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IL ROMANZO “Non è vero niente” di Gennaro Prisco (ottava puntata)

Buona lettura.

Ottava puntata
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Il vuoto illuminato uno

Lucia ha il palato e la gola secca per le troppe sigarette fumate.

Beve un bicchiere d’acqua dal rubinetto e si  accende un’altra Marlboro pocket.

Inala tabacco, alita fetore.

Sua madre la segue con lo sguardo, sotto le sue lenti da miope non la perde di vista.

Lucia è di nuovo in compagnia dei suoi pensieri e lei ne è esclusa.

Sa che chiederle attenzione non servirebbe. Lei continuerebbe a stare  nel suo mondo parallelo, a passare da un viaggio temporale all’altro, a perdersi  nel suo immaginario.

Aspetterà che dalla cucina spariranno i silenzi.

Sa, che quando accadrà, ascolterà una sinfonia di perché insoluti a cui dare una risposta.

Che darà senza alcun problema, perché nulla ha da nascondere.  

Lucia è per sua natura determinata, non lascerà passare molto tempo.

Forse un po’ più del solito. Ma entrambe sanno che insieme devono condividere l’Assenza, elaborare il lutto controvoglia.

Sono donne forti, un po’ disorientate.

L’Assenza è un punto rigido che non svela.

Fa sbandare, prendere il guard rail, rotolare sull’asfalto, uscire a testa giù dall’abitacolo e chiedere aiuto mentre ci si tocca dalla testa ai piedi per  numerare le ferite in attesa dell’arrivo dei soccorsi.

E’ il replay si stende sulla lettiga, ha il suono della sirena: è codice rosso.

E mentre si corre accelerati verso il pronto soccorso,  tutt’intorno la vita è solo un tema d’ascolto.

Lei è Lucia, Iole sua madre.

Enzo, suo padre, è l’Assenza.

Lucia spegne la sigaretta in un posacenere di fortuna.

Dice a se stessa: devo aiutare mamma. E si dirige verso il frigorifero.

Lo apre e il vuoto illuminato l’accoglie.

Lo seziona: sullo scompartimento in alto c’è del salame e del formaggio. Una confezione da sei uova e due vasetti gemelli di vetro sagomato, con il tappo rosso freddo, sono sullo scompartimento centrale. Dentro ci sono delle olive verdi in acqua chiara e delle olive nere in acqua scura. Nascosto dai vasetti gemelli, ne scorge uno schiacciato, rettangolare, di plastica, con dentro i capperi. Apre il primo dei due cassetti bianchi, quello di sinistra. Quasi non crede ai propri occhi: un meraviglioso Piennolo di pomodorini del Vesuvio, di forme ovali lievemente a pera, a grappolo, libera se stesso in un’espressione di gratitudine rossa animata.

Lo prese per la cima e lasciò che il Piennolo si distendesse a testa in giù nello spazio che divideva lei dal frigorifero: meraviglioso.

E poi, ascoltò quella esortazione della natura animata: portami al mio gancio, così potrò penzolare dal soffitto con la polpa prosciugata dal sole d’estate e conservarmi saporito per il pranzo di Natale.

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