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Giovani all’avanguardia a difesa del proprio futuro: bruciati in piazza manichini di Salvini e Di Maio

Il vice premier e ministro degli Interni propone la chiusura dei negozietti etnici entro le ore 21 per evitare abusi e gente che fa casino. Manca solo il coprifuoco.

di Peppe Papa

Ci vuole un attimo a imporre il coprifuoco e se gli lasciano il tempo lo farà, state senza pensieri. Il ministro degli Interni, Matteo Salvini prosegue, senza ormai più nascondersi, nel suo progetto di trasformare l’Italia in un paese sovranista e illiberale, testa di ponte in occidente delle cosiddette “democrature” provenienti dall’est europa, capeggiate dallo zar russo, Vladimir Putin. Mosca, insomma, crocevia del governo giallo-verde. La settimana prossima mercoledì 17, infatti, il giorno in cui si apre a Bruxelles il Consiglio europeo, il capo della Lega volerà nella capitale russa per partecipare all’assemblea di Confindustria Russia e “incontrare imprenditori italiani che portano alto il nome del made in Italy nel paese di oltre frontiera nonostante le sanzioni”. Un viaggio nel quale non è escluso possa incontrare esponenti del partito di Putin, Russia Unita, con il quale è legato al progetto nazionalista con la leader dell’ultradestra francese Marine Le Pen e il presidente ungherese Viktor Orban.

E’ così, per tornare a noi che, dopo il decreto sicurezza, si è spinto ancora più oltre, annunciando in diretta Fb l’intenzione di inserire nel provvedimento un emendamento che obblighi “la chiusura dei negozietti etnici entro le 21”. Non una iniziativa contro i negozi stranieri, per carità ci ha tenuto a precisare, ma “per limitare abusi”.

Troppo spesso, ha spiegato, queste attività “diventano ritrovo di spacciatori e di gente che fa casino” una situazione non più tollerabile e che il ‘popolo’ sicuramente approverà.

Intanto, nelle piazze di tutta Italia i giovani studenti (pericolosi comunisti?), hanno dato una risposta inequivocabile alle uscite xenofobe e razziste, oltre che delle scelte di politica economica, del Ministro e del suo governo. A Torino la manifestazione più incisiva sotto questo punto di vista con l’incendio di manichini con le facce di Salvini e del suo partner di maggioranza il grillino, Luigi Di Maio, evidentemente già scaduto dai cuori della platea di elettori che prometteva di rappresentare come quella delle nuove generazioni, senza ideologie e partiti.

Nel dopoguerra, quando la questione giovanile divenne un tema non più trascurabile dalle elìte di governo, esplodendo alla fine degli anni sessanta in tutto il mondo, si impose come componente attiva della società che rivendicava il suo spazio nelle decisioni nella progettazione del futuro. Sorprendentemente, come sempre, a sinistra si sono alzate le voci critiche, del politicamente corretto, il buonismo del cavolo che nella migliore delle ipotesi, con snobismo, predica comprensione per gli scellerati governanti i quali, però rischiano di precipitarci in un passato che nessuno rimpiange. Tanto meno i giovani attuali, senza memoria delle lotte passate, cresciuti nelle garanzie delle istituzione democratiche che per vita vissuta, benché breve, danno per scontate. E se loro avvertono il pericolo, esprimendolo nel fervore dei modi che soli i giovani di tutte le epoche sanno mettere nelle loro battaglie, non fanno altro che, consapevolmente o meno, proteggere il proprio futuro. Viva i giovani!

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