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Nazionale specchio del calcio italiano, di male in peggio, ora più di qualcuno chieda scusa a Ventura

C’è poco da fare quale che sia il Ct, la formazione, il gruppo, il nuovo calciatore su cui costruire il futuro, questa Nazionale di calcio non solo non decolla, ma non riesce a stare in pista nemmeno contro un’anonima nazionale Ucraina. Il problema è molto più complesso di quanto in questi anni si sia voluto far credere e aver incentrato le critiche soprattutto colpevolizzando Ventura, linciato mediaticamente, ma mandato allo sbaraglio anche dagli apparati generali, non ha fatto altro che nascondere scheletri negli armadi ben più consistenti.  In seguito alla mancata qualificazione ai mondiali poi al defenestramento di Ventura e le dimissioni imposte a Tavecchio, credere di aver dato una sistematina all’ambiente con l’ennesimo  commissario della Fgci e il suo vice dall’aspetto pulito e rampante di Costacurta è servito a malapena a dare una spazzatina e nascondere la polvere sotto al tappeto pregiato e griffato Mancini, ma purtroppo questo improvvisato restyling ha solamente illuso ancora una volta di un nuovo rinascimento come dopo Calciopoli.  La scelta di Mancini, nome sicuramente altisonante, tecnico di indubbia esperienza, seppur sempre di discutibile valore, evidentemente non è bastata da sola a risolvere un grigiore di risultati che dura ormai da troppotempo e in ogni caso di certo Mancini  da solo non poteva risolvere di punto in bianco i problemi nati per questo vuoto di potere all’interno del Palazzo sin dall’ultimo periodo di Prandelli ai mondiali brasiliani che causarono le dimissioni sia del tecnico che di Abete, passando per il dirottamento di Conte dalla Juventus alla nazionale e al pasticciaccio di Tavecchio che prima coinvolge Lippi nella figura più alta di dirigente tecnico che a sua volta aveva scelto Ventura, per poi deliggittimarlo per conflitti d’interesse lasciando Ventura in balia degli eventi e fino ai problemi di oggi ancora irrisolti con il commissariamento,  che tramite Costacurta ha scelto Mancini. Sicuramente i problemi di organizzazione restano tali proprio per questa precarietà persistente nei ruoli dirigenziali, e di certo la materia prima, cioè i calciatori, che sono alla base di tutto, non sono il massimo che il calcio italiano tradizionalmente ha sempre prodotto, ma a tal riguardo  non vorremmo stare qui a discutere delle problematiche note a tutti sulla difficoltà che si hanno in un campionato sempre più a trazione straniera trovare calciatori locali di un certo livello. Tuttavia,  questo è un alibi che non regge più, perché malgrado il forte orientamento dei club di approvvigionarsi in larga parte con calciatori stranieri, come accade seppure in forma minore altrove in Europa, comunque il movimento calcistico locale in tutte le categorie compreso i settori giovanili è pieno zeppo di calciatori italiani da formare, dai quali selezionare i giovani più talentuosi e puntarci seriamente, magari sostenendo quelle società che li allevano invece di costringerle a disfarsene per far cassa e lasciali andar via o all’estero o in quelle poche grandi società italiane che poi li fanno marcire in panchina. Per cui,  servirebbe che in questa fase di rifondazione, quella  di una nazionale che dovrà puntare ai prossimi appuntamenti europei e mondiali, bisognerà avere il coraggio di puntare forte anche sui giovanissimi, senza stare di volta in volta a cambiare tutto con rivoluzioni continue, anzichè puntare su casuali  nuove leader ship che cambiano ad ogni amichevole, quindi  evitare di fare centinaia di convocazioni ed esperimenti fino allo stesso giorno che inizia un mondiale o che si giochi una partita decisiva per la qualificazione. Che senso ha rifondare, scegliere dei calciatori tipo Balotelli e Belotti e dopo un paio di partite andate così e così non riconvocarli, provando altre soluzioni che confonderanno ancor più le idee? Anche perché non è possibile capire da una sola convocazione o da un singolo esperimento se un calciatore fosse o non fosse degno della chiamata in Nazionale o del ruolo assegnatogli estemporaneamente, perché si è alla ricerca spasmodica e a casaccio di una soluzione definitiva.  