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SCRITTORI SCONOSCIUTI. “Diario di un reazionario” di Giuseppe Grillo: ventiduesima puntata

Abbiamo iniziato con “Diario di un reazionario” di Giuseppe Grillo, la pubblicazione a puntate di opere di narrativa scritte da autori sconosciuti, invitando a partecipare chiunque abbia un lavoro letterario riposto nel cassetto e vuole provare l’effetto che fa a presentarlo a un pubblico di lettori che ci auguriamo numeroso.Grillo, 52enne napoletano, ha deciso dopo tanti tentennamenti di farsi conoscere e noi vogliamo dargli una mano perché crediamo che lo meriti. Ecco la ventiduesima puntata.

“DIARIO DI UN REAZIONARIO”

 

18 maggio

Lo so che c’è qualcosa che non va. E’ che non ho intenzione di turbare l’armonia delle mie giornate, cadenzate dalla regolarità di un ingranaggio la cui costruzione mi è costata sacrifici e rinunce.E’ opinione condivisa, dal popolino fatalista, che il nostro destino sia già stato scritto da chi si è preso la briga di crearci e che l’epilogo di questo straordinario romanzo esoterico debba essere ignoto e volutamente ignorato. Per quieto vivere, s’intende. Quando però qualcuno comincia a vanificare artatamente ogni tuo progetto, a minare i tuoi sforzi volti a condurre un’esistenza tranquilla e decorosa, a sostituirsi all’artefice di un disegno oscuro e infallibile, è necessario correre ai ripari. Una delle strategie per contrastare un nemico così subdolo è la decrittazione dei suoi codici di comunicazione. Sotto questo aspetto mi dispiace di aver sottovalutato l’acume di Gennaro – che non ho ancora totalmente riabilitato – ma è un fatto che una coincidenza rimane tale solo se ad essa non se ne aggiungono altre: dopo i topi, lo stupro di Carlucciello. Anche stavolta era già tutto scritto in un passo di un filosofo greco sottolineato con un evidenziatore giallo. Ho aspettato che Susetta uscisseper dare un’occhiata al volume che svettava in cima agli altri. E la conferma è arrivata: “Nei tempi andati, infatti, la nostra natura non era quella che è oggi, ma molto differente. Allora c’erano tra gli uomini tre generi, e non due come adesso, il maschio e la femmina. Ne esisteva un terzo, che aveva entrambi i caratteri degli altri. Il nome si è conservato sino a noi, ma il genere, quello è scomparso. Era l’ermafrodito, un essere che per la forma e il nome aveva caratteristiche sia del maschio che della femmina. […] Per questo finivano per essere terribilmente forti e vigorosi e il loro orgoglio era immenso. […] Zeus ebbe un’idea. “Io credo – disse –che abbiamo un mezzo per far sì che la specie umana sopravviva e allo stesso tempo che rinunci alla propria arroganza: dobbiamo renderli più deboli. Adesso – disse – io taglierò ciascuno di essi in due, così ciascuna delle parti sarà più debole”. A onor del vero, Carla non è stata tagliata in due come una sorba– almeno le è stata risparmiata una fine cruenta–ma le hanno spezzato qualcosa dentro, le hanno rammentato la sua vulnerabilità. Per scoprire il piano universale di questa divinità emergente, ma terrena, dovrò recarmi di nuovo in carcere senza scomodare la sorella che risiede a casa mia invece di starsene beatamente stravaccata sull’Olimpo.

 

