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Reddito di cittadinanza, “non servirà fare domanda”: tutti a casa in poltrona ad attendere la chiamata dello Stato

Il Messagero: “Nessuna domanda al centro per l’impiego o all’Inps per ottenere i 780 euro mensili. Otto ore a settimana di lavoro volontario a favore del comune di residenza. Non meno di cinque milioni di poveri coperti dalla misura. E soprattutto, per erogare i soldi ai destinatari, la nascita della Carta di cittadinanza: non più attraverso il bancomat come si pensava in un primo momento, ma uno strumento che sarà l’evoluzione della social card”. Fermo restando che, a badget confermato e numero di soggetti interessati, i conti non tornano. A quanto sembra il sussidio andrà a non più di 3,5 milioni di persone (se hai una casa di proprietà lasciata da un parente stretto, ma sei disoccupato e senza reddito, i soldi della rendita figurativa verranno scalati dal contributo mensile). E se la matematica non è un’opinione  gli euro disponibili per l’intervento di sostegno non saranno mediamente più di 6-7 al giorno a destinatario. Inoltre, non è dato sapere chi farà i conteggi e affronterà il mare di ricorsi, come prevedibile, che arriveranno da parte di quanti erano già  convinti di avere in tasca i 780 euro mensili per la “sopravvivenza”

 

di Peppe Papa

Mentre il governo si arrabatta per non irritare più di tanto l’Ue, ricevendo per ora solo avvertimenti garbati a non tirare oltre la corda e rivedere la manovra economica, ecco che arrivano, se pure in forma di indiscrezione, le modalità attraverso le quali si potrà ottenere il mitico reddito di cittadinanza targato M5S.

L’anticipazione del quotidiano della Capitale

A svelarle è stato il Messaggero. Il giornale della Capitale ha reso conto delle voci che circolano a via XX Settembre e delle parole del premier Giuseppe Conte, intervenuto ieri come una star alla festa grillina al Circo Massimo.

“Nessuna domanda al centro per l’impiego o all’Inps per ottenere i 780 euro mensili. Otto ore a settimana di lavoro volontario a favore del comune di residenza. Non meno di cinque milioni di poveri coperti dalla misura. E soprattutto, per erogare i soldi ai destinatari, la nascita della Carta di cittadinanza: non più attraverso il bancomat come si pensava in un primo tempo, ma uno strumento che sarà l’evoluzione della social card”.

Nel frattempo Luigi Di Maio ‘studia’

Tutto questo in attesa che il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, finisca di scrivere la proposta di legge da presentare in Consiglio dei ministri e in Parlamento (dovrebbe essere un collegato), stando ovviamente ben attento alla forma e la sintassi, altrimenti è costretto a a servirsi di un gosthwrither serio,  abbastanza allenato ai voli pindarici.

Parla (?!) il  presidente del Consiglio

Le risorse destinate al provvedimento, come confermato dal presidente del Consiglio nel corso della manifestazione, ammontano a 10 miliardi dei quali uno servirà per la ristrutturazione dei centri per l’impiego quelli, tanto per intenderci, che dovrebbero proporre almeno tre lavori ad ognuno dei destinatari dell’assegno, e che la platea non potrà superare la quota stabilita di 5 milioni di poveri. Gli altri, che poveri non sono, ma si avvicinano alla soglia (quale, non è chiara) si arrangino.

Ma i conti non tornano

Fermo restando che, a badget confermato e numero di soggetti interessati, i conti non tornano. A quanto sembra il sussidio andrà a non più di 3,5 milioni di persone (se hai una casa di proprietà lasciata da un parente stretto, ma sei disoccupato e senza reddito, i soldi della rendita figurativa verranno scalati dal contributo mensile). E se la matematica non è un’opinione  gli euro disponibili per l’intervento di sostegno non saranno mediamente più di 6-7 al giorno a beneficiario. In aggiunta, non è dato sapere chi farà i conteggi e affronterà il mare di ricorsi, come prevedibile, che arriveranno da parte di quanti erano convinti di avere già in tasca i 780 euro mensili per la “sopravvivenza”.

La rivoluzione culturale del vice ministro dell’Economia, Laura Castelli (M5S)

La ciliegina sulla torta, tanto per chiarire a tutti che il governo giallo-verde “fa politica con la P maiuscuola e non può disinteressarsi di questo problema”, sempre al Circo Massimo, ha aggiunto altri particolari il viceministro all’Economia, Laura Castelli. Una che non ha mai visto il bilancio di una società e probabilmente neanche di un condominio, ha aggiunto altri particolari al provvedimento, annunciando che, rispetto alle anticipazioni, non sarà più necessario presentare al centro dell’impiego o all’Inps una domanda per ottenere il sussidio.

Tutti in poltrona ad attendere la comunicazione dello Stato

“È una misura – ha spiegato – che cambia il modo di pensare, una rivoluzione culturale per un Paese nel quale non si deve andare a chiedere allo Stato una cortesia. Non sarà il cittadino che dovrà vagare chiedendo ‘scusa, io ho diritto al reddito?’, ma sarà lo Stato a venire da voi e dire avete diritto al reddito di cittadinanza. Un nuovo paradigma in cui lo Stato ti prende per mano e ti accompagna, ti ridà dignità”.

In buona sostanza, chi crede di avere diritto al sostegno economico,  non deve fare altre che accomodarsi in poltrona e attendere l’e-mail del Ministero competente.

I beneficiari del provvedimento allo verifica

Da ambienti di governo fanno sapere, assicura il Messaggero, che al ministero dell’Economia, che sta collaborando con quello del Lavoro, hanno quasi completato la ricognizione per individuare i beneficiari, andando a spulciare i redditi Isee presentati nell’ultimo biennio. Il che vale a dire, per esempio, che un/una over  50enne che ha perso il lavoro e risulta a carico del suo convivente, potrà metterci una pietra sopra e provare da solo a sbarcare il lunario, se ci riesce. Il sistema per erogare i soldi poi, da quel che è emerso dai dicasteri interessati, è quanto di più kafkiano si possa concepire. Non più attraverso il bancomat, come si era pensato in un primo momento (difficile pensare che un ‘povero’ abbia un conto corrente), “ma con un badge apposito che dovrebbe chiamarsi Carta di cittadinanza. E che dovrebbe funzionare sulla stessa infrastruttura – quelli gestita da Inps, Poste e Agenzia delle Entrate – e forse anche sullo stesso circuito, entrambi ancora funzionanti, utilizzati per la social card”.

Una scelta che risponde ad un’altra esigenza e all’obiettivo di stimolare la crescita prefigurando ottimisticamente una ripresa dei consumi interni, che punta a tracciare e vincolare i (presunti) 780 auro all’acquisto di beni e consumi di prima necessità prodotti in Italia.

In pieno delirio è intervenuta anche la presidente della commissione Lavoro del Senato, Nunzia Catalfo  la quale, ha confermato, che “l’assegno sarà parametrato anche al numero dei componenti del nucleo familiare (il tetto massimo dovrebbe essere essere di 1.170 euro), che saranno obbligatorie 8 ore settimanali di volontariato nel comune di residenza e la frequenza a dei corsi professionali organizzati dai centri per l’impiego”.

Una panacea. La lotta alla povertà è vinta: bisogna solo aspettare qualche mese. Si parla di marzo per il via libera definitivo, proprio sotto-sotto le elezioni europee, dove i populisti e sovranisti contano di fare il pieno. Evviva!!

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