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LETTERE ALLA REDAZIONE – Il curioso caso di Titty Astarita (di Marco Esposito)


Riceviamo e pubblichiamo l’opinione di Marco Esposito della Segreteria metropolitana PD Napoli

Il curioso caso di Titty Astarita, verrebbe da dire. O, forse, la bigotta stranezza della società italiana che nulla sa risparmiare neanche allo sport.

In questa storia, invero, ad essere curiosi sono tutti gli altri, e non Titty che ha drasticamente pagato il prezzo del bigottismo diluito, come liquore scadente, in una sorta di morale da strapazzo imbottigliata plasticamente sempre pronta a capovolgere, o forse sarebbe meglio dire confondere, l’accusato dall’accusatore.

Sì, la signora avrà avuto le proprie ragioni per esternare un dissenso, una tendenza politica, un disagio socialmente contrapposto a quello dei finti giusti, ma, in fondo, per amor del vero, non si è combattuta una delle due grandi guerre per tali ideali?

Peraltro, come si potrebbe spiegare il sostegno delle compagne di squadra finanche rifiutatesi di scendere in campo per protesta, se non come l’estrema e pacata comprensione di quei valori diversi sanciti nel nostro Paese?
E non si trascenda nella politica, qui non c’entra, non nel senso puro del termine.
Si è al cospetto di un giallo che, alla stretta finale, fa scoprire al lettore, nudo, che niente è esistente: assassino, arma del delitto e movente.

Questo è un po’ il curioso caso della signora Titty

Eppure, lei, la signora Titty, resta colpevole di esternazione del pensiero al cospetto del sommario giudizio di una giuria popolana; la pena? Il pubblico ludibrio, evidentemente.
Ed allora, dunque, perché non ci si rassegna alla sconfitta morale del pensiero e liquidiamo la storia mettendo tra noi e la vera realtà quanta più merda possibile?

Non costerebbe nulla, tanto già siamo giunti alla condanna della signora Titty rea di aver ribadito una diversità – giusta o sbagliata che fosse – ma trovando, in risposta, soltanto disprezzo e mani tese al linciaggio se non condividi la linea maggioritaria.

Certo, estremismi e xenofobia vanno combattuti anche corporalmente, se necessario.

Ma per lo strano caso della signora Titty, la ragione non può tollerare neanche battaglie di comodo combattute nel nome del politicamente corretto.

La lezione secolare che abbiamo imparato, è che il razzismo fa paura, ma, che a creare disagio è anche la finta disapprovazione, o meno, trasformata in razzismo contrario.

I discriminati, in fatti, non hanno bisogno di chi versa lacrime di coccodrillo false e moraliste. I discriminati hanno bisogno della umanità dei finti giusti.

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