23 maggio

Al mio primo, clandestino, colloquio senza Susetta, Fofò è apparso rilassato, padrone dell’angusto territorio che l’amministrazione carceraria gli ha concesso per comunicare con l’esterno. Non si è meravigliato della mia visita a sorpresa e, come ho potuto constatare, l’aveva già messa in conto perché, mi ha confessato poi, per ogni animale – noi umani compresi – esiste un’esca a cui abboccare. Tutto quanto intuivo come un complotto ai danni di vittime ignare era invece frutto di una pianificazione razionale: una iniziazione, la mia, costruita su indizi fuorvianti; così, giusto per mettermi alla prova. Un’accozzaglia di tracce lasciate alla rinfusa, disseminate come per caso, solo per farmele ritrovare e darmi l’illusione di essere un provetto investigatore. In un primo momento ci ero cascato, perso nella malia della mia concubina. Poi ho capito che per non essere solo una pedina in questa sorta di gioco senza premi, dovevo chiedere spiegazioni al suo ideatore, almeno per comprenderne le regole. Ed eccomi qui di fronte ad Alfonso che mi sorride e, muto – muove solo la testa ritmicamente in avanti in segno di approvazione – mi lascia intendere che è soddisfatto di me, che ho superato la prova più ostica, quella che mi ha condotto fino a lui. “Il tempo che ci è riservato, e noi non sappiamo di quanto ne disponiamo, è prezioso – spiega Fofò – ma non tutti ne sono consapevoli. Lo sprechiamo in un’agitazione senza senso, reagendo come degli schizofrenici al disordine delle nostre vite. Adesso sono parte di una comunità ristretta che mi consente di tenere tutto sotto controllo: ogni gesto è un rituale e tutto scorre senza intoppi. Ma io di qui dovrò uscire, ho bisogno di ritrovare – quando sarà il momento – un ambiente esterno accogliente e non ostile. Tu mi puoi aiutare, e so che lo farai, perché quello che sto costruendo è anche il tuo futuro”. Non c’è che dire, il discorso è intrigante – ammantato com’è dalla sua aura cospiratrice – solo che non mi convince fino in fondo. A me manca la lungimiranza di mio cognato, la sua brama repressa di potereche gli fa sognare una società perfetta, la certezza che il suo sia un piano infallibile, la sua mitomania. Però, e mi costa ammetterlo, ne ammiro la determinazione: è un uomo disperato in cerca di riscatto. “Come posso aiutarti? – gli chiedo – Io sono solo un galoppino, un mezzo sicario che non è ancora riuscito a uccidere nessuno. Nel tuo mondo, quello della sopraffazione e dell’arroganza con cui si schiacciano i perdenti, io mi sono appena affacciato. Non ho l’esperienza giusta per darti una mano”.Fofo’ sorride compiaciuto come se già si aspettasse questa e tutte le giustificazioni che d’ora in poi gli sottoporrò per tentare di sottrarmi al compito che mi vuole affidare. “Ti sbagli – mi dice – tu non sei come gli altri, non ne condividi la grettezza d’animo; sei come un alieno precipitato su un pianeta sconosciuto e il tuo unico obiettivo è quello di sopravvivere ad ogni costo. Ti adatti, ti esprimi nel loro idioma, anche se il tuo linguaggio è più evoluto. Credimi, sei la persona giusta”.Poi si ferma, in attesa di una replica che non arriva. “Susetta mi è stata d’aiuto per avviare il mio progetto – continua – ma purtroppo non è attenta, è distratta e a volte maldestra. Con Gennaro, ad esempio, si è mossa con una leggerezza che poteva risultare fatale: per fortuna mio fratello, pur avendo intuito una minaccia, non è andato oltre, non ha approfondito. Una mancanza di curiosità, un’approssimazione che lo condanna ad accontentarsi solo della superficie delle cose”.“ SìFofò, però pure tu…. – accenno. “Pure tu, cosa? – chiede. “Questa mania che hai delle citazioni che diventano rebus per chi non sa leggere tra le righe… Sei un po’ paranoico e prolisso. Mica sei schedato dai servizi segreti!” Forse sono dotato di un talento comico, fino ad oggi inespresso, perché Alfonso comincia a ridere per una manciata di secondi che a me sembrano interminabili. “Mario tu mi sopravvaluti – mi spiega appena si riprende dall’attacco isterico – i passi dei saggi e dei romanzi che io sottolineo non sono pizzini elaborati: sono solo la cornice, definiamola colta, di ordini che impartisco in maniera più diretta. Certo, a volte l’ispirazione mi viene dai grandi classici, ma nulla di più. Stai tranquillo, tutto quello che ti chiederò sarà semplice e comprensibile”. E così ancora una volta mi sono lasciato abbindolare, sebbene sotto sotto non abbia opposto resistenza perché non sono ancora riuscito a capire se sono un debole o un temerario. Intanto non mi abbandona una vocina che come uno spiffero circola nella mia testa e mi sussurra “ I cazzi tuoi no, eh?”

 

23 maggio (esterno carcere)

Chissà da quanto tempo è qua fuori ad aspettarmi. E’ appoggiata ad un’auto in sosta con le braccia conserte e un’espressione tra il truce e l’imbronciato. La gelosia è una brutta bestia e Susetta con il suo atteggiamento non fa che confermarlo. “E allora? – mi provoca – cosa vi siete detti?” La prendo per un braccio e la stacco dal suo scoglio di lamiera: “Vieni, vieni – le dico – ti racconto strada facendo”. Dopo i primi passi si impunta e si irrigidisce come se non volesse proseguire, ma poi cede e ci incamminiamo verso casa. “Sono entrato anch’io a far parte del grande progetto sovversivo – le racconto – ora sono a tutti gli effetti un vostro complice”. “Sovversivo? – mi chiede stranita. Spesso dimentico che il vocabolario della mia amante è limitato. “Sì, sì, tuo fratello mi ha chiesto una mano – taglio corto – e ho deciso di aiutarlo”. Strabuzza gli occhi e mi salta al collo abbracciandomi, impedendomi di vedere se è contenta o commossa. In entrambi i casi non fa differenza.

 

23 maggio notte

Ogni tanto, ad intervalli irregolari, mi capita di dover reprimere istinti aggressivi che si manifestano in assenza di qualsiasi elemento scatenante. In realtà non accade nulla, è tutto a livello potenziale. Così, mentre mi ritrovo a chiacchierare con un amico, la mia prima tentazione è quella di colpirlo con una testata per spaccargli il naso o, giusto per una variazione sul tema, sferrargli a sorpresa un pugno alla tempia. Il punto è che io stimo chi mi trovo di fronte, non lo odio: la mia smania di violenza si cela dietro un sorriso falso eaffabile….. E’ una piccola rabbia che potrebbe trasformarsi in una reazione incontrollabile. A quando l’esplosione?

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