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Pd e il mantra unità, ma contro Renzi. Boccia attacca: “Si vergogna del Pd, ha in testa altro”

Il candidato alla segreteria Dem: “se venisse nei mercati senza figuranti capirebbe perché nei luoghi in cui prendevamo il 60% oggi prendiamo il 15. Minniti? Non penso voglia essere il candidato di Renzi”

di Peppe Papa

La data del congresso non è stata ancora stabilita, ma tutti, dall’ultimo dei militanti ai big del partito, ripetono come un mantra in qualsiasi occasione pubblica la parola “unità”.

Non fa niente se nel frattempo siano già una mezza dozzina i candidati alla segreteria e Marco Minniti, indicato da tutti in quota Renzi, non abbia ancora sciolto la riserva, l’importante è lanciare un messaggio rassicurante al proprio popolo e al Paese in attesa di confrontarsi poi nel luogo deputato della grande convention nazionale del Pd

Una tacita intesa, però che stenta ad essere rispettata, testimoniando un clima interno per niente disteso e tanto meno coeso

La guerra è guerra e nessuno risparmia stilettate agli avversari ogni volta che è possibile. Anche se, a stringere dal fiume di dichiarazioni quotidiane degli esponenti democrat, a finire nel mirino di tutti è sempre lo stesso bersaglio, vale a dire l’ex segretario e premier Matteo Renzi. Che, pur se nessuno di loro lo ammetterebbe mai anche sotto tortura, vorrebbero fuori dal partito a farsi gli affari suoi, o almeno condannato per sempre al silenzio.

Cosa che, lo capiscono da soli, per il momento è improponibile oltreché poco conveniente. Un’altra scissione traumatica rappresenterebbe la morte definitiva di una esperienza politica nata con l’imperativo della modernità e fallita clamorosamente rimandando indietro l’orologio della storia

Questo però non impedisce ai più accaniti odiatori del ‘leader gigliato’ di attaccarlo senza remore appena alle viste di un microfono, un taccuino, o una telecamera. Uno di questi è certamente Francesco Boccia, prima avversario di Michele Emiliano alle regionali pugliesi, poi diventato suo fedelissimo e oggi uno dei pretendenti alla guida dell’organizzazione il quale, non nascondendo il proprio livore e rancore per essere stato brutalmente fatto fuori dal governo Letta di cui faceva parte prima dell’avvento di Renzi, che qualche giorno fa ha sentenziato: “Alla Leopolda non ho visto il simbolo del Pd, evidentemente Renzi si vergogna e ha in testa altro”.

Insomma, è un traditore

Intervistato a Radio Cusano Campus è andato giù duro. “Io sto girando in lungo e in largo l’Italia tra i mercati – ha detto – se Renzi venisse con me, senza il codazzo di figuranti, e sentisse le signore che contano i centesimi quando fanno la spesa, capirebbe perché nei luoghi in cui prendevamo il 60% oggi prendiamo il 15”.

Colpa di Matteo, dunque, ma questa non è una novità, se “siamo apparsi come lontani dalle povertà dai luoghi del bisogno. Dopodiché io non penso che la soluzione sia Salvini ed è quello che mi sto sforzando di dire a tutti”, ma trovare il modo di “riprendere (sic) il dialogo col M5S, perché lì dentro c’è una parte dei nostri elettori”.

Il punto fermo

Ecco, questo il punto sul quale i renziani non transigono e che per questo andrebbero ‘zittiti’. “Le risorse per la flat tax che serve solo ai ricchi vanno date tutte alla scuola –  ha proseguito Boccia –  proviamo a dargliela noi una spinta all’ascensore sociale. Quando investi sul lavoro, anche i sussidi come il reddito di cittadinanza diventano inutili, per questo penso che si debba parlare con i 5Stelle”.

Infine, per chi non lo avesse ancora capito, l’affondo:

“Non ho visto il simbolo del Pd alla Leopolda, chi si vergogna del Pd evidentemente ha in testa altro. Io non mi vergogno del Pd, non l’ho ridotto io in queste condizioni, anche se mi sento responsabile anch’io di questa situazione. Se faccio un’iniziativa politica io il simbolo del Pd me lo metto addosso. Non ce l’ho con Renzi, – ha aggiunto – il problema è che lui non fa l’analisi critica e seria degli errori che abbiamo fatto”.

In quanto al congresso, non ha potuto fare a meno di esorcizzare la sua (e non solo) personale paranoia a proposito della discesa in campo dell’ex ministro degli Interni, Minniti che potrebbe sparigliare le carte a favore di Zingaretti “candidato unitario”: “Non so se Minniti si candiderà, mi pare nascesse come candidatura di Renzi. Conoscendo Minniti, però penso che quando deciderà di candidarsi lo farà autonomamente”.

Ci mancherebbe altro. E comunque, non ci sarebbe partita. Tocca farsene una ragione, Renzi o non Renzi.

3 Comments

  1. Antonio ha detto:

    BRAVO BOCCIA, AVESSI PARLATO UN PAIO DI ANNI FA

  2. Enrico ha detto:

    Mai più Un solo leader al comando,a prescindere dal nome
    Pluralità e accettazione della diversita’ “convergente”prima di unità( che si è persa proprio per questo)

  3. Enzo Campi ha detto:

    Mio caro Boccia ti faccio presente che alla Leopolda neanche nelle altre edizioni c’era il simbolo del partito e già da allora a me e a tanti altri sentivamo odoren di bruciato e dicevamo le cose che ora tu dici ,ma a suo tempo tu ed Emiliano non avete avuto il coraggio che hanno avuto Bersani ed altri ,se nelle varie direzioni avessi appoggiato Bersani che denunciava tutto quello che adesso anche tu fai ,forse oggi le cose sarebbero diverse,non riuscite neanche ad avere la data del congresso se mai si farà ,l’unica possibilità che avete eventualmente appoggiare Zingaretti .

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