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Il calcio parlato è un’infinita masturbazione mentale in cui il risultato del campo è un optional

È indubbio che per gli amanti di calcio,  soprattutto per quelli che non lo praticano, parlarne possa essere divertente, in qualche modo appagante, come può esserlo parlando di donne o uomini fra amici e amiche al bar o sul posto di lavoro, o come potrebbe esserlo intrattenersi su qualche sito porno e immaginarsi di essere protagonisti di qualcosa di cui non siamo parte in causa immedesimandosi come se lo fossimo, anche se al massimo possiamo guardare, ammirare, eccitarci, come anche nausearci. Più o meno accade allo stesso modo per il calcio visto dai non protagonisti, che si fanno una marea di chiacchiere, dove ognuno  pone il suo punto di vista come se se fosse unico e in base al proprio punto di vista ritenere ciò che pensiamo più vero rispetto alla visione degli altri. Sul calcio spesso si fa troppa letteratura,  filosofia, e ancor più spesso diventa metafora della vita, della guerra, e persino di un atto sessuale sublimato da un gol decisivo che sfinisce l’avversario, con la palla che gonfia la rete scagliata dall’eroe di turno, il super man di tutti, suscitando ad ogni gol un orgasmo collettivo fino a che il tutto non si sia compiuto. Ma  come tutte le cose della vita alla fine rimane la concretezza di un atto finale dopo aver giochicchiato con i corteggiamenti, i rifiuti, le schermaglie, poi i preliminari e tutto il resto e questo accade nella vita e nel letto di miliardi di persone ogni giorno, ma anche solo nella testa, come del resto accade anche per il calcio, con la differenza rispetto al sesso, che nel calcio miliardi di persone ne parlano e solo poche migliaia lo praticano a certi livelli, però  la sostanza non cambia perché alla fine quello che conta davvero è solo l’atto o il risultato finale e nel calcio vale per tutti sia per chi guarda e per chi lo pratica. Si ha voglia di parlare, filosofeggiare, litigare contrapponendo  i propri punti di vista argomentandolo più o meno suggestivamente, creando correnti di pensiero che suscitano  grande seguito o il contrario, quello che poi dovrebbe mettere d’accordo tutti dovrebbe essere il risultato finale, ma stranamente nel calcio spesso accade che neanche il risultato finale così chiaro e perentorio possa risolvere una disputa sia in campo, che ancor di più per chi guarda. Sarà questo il fascino discreto e intramontabile del calcio, questa infinita pippa mentale che ci facciamo tutti in continuazione che non tiene conto dei fatti, della storia, dei risultati e di tutto quello che molto più oggettivamente accade o è già accaduto inesorabilmente su un campo di calcio, perché chi guarda rimane talmente eccitato dalla propria immaginazione che nega persino l’evidenza dei fatti, e magari si pretende di far diventare grande un allenatore un calciatore o tutta la squadra che non ha mai vinto o portato a casa un trofeo,  più forti  rispetto ad altri,  che invece vincono  anche ripetutamente, solo perché ci si infatua di un concetto, di una moda temporanea, identificandosi con chi la rappresenta. Certo, il calcio sarebbe infinitamente più noioso se dovessimo tutti aspettare per un tempo così lungo  il risultato finale di una partita o addirittura di un’intera stagione prima di dire la propria e renderci anche noi protagonisti, però sarebbe anche bene che pur avendo legittimamente il diritto di parlarne e opinare che alla fine di una partita o di un torneo, che però poi si accettino i verdetti del campo, riconsiderando la propria opinione invece  che intestardirsi ottusamente su convinzioni rivelatesi sbagliate di cui non c’è riscontro alcuno. Non c’e nulla di male nella vita a sbagliare, lo facciamo tutti nsistintamrntd m, ma purtroppo per chissà quale incredibile e misteriosa ragione, la gente accetta di essersi sbagliati in qualsiasi cosa della vita,  ma ritiene inaccettabile essersi sbagliati o non capirne di calcio. A un tifoso, ad un appassionato gli si può dire di tutto, ma guai a dirgli che di calcio non ne capisce, che ve lo siete fatto nemico per tutta la vita. Sembra  un’esagerazione ma è proprio così, e il giorno in cui non ci si accapiglierà più per questioni di calcio, sarà finito il calcio stesso, proprio come quando non si desidera più una donna o un uomo e perdere interesse, ma nel calcio più che nel sesso il desiderio per gli appassionati non muore mai nemmeno se si litiga a morte o se si fosse vecchi e decrepiti, ed è proprio questo a rendere il suo fascino immortale, e a noi tutti piace proprio cosi!

Pit

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