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Nell’ambiente Juve considerano il Napoli più pericoloso di quanto pensino certi pseudo opinionisti

Settimana dopo settimana si fà sempre più forte la convinzione di certi opinionisti del mondo della stampa ma anche di tutti gli appassionati di calcio fra addetti ai lavori e tifosi che la Juventus di Allegri abbia già vinto l’ottavo scudetto consecutivo e sia in odore di triplete. A nostro avviso è una considerazione banale, scontata,  dettata unicamente dalla sudditanza che non solo il mondo arbitrale, ma che tutti hanno per questo club sicuramente forte e organizzato come sempre e anche più di sempre, ma così è facile dirlo per tutti, perché tranne di grandi incompetenti e ignoranti, tutti sanno fare 2+2, e tutti ne conoscono il semplicissimo risultato finale. È vero che nel calcio contano i numeri, perché il calcio al contrario di quanto si pensi è come la matematica, una scienza esatta, ma nella matematica non esiste solo il semplice calcolo del 2+2  esistono anche altre serie di numeri, fattori, incognite da calcolare oltre a semplici addendi e numeri primi, proprio perché il calcio è scienza che bisogna decodificarne e ricercare sempre altre formule affinché riuscire a far tornare anche  conti e risultati più complessi. Se il campionato di calcio finisse oggi o nelle prossime due, lo scudetto sarebbe matematicamente della Juventus, anche in virtù dello scontro diretto, ma non ne mancano due, bensì abbondantemente altre due dozzine di partite, tre stagioni su quattro, per poter dire con tanto pressapochismo che tutto sia già finito. Gli opinionisti di calcio devono andarci piano con le loro previsioni settimana dopo settimana, peraltro così uguali e spesso anche diverse delle versioni precedenti, visto che spesso sono costretti repentinamente a rimangiarsele ad ogni risultato parziale, perché poi oltre a fare brutte figure si perde di credibilità, non solo verso gli altri, ma addirittura verso se stessi, confondendosi talmente tanto da non prenderci mai.  Alla fine ci si salva sempre con il fastidioso faziosismo con polemiche annesse, che non hanno nulla del buon senso di una critica seria e costruttiva, ma ci si aggrappa ad alibi, vittimismi vari per poi giustificare eventuali previsioni sbagliate. Negli scorsi anni, tutti, tranne gli eterni filo juventini davano il Napoli come vincitore del campionato, spesso gli stessi tifosi della Juventus temevano fosse arrivata l’ora di abdicare vista la grande differenza di gioco fra quello di Allegri e quello di Sarri, solo pochi, tra i quali la cinico tecnico bianconero , non si preoccupavano eccessivamente di questa lunga cavalcata di punti del Napoli, che martellava tutti a suon di gol e quel suo giro palla avvolgente che tramortiva chiunque, inanellando punti su punti, tranne le squadre e gli allenatori di un certo livello che lasciavano fare,  per poi colpire al primo inciampo. Infatti, Allegri non sembrava per niente impressionato dal famoso concetto di ‘bel gioco’ come tanti fra opinionisti e addetti ai lavori,  che non facevano altro ogni santo giorno di magnificare oltremodo lo stile di gioco del Napoli, coniando slogan, mode e leggende a ripetizione sul Comandante Sarri,  sperticamdosi in complimenti eccessivi, affinché persuadere chiunque  che si sarebbe aperta una nuova frontiera del calcio e un nuovo ciclo come fu quello dell’Olanda, tirata in ballo spesso a sproposito anche dallo stesso Sarri, poi di Sacchi, Guardiola che accoglievano il tecnico toscano nella ristretta lobby degli allenatori integralisti quelli che pretendono che fossero i giocatori ad adattarsi al loro gioco e non viceversa . Nessuno però ha mai considerato che le squadre olandesi, quel Milan e il Barcellona fossero imbottite di top player a decine e con qualche fuoriclasse fra i più grandi di tutti i tempi tipo Crujff , Van Basten e Messi. Inoltre, nessuno ha mai considerato che quegli allenatori dallo stile così integralista, poi altrove con altre squadre pur forti non è che abbiano fatto sfracelli nonostante fossero poi diventati grandi allenatori per aver lasciato più volte il proprio nome negli almanacchi del calcio. Di certo Sarri ad oggi non ha mai segnato una vittoria di un qualsiasi titolo per cui non si capisce questa eccessiva enfasi nei suoi confronti e tutt’ora non capiamo come si poteva pensare che Sarri al Napoli oltre a non aver mai vinto nulla  in carriera come potesse farlo in una squadra priva dei famosi top player e in una società che al massimo chiede ai supoi allenatori la qualificazione in zona Champions. Se fosse solo il gioco a determinare nel calcio perché 36 gol non li fece Gabbiadini invece che Higuain?  