Si è sempre detto che una Nazionale deve basarsi su uno zoccolo duro di calciatori sul quale inserire di volta in volta quelli che emergono prepotentemente durante il corso della stagione è ha sempre funzionato in passato. Chiaramente però il calcio nel tempo è cambiato, anche in certe logiche perverse al riguardo, che prevedono convocazioni  multiple dettate da sponsor, procuratori, interessi vari e si fa in modo di non scontentare nessuno, non ultima la velleità dell’allenatore di turno che si ostina a svolgere un ruolo totalizzante come se allenasse una squadra di club anzichè selezionare e gestire il meglio del calcio nazionale. All’estero hanno invece più coraggio a puntare sui giovani magari affiancati da calciatori di esperienza maggiore che consentono loro di maturare velocemente giocando partite su partite, acquisendo quell’esperienza, quella consapevolezza, quella mentalità che gli consentirà di arrivare al top in poco tempo quanto ad abitudine a livello internazionale. E’ del tutto inutile convocare decine e decine di calcoatori che fanno da comparsa e poi spariscono, non gli sarà dato nemmeno il tempo di metabolizzare l’emozione dell’esordio che saranno già stati bruciati, per poi richiamarne altri e bruciare anche loro in questo eterno circolo vizioso che non troverà mai equilibrio. Qui addirittura si tentenna ancora con i 25enni come Insigne che giocano da tanto in nazionale, talenti come lui che se giocassero e all’estero si sarebbero conclamati top player giàintorno ai 20 anni e invece da noi ancora c’è incertezza fra i suoi estimatori e i suoi denigratori, un costume e un modo di pensare del tutto autodistruttivo, perché così si destabilizza lo stesso calciatore, che farà sempre più fatica a maturare definitivamente, perché quando nel periodo migliore, lo si esalta come il nuovo Maradona montandolo oltremodo, e quando sbaglierà qualcosina lo si affosserà bollandolo come  il solito calciatore inconsistente e immaturo che non diventerà mai top player. Ora ancora una volta intorno al nome di Insigne rigenerato in versione Ancelotti, si fa tanta letteratura, e puntualmente il ragazzo va in campo con la nazionale con tutto il peso delle responsabilità che gli addossano  come un macigno sulle sue spalle e fatalmente ogni volta fallisce l’appuntamento con il destino. È un po’ come ad altri livelli accade a Messi con l’Argentina, fortissimo con il suo Barcellona, impalpabile in nazionale. Sembra inspiegabile perché in questo caso si parla di un giocatore riconosciuto da tutti come il migliore al mondo, eppure in Nazionale non determina come ci si aspetterebbe. In effetti il vero problema di una squadra di calcio che può anche essere piena di grandi calciatori, è innanzitutto l’ambiente che li circonda perché pur avendo i top player in squadra se non vi è un’organizzazione alle spalle, con dirigenti di alto livello e grandi capacità di gestione, idee chiare, progettuali e ambiziosi, nessuna grande squadra e nessun grande calciatore farà mai faville. Di esempi ne abbiamo tanti a questo proposito, basti pensare appunto all’Argentina, al Brasile che producono da sempre talenti in quantità industriale eppure faticano non poco quando invece ci sarebbe tutto per dimostrare il proprio autentico valore. Ci sono esempi illustri anche fra le squadre di club in cui si avevano gruppi di calciatori veramente importanti che poi vincevano poco, pensiamo all’Inter morattiana quando arrivavano top player a profusione e puntualmente perdeva ad ogni stagione, il Real Madrid dei Galacticos che regolarmente falliva l’appuntamento con la Champions o con il campionato, mentre invece si era attrezzati per fare un triplete all’anno, ma gli stessi City e Psg di oggi sono super squadre zeppe fino all’osso di grandi calciatori eppure non vanno più in là di una semifinale Champions. Questo per dire anche a chi crede banalmente che bastino solo i top player  per risolvere i problemi di un intero movimento calcistico, e invece  non