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Le mode effimere del calcio hanno superato di gran lunga quelle del cinema e delle passerelle

Di questi tempi non sono più le passerelle dell’alta moda ad accendere i fari dello star system, ma è il rutilante mondo del calcio e i suoi protagonisti a calamitare l’attenzione dei media dediti più che a informare a  imporre un certo life style estetico ma anche concettuale. Negli anni ottanta ma anche prima il mondo dell’Alta Moda arrivava ai suoi picchi massimi e le sue più influenti protagoniste venivano identificate con il termine composito  “Top Model”, ragazze stupende dal portamento regale che sfilavano sulle passerelle più prestigiose nelle città simbolo della moda, quelle metropoli in cui più si  mescolavano etnie, stili, culture racchiuse tutte in un sublime concetto estetico contemporaneo esaltato da ragazze bellissime dal fisico statuario provenienti da ogni parte del pianeta. Erano loro i simboli della bellezza e dello stile, la tedesca Claudia Schiffer, l’afrobritannica Naomi Campbell, le americane Carol Alt, Cindy Crawford, l’australiana Elle Macpherson, le italiane Carla Bruni e Linda Evangelista e via via con tutte le altre tra le quali l’italoargentina Maria Mazza che dalle passerelle parigine e  milanesi passarono a quelle di un’altra kernesse nazional popolare come da sempre è il nostrano Festival di Sanremo. Insomna, erano anni ruggenti quelli della moda che aveva ormai soppiantato il grande fascino della dolce vita del cinema e le sue star che sembravano intramontabili. Ma la moda è così, potente ed effimera allo stesso tempo ed è esattamente quella che oggi si dirige verso un altro mondo  e modo di essere, quel mondo  è il calcio che oggi  raffigura il concetto  di alta moda, con lo stiloso Cristiano Ronaldo, un tantino prima gli antesignani David Beckham o ancor prima il fascino selvaggio di Ruud Gullit e tanti altri per cui al termine Top Model si sostituisce con il termine Top Player al punto che questi protagonisti del calcio oltre alle loro magnifiche doti tecniche e atletiche riuscivano a calamitare l’attenzione anche su aspetti estetici, di stile di vita  diventando a loro volta top model del mondo delle griffes di abbigliamento, della cosmetica e quant’altro. Oggi un Top Player è prima di tutto un testimonial sia della loro primaria professione che esempi di stile di vita quale che siano, quindi quello del bad boys alla Balotelli, piuttosto che del macho patinato e depilato alla CR7, gli infiniti supertatuati, orecchinati, barbuti, crestati, che ormai impazzano in ogni squadra dalla prima all’ultina dei settori giovanili. Il calcio è sempre stato uno sport super popolare ma la diffusione mediatica che ha raggiunto in questi anni vette così clamorose influenzando la cultura e lo stile di vita da parte a parte nel mondo globale ha superato di gran lunga il mondo del cinema, della moda per non dire quello della politica e della cultura. Il metro più banale per misurare tutto ciò sta nei guadagni, perché un top player del calcio che ha passato tutta la sua vita a tirare calci ad un pallone, probabilmente senza nemmeno fare la scuola dell’obbligo, nel caso di un top player guadagna dieci volte in più di un prestigioso cardiologo, architetto, ingegnere o chimico, magari anche più del presidente degli Stati Uniti D’America, perché i loro ingaggi supermionari con gli extra sponsoristici equivalgono a somme da capogiro come se facessero un SuperEnalotto all’anno, oggettivamente troppo, ma guadagno anche giustificati dalla popolarità e l’economia che grazie alle loro prestazioni professionali generano in qualsiasi settore della vita perché il calcio oggi davvero ha invaso e fagocitato tutti, vecchi e giovani, donne e bambini ma non solo nel concetto puro di sport, ma ne influenza tutto, usi costumi, comportamenti. Ad esempio se  prima il giocattolo più costruttivo per un ragazzino poteva essere il Piccolo Chimico, il Lego, prima ancora i soldatini, oggi è la PlayStation, la Pes, il fantacalcio a divertire non solo i minori anzi forse e ancor di più certi adulti. Ormai è anche lungo descrivere quanto il mondo del calcio influisca negativamente o positivamente, a seconda dei punti di vista, ma questo è inevitabile.  