Poi diciamoci la verità non è che ad un allenatore basta copiare un certo stile di gioco per diventare di diritto un  grande tecnico come quelli a cui ha rubato concetti e stile. Del resto  oggi quel tipo di calcio lo fanno in tanti da De Zerbi a Giampaolo, da Semplici e persino Gattuso e non è che ci vincono trofei, anzi stentano parecchio al di là della buona fattura di gioco che le loro squadre esprimono. Quindi ancora ci chiediamo da cosa nasceva la convinzione che Sarri poteva cominciare un ciclo vincente al Napoli? Certo, in azzurto  ha avuto l’occasione per vincere con il  suo gioco fatto di possesso e difessa alta, ne ha sicuramente avuto per ben due volte l’opportunità complici i campionati non trascendentali della Juventus,  ma poi  non vi è riuscito nemmeno con l’unico Top player della squadra, Higuain, che al suo primo anno gli aveva fatto 36  gol, quindi come si poteva credere che poteva riuscirci anche dopo aver ceduto l’unico top player? Per cominciare certi cicli non basta un allenatore diverso per quanto bravo, neanche un solo top player in squadra, perché nel calcio serve molto di più, a volte non basta nemmeno averne tanti top player, ricordiamoci delle tantissime Inter morattiane zeppe di grandi calciatori che nonncincevani mai e figuriamoci non averne di top. Ma talvolta  non bastano nemmeno i famosi fatturati, perché nel calcio serve ancora molto di più, e sono tutte cose che non si comprano  come le motivazioni, la  convinzione, L’affiatamento, l’abitudine a giocare insieme da anni, la mentalità, l’ambizione, la super concentrazione per tutto l’arco della stagione,l’esperienza a giocare certe partite e campionati di vertice,   tutte qualità che possono sovvertire qualsiasi facile pronostico. Basti pensare a squadre e club come Psg e City che nonostante gli opulenti sceicchi, i loro numerosi top player, allenatori di sicuro rendimento, non riescono ancora a vincere una Champions tranquillamente alla loro portata. La conferma di tutto ciò arriva sempre dai verdetti del campo e della storia del calcio non di certo dalle nostre opinioni, e per quanto ci riguarda, nello scorso anno nonostante un Napoli primo, bello e vincente per tre quarti di stagione, in cuor nostro non abbiamo mai creduto che veramente potesse farcela, tranne quando ha vinto lo scontro diretto finale, a quel punto sembrava davvero cambiata l’inerzia.  Ma il calcio sorprende sempre,  anche quando sembra che basti fare 2+2 e invece ecco che un’altra incognita tra i numeri semplici della classificar  è ancora da decifrare. Quell’incognita era raffigurata in un certo albergo fiorentino che mai potevano immaginarci poter essere così determinate a detta dello stesso allenatore e quindi dover calcolare un albergo come fattore incidente nel computo del risultato finale,  presi come eravamo  ad analizzare i vari aspetti tecnici, tattici e psicofisici e di tutte  le altre componenti attinenti al calcio giocato, non di certo alla scuola alberghiera. Ebbene, quel Napoli dopo aver fatto quasi tutto bene tranne che negli alberghi soprattutto prima dei match con Roma e Fiorentina, al gap che si pagava verso un club e una avversaria cosi forte come la Juventus   vi si aggiungevano, gli alibi e i vittimismi che alla fine, così come perdere in albergo, hanno inciso anche più di un gol decisivo all’ultimo respiro come quello di Koulibaly a Torino e alla fine nonostante l’entusiasmo ritrovato, ci si spegne come candele in quel di Firenze, regalando letteralmente e  legittimamente su un piatto d’argento l’on scudetto alla squadra e al tecnico più abituati a queste battaglie e a gestire la complessità e le difficoltà dei campi di calcio, le sue mix zone e i salottini dei professoroni. Oggi tutto questo non è cambiato in teoria, la Juventus è naturalmente la squadra favorita come sempre, anzi più di sempre perché sembrava maturo il fatto  