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SCRITTORI SCONOSCIUTI. “Diario di un reazionario” di Giuseppe Grillo: ventitreesima puntata

Abbiamo iniziato con “Diario di un reazionario” di Giuseppe Grillo, la pubblicazione a puntate di opere di narrativa scritte da autori sconosciuti, invitando a partecipare chiunque abbia un lavoro letterario riposto nel cassetto e vuole provare l’effetto che fa a presentarlo a un pubblico di lettori che ci auguriamo numeroso.Grillo, 52enne napoletano, ha deciso dopo tanti tentennamenti di farsi conoscere e noi vogliamo dargli una mano perché crediamo che lo meriti. Ecco la ventitreesima puntata.

“DIARIO DI UN REAZIONARIO”

 

28 maggio

Io sono una persona perbene, non ho mai fatto soffrire nessuno– se non per ineluttabile necessità – e non ho rimorsi. Vivo assecondando la provvisorietà della vita e fingo di credere che ogni giorno che mi è concesso possa essere l’ultimo. Mi sfuggono le trame complesse, quelle architettate seguendo la logica dell’inganno e il cui beneficiario è solo colui che le ha partorite. Perciò non posso affidarmi – seguendone per fede i suoi sogni di una gloria futura – ai progetti visionari di Alfonso. Debbo essere, se voglio trarne profitto, il coautore delle sue velleità di dominio (anche se ancora non so chi saranno i succubi che ne faranno le spese). E’ possibile che mi sbagli nelle mie valutazioni, ma se è vero che l’errore ha una forma rotonda – così come ha sostenuto un uomo saggio di cui non ricordo il nome – e non distinguendo tra bene e male rotola ora dall’una, ora dall’altra parte, non me la sento di autobiasimarmi. Se qualcuno dovrà soccombere non sarò certo io. Quando Fofò si accorgerà che ho introdotto alcune variazioni al tema portante delle sue fantasticherie, emendandolo dalle frustrazioni e dal senso di impotenza del prigioniero, vorrà vedermi immediatamente. E solo allora, giunto il momento, gli illustrerò la mia visione del mondo.

 

29 maggio

A primavera, sebbene inoltrata, mi dedico alle grandi pulizie. Ho svuotato il ripostiglio, tirando fuori tutti i libri che si erano accumulati; o meglio, che Susetta vi aveva infilato. Ne ho contati 153 e li ho inventariati suddividendoli per genere, non conoscendo tutti gli autori: di qualcuno ne ho sentito parlare, per il resto buio totale. In un primo momento ho pensato di utilizzare la parete attrezzata in soggiorno, liberandola dall’orribile esposizione di bomboniere che la mia compagna ha raccolto nel corso degli anni partecipando a tutti i battesimi, comunioni e matrimoni di parenti e conoscenti. Non si è fatta scappare nessuna cerimonia e la sua ricompensa – mia punizione – consiste nel passare in rassegna quotidiana tutti i ninnoli che lasciano intuire, in chi li ha collezionati, la mancanza di un elementare senso estetico.Ho dovuto però abbandonare il mio proposito che avrebbe scatenato la furia conservatrice di Susetta e ho ripiegato sull’acquisto di due moduli libreria di 80×180 centimetri, collocandoli vicino al divano.Tuttavia, come prevedevo, neanche questa soluzione è stata accettata di buon grado. “Chi ti ha detto di fare questi spostamenti, di mettere tutto in mezzo? Mi vuoi fare uscire pazza?”. Se basta così poco per uscire di senno, io le darò una mano.

5 giugno

Definirmi ignorante sarebbe ingiusto, soprattutto rispetto agli abitanti dell’enclave in cui, mio malgrado, risiedo. In questa miseria apparente, che apparenta i membri di una classe sociale medio-bassa, io emergo dal fango come un fiore di loto. Ho le potenzialità di un leader, di una guida per tracciare il sentiero su cui condurre come un mandriano tutti coloro che si sono appiattiti sui luoghi comuni, sugli spot pubblicitari che scambiano per la vita reale. Mi piacerebbe svegliarli dal loro torpore per indurli a condividere il mio progetto che purtroppo, per il momento, non ho ancora delineato. La conferma, tuttavia, che sono destinato a tale compito l’ho avuta leggendo la pagina di un libro che – come un testo oracolare – ho aperto a caso: “Dieci ciechi camminavano in montagna, quando si trovarono di fronte a un precipizio: a tutti tremavano le gambe per la paura indicibile. Il primo della fila inciampò e precipitò nel burrone. Gli altri dissero: “Accidenti, poveraccio “, e piangendo rimasero paralizzati, senza riuscire a fare un passo avanti. In quel momento, l’uomo caduto gridò dal fondo del precipizio: “Non preoccupatevi. Sebbene sia caduto, non mi sono ferito e adesso sono tranquillo. Prima di cadere avevo molta paura, ma adesso sono veramente tranquillo. Anche voi, se volete essere senza preoccupazioni, buttatevi giù.”