Siamo certi però che il livello di popolarità e clamore è diventato tale da farci sguazzare alla grande il mondo mediatico, che spesso esagerando è portato a distorcere il concetto semplice di sport, trasformandolo appunto in tutta un’altra serie di concetti e di mode spesso effimere come sanno esserlo solo le mode, diffondendole in modo confuso e il più delle volte anche incompetente, solo per il gusto di un titolone che fa il massimo in termini di audience. Una notizia vera o falsa che sia, è importante che sia sempre clamorosa e susciti grande curiosità e interesse, come ad esempio quelle di  mercato facendolo diventare come il giochino del Monopoli spesso diseducando sul valore dei soldi in questo poi realistico ma soprattutto  virtuale giro vorticoso di denaro. Ma i media esagerano anche quando pur di lanciare mode o creare interesse mediatico creano acronimi o neologismi uno dietro l’altro che tutti imparano da subito ad utilizzare, come i tantissimi slogan banali, o luoghi comuni puntualmente smentiti dall’impietosità del calcio stesso. Ma essere competenti o incompetenti della materia poco importa perché si possono dire le più grandi cazzate del  mondo o prenderci sui pronostici più difficili da prevedere argomentando più o meno efficacemente, che  tutto viene dimenticato e frullato molto in fretta senza procurare conseguenze  professionali a chi macina tutto e I’ll contrario di tutto in termini opinionistici . Quello che conta nel calcio è la contemporaneità e se un suo protagonista avesse fatto la storia del calcio, vinto tutto ciò che si poteva vincere e da domani perde, diventa un asino da bullizzare sugli spalti, in televisione e sui giornali e ancor di più suigli impietosissimi, irrispettosi e spietati social, tutto in nome della moda del momento e allora succede che Mourinho passi dallo Specialone all’ultimo dei fessi o Ancelotti allenatore fra i più vincenti al mondo ad una specie di vecchia gloria bollita sotto il sole di Napoli. Ma di esempi potremmo farne tantissimi di queste nevrotiche, e azzarderemo dire,  schizofreniche opinioni nel mondo del calcio, che però appunto creano queste tendenze auto distruttive di questo giocattolo per tutte le età che è il calcio stesso. Bisognerebbe cominciare a vietare le opinioni diffamatorie perchè non si può abusare del concetto della libertà di parola per poter dire qualsiasi cosa non corrisponda al vero. Sappiamo che è difficile se non impossibile tutto questo nell’era della libertà di stampa, di parola e di Internet,  peró bisognerebbe pure cominciare a valutare gli effetti collaterali devianti, istiganti che tutto questo produce. Se oggi vi è una crisi profonda dell’editoria non è raffigurabile solo ed esclusivamente alla potenza di internet e le nuove tecnologie, ma soprattutto perché manca l’autorevolezza, la credibilità  di tanti operatori dell’informazione  e della comunicazione che anziché informare, formare il pensiero basandola  sulla cronaca degli eventi, si preferisce il falso clamore per cavalcare di volta in volta una moda quale che sia e sfruttarne il massimo in termini di ascolti e popolarità. Tutto questo produce come minimo  ignoranza diffusa, diseducazione, distorsione dei fatti, nella peggiore delle ipotesi, razzismi, oscurantismi, violenze di ognuno tipo,  verbali, fisiche e persino anche estetiche e di costume, perché a questo proposito non se ne può più di vedere in giro, per le strade, sulle spiagge e dovunque tanti ragazzi  ipertatuati, barbuti o anonime persone, clonare esattamente i divi del calcio di cui sanno tutto e niente,  ma di sicuro se gli chiedi chi fosse il ministro dei trasporti potrebbero pure indicarti un calciatore famoso, magari da candidare a sindaco della propria città.  Insomna ci rendiamo conto che andare contro la moda ci fa sembrare vecchi e superati, ma voi ne siete così certi che convenga così tanto alimentare fino al parossismo questo concetto vacuo ed effimero della moda fine a se stesso? Di sicuro produrrà economia sotto i più svariati aspetti, ma sarà inevitabile l’inplosione di questo mondo troppo gonfiato di aria fritta, in Italia in particolare è già iniziato da tempo il declino dello sport un tempo più amato dagli italiani e i motivi perchè questo  stia accadendo sono tantissimi ma di sicuro non prescinderanno anche e soprattutto da quelli che abbiamo appena accennato.

Pit

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