basta affatto, perché prima di tutto nel calcio contano moltissimo anche altri aspetti, quelli  che fanno capo alle società, alle organizzazioni e a tutto il movimento che gravita intorno ad una squadra di calcio, figuriamoci poi quando quella squadra non è nemmeno così piena di grandi calciatori che fatica si debba fare per competere a certi livelli sia tecnici che economici. Oggi e questa è la vera istantanea che fotografa lo stato di salute del calcio italiano e della Nazionale italiana. Quindi si ricominci ad analizzare di nuovo tutto il nostro calcio nella sua globalità, e per farlo si parta da lontano per poter capire veramente da dove nascono i problemi, poi si progetti e si riformi il calcio nazionale aggiornandolo ai tempi moderni e a sistemi e modelli più vincenti, dopodiché si fissino seriamente degli obiettivi ambiziosi, non a chiacchiere,  perché questo calcio italiano che vivacchia e si accontenta delle poche risorse seppure consistenti di qualche sponsor, della solita torta dei diritti televisivi e di quelli Champions che si spartiscono in pochi, anzichè privilegiare solo qualche club prestigioso nazionale, rinunciando a costruire e riformare un movimento calcistico importante allo scopo esclusivo di mantenere sempre i soliti privilegi cai soliti grandi club, perchè se rimanessero queste le logiche si avrà voglia di cambiare commissari Fgci, Commissari tecnici, calciatori su cui puntare, non si  andrà mai da nessuna parte.  Inoltre, al di là delle scelte più o meno indovinate  su selezionatori e calciatori, sarò sempre un falso problema quello di addossare tutte le responsabilità sulle spalle loro, questo modo di gestire le crisi  non faranno altro che creare alibi e bruciare gli stessi di volta in volta con la politica del capro espiatorio esattamente come è capitato sin dai tempi di Donadoni, poi con Prandelli, ancor di più con Ventura, letteralmente linciato mediaticamente, al quale tutti dovrebbero chiedergli scusa. Speriamo che anche con Mancini non si debba  farne l’ennesima vittima sacrificale. Prima di giudicare l’operato operato di un Ct, gli si dia il tempo di lavorare serenamente, mettendolo in condizione di lavorare al meglio , evitando di accentrare su di loro tutte le responsabilità,  e li si accompagnino invece durante il percorso da fare tutti insieme, con grandi dirigenti che possano guidarli, proteggerli e renderli più forti, ma prima di tutto questo, bisognerà decidersi a riformare tutto il calcio italiano perché ormai si è capito, che così ci si è definitivamente fermati e non va più bene, perchè anche se il distacco non appare ancora clamoroso, ci stiamo sempre più allontanando dalle altre nazioni di riferimento che crescono sempre più sia nella gloria sportiva , poi nelle strutture, nell’organizzazuone, nei settori giovanili e nello scouting, chiaramente anche nei fatturati e in tutta la qualità globale dello spettacolo. Se continuassimo così sarà impossibile stargli al passo, e non basterà avergli soffiato un Ronaldo 34enne per ridare linfa a tutto il movimento, siamo tutti contenti che i fuoriclasse ricomincino a tornare nel nostro calcio, però non sono queste isolateche in Italia possano cambiare il trend anche perchè solo la Juventus può a malapena permettersi un certo tipo di mercato, Juventus  che comunque ha potuto farlo solo quando questo fuoriclasse si avvia a fine carriera, dovendo pure sacrificare Higuain e di sicuro la Juventus un  acquisto di questa portata non avrebbe potuto permetterselo se Ronaldo avesse avuto 28 anni. Noi pensiamo che se la massima ambizione del calcio italiano fosse quella di diventare un cimitero di elefanti solo allo scopo di incrementare il fatturato procurato da un  marketing più efficace, oppure di sostenere e agevolare l’unico club italiano più potente affinché possa duellare con i top club europei per provare a vincere una tantum,  ci sembra un prezzo troppo alto da pagare per un uovo oggi, perchè sarebbe mille volte preferibile pagarli per la gallina del domani. Ma questa è soltanto la nostra opinione.

Pippo Trio

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