che il Napoli potesse scalzarla negli anni scorsi, ma come detto, ci si sbagliava nettamente a pensarlo, come però ci si potrebbe sbagliare ancora oggi a pensare che il campionato sia stato già ipotecato dalla Juventus,  visto l’acquisto di Ronaldo e altri a completare una squadra già fortissima di suo per non dire del già cospicuo vantaggio accumulato di sei punti, praticamente un’enormità,  considerando che si sono giocate solo poche partite di campionato. Vista così è facile per tutti prevedere il finale, ma c’è qualcosa nell’aria, che nel mondo Juventus non ci convince del tutto, e a parte alcuni aspetti societari controversi,  dall’oscuro licenziamento di Marotta a certe indagini della magistratura o anche al ‘sexy affaire’ di Ronaldo, possiamo notare nel mondo bianconero anche una certa preoccupazione e maggior rispetto soprattutto di Allegri verso un suo collega più titolato, alla guida di una squadra già ben collaudata dal suo predecessore, al punto di preoccuparsi  già in questo primo abbrivio di stagione e nonostante sei punti di vantaggio, quando in passato Allegri non è mai sembrato preoccupato neanche in condizioni peggiori, nemmeno tre anni fa, quando a questo punto del campionato  la sua Juventus le steccava tutte finendo persino al 14esimo posto  in classifica a una dozzina di punti dall’Inter, temporanemante capolista,  e 9 dal Napoli eterno secondo e poi campo e d’inverno, sicuro come era di rimontare e vincere ugualmente il campionato, spesso anche facendo delle ironie sulla qualità del gioco degli azzurri paragonandolo alla fredda concretezza dei suoi risultati. Ebbene, sembra che oggi  Allegri abbia perso quella sicumera anche arrogante e ha pure smesso di essere ironico, perchè fa strano che solo dopo una dozzina di partite alla Juventus festeggino  una normale vittoria, seppur contro una buona squadra come il Milan,  con l’aria di chi sembra aver vinto il triplete. Non è da Juventus, ma non solo, fa anche specie che un calciatore come Ronaldo che ha stravinto tutto,  la cui spavalderia conosciamo tutti, si precipiti in sala stampa a dire che era importante vincere contro il Milan non tanto per riscattare la partita persa in Champions,  ma perché il Napoli aveva vinto a Genova e bisognava tenerlo lontano. Forse Allegri e Ronaldo  conoscono talmente bene Ancelotti, ch con potevano che essere  preoccupati di una eventuale, discreta vicinanza degli azzurri.  Secondo noi è sicuro che fossero preoccupati, magari anche per eccesso di professionalità, però chissà che non abbiano ragione ad esserlo, perché effettivamente, questo Napoli sembra avere un’aria meno provinciale, un gioco meno scolastico e prevedibile, non si aggrappa più al vittimismo del suo vecchio allenatore e soprattutto di quello ambientale che non smette mai di accusare la Juventus anche se piove. E invece questo nuovo Napoli targato Ancelotti sta dimostrando tutta la serenità, la mentalità vincente del suo super ritolato tecnico  mostrandosi in tutta la rosa più convinto di poter giocarsela con chiunque in Italia e in Europa.  Chissà  a questo punto che veramente dopo la costruzione di questo gruppo fondato da Benitez, collaudato per ben tre anni  da Sarri,  non si possa decollare definitivamente verso gli obiettivi più alti e l’arrivo di Ancelotti non abbia suscitato la strizza degli  avversari soprattutto in Italia?… Noi siamo ragionevolmente certi che sia così, del resto questo bellissimo Napoli nasce da lontano dal buon lavoro di Mazzarri, passando per un grande manager comeBenitez  e rodato per altri tre anni dall’ottimo Sarri, e stavolta abbiamo grande fiducia che le preoccupazioni juventine e i pronostici sempre banali di certa critica possano confermare la nostra fiducia ed essere sintomi di grande cambiamento al contrario di quanto si dica nel merito. Non ci resta che scoprirlo solo vivendo, magari lo scontro Juventus Napoli potrebbe addirittura protrarsi fino al termine della stagione in tutte le competizioni ancora in gioco…. Sarebbe davvero suggestivo assistere ad un triplo scontro diretto fra Campionato, coppa Italia e Champions League, ma forse chiediamo troppo. Intanto per ora godiamoci serenamente la sosta di campionato, poi il resto verrà da se!

Pippo Trio

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