte, le nostre convinzioni, i nostri errori, i nostri ideali, le nostre speranze di giustizia che nessuno potrà mai sopprimere. Verrà un giorno in cui ci sarà più rispetto dei diritti umani, più pace che guerre, più uguaglianza, più libertà che barbarie. Dove non ci saranno più persone che viaggiano in business class ed altre ammassate come merci umane provenienti da porti coloniali con le mani aggrappate alle onde nei mari dell’odio…Ci dobbiamo augurare di mantenere viva la certezza che è possibile essere contemporanei di tutti coloro che vivono animati dalla volontà di giustizia e di bellezza, ovunque siamo e ovunque viviamo, perché le cartine dell’anima e del tempo non hanno frontiere. Hasta siempre”.

Un pugno chiuso, quello della nota fotografia che lo ritrae, scattata mentre saluta la folla, che è un atto di resistenza verso il mondo dell’insicurezza, dell’incertezza, delle grandi paure.

Mimmo Lucano, il popolo di Riace, i giovani della Perugia-Assisi  hanno lanciato un messaggio di alternativa al Paese, un messaggio che travalica i confini nazionali per giungere fino all’Europa degli euroscettici.

Un’alternativa che guarda alle cose da cambiare e lo fa attraverso un linguaggio diverso, decisamente più popolare e soprattutto proponendo modelli vincenti a livello di comunità. Un’alternativa che ha una visione del mondo e che la manifesta non solo attraverso la forza delle parole, ma anche attraverso la forza dei gesti. Un’alternativa che prova a ricostruire una narrazione, nel senso di visione, rispetto alla forma sociale e politica del mondo che viviamo e, attraverso la critica del presente, delinea un orizzonte futuro.

I fatti dello scorso fine settimana ci dicono tante cose. Il popolo di Riace, Perugia, Assisi, attraverso i suoi slogan, le sue bandiere, i suoi volti ci ha presentato un elenco di priorità: quelle priorità debbono costituire un nuovo manifesto dei valori generali. Ma la battaglia di alternativa non è solo sui contenuti, patrimonio necessario di qualsiasi manifesto politico. E’ anche sui volti delle donne e degli uomini che quelle battaglie dovranno condurle. Matteo Salvini e Luigi Di Maio, ad esempio, per la violenza di molte affermazioni, fanno ripiombare il nostro Paese nel baratro del nazionalismo e del giustizialismo. Insomma, un film già visto.

Di contro, Mimmo Lucano, il popolo di Riace, i giovani della Perugia-Assisi rappresentano il sogno del cambiamento, il coraggio del cambiamento ed il pugno chiuso del sindaco calabrese è un atto di resistenza che ricorda a tutti che la ricerca della felicità può essere un orizzonte possibile e che dignità non è una parola vuota, bensì un valore da condividere.

 

 

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