 6 giugno

Susetta non l’ha presa bene quando le ho annunciato che le pubbliche relazioni con l’esterno, con il tacito assenso di Alfonso,le avrei curate io. “Non ci credo – ha urlato – mio fratello me ne avrebbe parlato. E poi che ne sai tu di come si campa per strada! Da quando mi sono accorta che esistevi, ho dovuto tirarti con la forza da casa perché te ne stavi sempre affacciato alla finestra come una mummia. Solo perché hai ricevuto un po’ di fiducia vuoi atteggiarti a grande capo. Ma adesso Fofò mi sente!” Ho bluffato, è vero, e mi ci vorrà del tempo per convincerla a farsi da parte. Non ho ricevuto un’investitura ufficiale che mi autorizzi a fare da portavoce al re in esilio. Agisco in autonomia: mi basta interpretare i segnali, le frasi lasciate a metà, le metafore oscure. E quindi paro basso: “E dai…voglio solo darti una mano. Hai tanto insistito per coinvolgermi ed ora vuoi tagliarmi fuori. Di cosa hai paura? Che voglia ingraziarmi tuo fratello? E a che scopo?  – le dico, fingendo un tono adirato –Prima dovevi guardarti intorno con il timore che qualcosa andasse storto mentre adesso puoi contare anche su di me. Considerami il tuo guardaspalle”. L’umiltà, anche se falsamente sbandierata, produce sempre qualche effetto. “Vedremo. Devo capire cosa puoi fare per noi – dice Susetta dopo aver riacquistato la calma –per il momento devi solo seguire le nostre indicazioni senza farti domande ed eseguendo alla lettera i compiti che ti affideremo. Quando sarà, immagina di leggere un libretto di istruzioni”. Annuisco pensando che dopotutto qualsiasi relazione, di lavoro o d’amore, si regge su un equilibrio altalenante: si cede fino a raggiungere l’oscillazione massima per poi ricadere con una spinta devastante su qualsiasi ostacolo si incontri sulla propria traiettoria.

10 giugno

E’ da giorni che mi arrovello sull’episodio dei topi, su quanto ci sia di personale nella decisione di Fofò di farli trovare in casa del fratello. Che non corra buon sangue tra i due è risaputo, ma a quale scopo interrompere una tregua dopo tanti anni di reciproca indifferenza? L’unica risposta è che Gennaro stia cercando di mettersi di traverso – forse senza rendersene conto – ostacolando una manovra che non riesce neanche ad immaginare. La chiave per comprendere cosa ci sia sotto è ancora una volta Susetta che, come se avesse rimosso il nostro alterco, ha ripreso la sua monotona vita quotidiana. Anzi, mi riserva una attenzione fuori dall’ordinario come quella che si concede ad un bambino cagionevole di salute. Sente, ne sono certo, di avermi in pugno e di poter permettersi – una volta stabilito che per delega è lei che porta i pantaloni – di essere più indulgente con me. La faccio fare, non ho alternativa e non mi dispiace essere coccolato di tanto in tanto – sebbene per finta.

16 giugno

C’è poco da riflettere: è l’orgoglio a dilaniarmi. L’amore, quello si è già dissolto, consumato dalla diffidenza che mi sospinge lontano dalla donna con cui mi illudevo di aver trovato un po’ di pace. C’è sempre aria di guerra, un’acrimonia malcelata che fa capolino da ogni gesto, da ogni parola pronunciata, da frasi interrotte e lasciate morire perché non completerebbero alcun discorso. Sono entrato in competizione con un simbolo, con quanto di più aleatorio possa esserci in un rapporto e non me ne pento perché è giunta la stagione della raccolta. Sono stanco di prendere ordini, debbo reagire alle vessazioni di quanti, a torto, mi circuiscono sottraendomi l’energia che ho conservato per passare all’azione. Mi tocca, però, mantenermi defilato. Susetta è sempre all’erta, in attesa di un mio errore fatale.

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