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Pd, Martina in campo: Zingaretti trema, Minniti gongola

Foto Roberto Monaldo / LaPresse 17-11-2018 Roma Politica Assemblea Nazionale del Partito Democratico Nella foto Marco Minniti e Maurizio Martina dietro le quinte prima dell'inizio dell'assemblea Photo Roberto Monaldo / LaPresse 17-11-2018 Rome (Italy) National Assembly of the Democratic Party In the photo Marco Minniti, Maurizio Martina

Martina scende in campo, mette nei guai Zingaretti e tira la volata a Minniti. Questo, più o meno, quanto provocato dalla decisione del segretario uscente di fare da terzo incomodo nella corsa alla guida del Partito democratico. Ha scelto una sezione del quartiere San Lorenzo a Roma per dare l’annuncio e sottolineare la centralità della militanza dal basso per rilanciare la sinistra dichiarando guerra ai “capetti” delle varie fazioni in lotta e affermando di voler celebrare un congresso che vada “oltre i capibastone”

di Peppe Papa

“Dobbiamo inchinarci – ha detto – a questa passione e all’impegno dei nostri militanti. Ho scoperto la bellezza della politica in una sezione e rivendico con orgoglio la storia”.

Bene, un fronte questo della sana passione alla partecipazione di base che fa il paio a quello che il governatore del Lazio e primo candidato alla segreteria Pd ha messo tra le priorità della sua proposta. Vai a vedere adesso chi tra i due è più affidabile sull’argomento.

C’è da combattere è chiaro, certo però crea una difficoltà che Zingaretti non aveva messo in conto, convinto com’era  che Maurizio il “traghettatore” alla fine avrebbe abbandonato la scena. Così come era convinto che qualche renziano disaffezionato gli avrebbe garantito l’appoggio, mentre questi da Graziano Delrio, a Debora Serracchiani, Carla Cantone, Andrea De Maria, solo per citare i più noti erano a San Lorenzo in prima fila ad ascoltare proprio Martina. Il quale, stando ai sondaggi, è terzo dietro il governatore capitolino e Marco Minniti, tanto da puntare su un altro cavallo di battaglia di Zingaretti relativo alla necessità di una maggiore radicalità politica con annesso richiamo alla piazza che si è “mobilitata in queste settimane sapendo che lo spirito di collaborazione con quelle istanze ci riguarda”.

E, a proposito di radicalità, ha fissato un obiettivo ambizioso, cioè quello della’abrogazione della Bossi-Fini come grande battaglia su cui impegnare “da subito” il partito. Infine, l’apertura verso Matteo Richetti, pure lui renziano doc e candidato tra gli altri al congresso, con il quale non ha nascosto di cercare un’intesa. “Voglio riconoscere in particolare l’esperienza che Matteo ha fatto con tanti ragazzi in questi mesi – ha detto nel corso del suo intervento – Penso ci sia una terreno di condivisione con quella esperienza. Vedremo se nelle prossime settimane ci sarà l’occasione per costruire un percorso”. Se a questo aggiungiamo che buona parte degli ex Ds sui territori ha subito manifestato il proprio gradimento per la scelta del segretario uscente, il cerchio si chiude e Zingaretti ‘trema’.

Ad avvantaggiarsi del corto circuito a sinistra sembra dunque Minniti il quale, pur rivendicando con forza la mancanza di qualsiasi ‘intelligenza’ con Matteo Renzi, il ‘dominus’ che tutti abiurano, vede sfasciarsi il ‘fortino’ avversario del fratello di Montalbano presentandosi lui, che non è mai stato comunista (sic!), quello in grado di mettere d’accordo tutti, renziani e non, benpensanti di destra e di sinistra. Un uomo del fare, pragmatico, capace di dialogare anche con i più coriacei capi tribù libici e sicuramente servitore indefesso dello Stato-nazione italiano. Insomma, uno che piace e rassicura, come certificato dalla sua meteora alla guida del Viminale negli anni complicati delle crisi e della minaccia terroristica internazionale, oltre che dell’emergenza immigrazione. Carte da giocare sulla platea confusa di un centrosinistra in ambasce e di una platea di elettori in cerca di un approdo dove poggiare il proprio malcontento, rifugiatosi nel frattempo nell’astensionismo.

Minniti gongola, Con lui, l’antipatico fiorentino.

Martina concorda: “Noi con orgoglio rompiamo gli schemi e diciamo che il confronto è libero. Nessuna regola può vincolare questo confronto. I  nostri militanti sapranno stupirci, il congresso sarà un pezzo di costruzione per definire una alternativa alla destra e al baratro verso cui ci stanno portando lega e 5 Stelle”. Applausi.

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