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Di Maio, Di Battista, la Manovra e gli affari di famiglia: M5S sempre più in affanno

Il vice premier Luigi Di Maio fa la voce grossa con l’Europa rimangiandosi l’apertura a far slittare di qualche mese reddito di cittadinanza e revisione della legge Fornero, concordata con l’alleato di governo, Matteo Salvini, opponendo un drastico “no, resta tutto invariato”. Una iniziativa però che ha tutta l’aria di un bluff per distrarre l’attenzione “sull’affare di famiglia” che lo ha costretto in un angolo e che gli sta comportando una inarrestabile emorragia di consensi personali e del Movimento. Intanto, Alessandro Di Battista incombe dal sud America e con l’intenzione di prendere le difese dell’amico, soffia sul fuoco della polemica facendo passare in secondo piano la notizia del braccio di ferro ingaggiato in mattina con la Commissione Ue.

di Peppe Papa

Incominciano a ragionare, evidentemente hanno compreso che i rischi a mantenere una posizione dura accettando lo scontro con Bruxelles, alla fine non porta a niente e a pagare sarebbe il Paese, oltre che loro stessi i quali potrebbero passare alla storia come i liquidatori fallimentari dell’Italia repubblicana.

Salvini e Di Maio hanno aperto uno spiraglio all’integralismo sulla manovra dando disponibilità a far slittare i loro provvedimenti  principe –  reddito di cittadinanza e legge Fornero – di qualche mese, risparmiando diversi miliardi che consentirebbero di abbassare il deficit stimato di 2,4% di un paio di decimali. Poi si vedrà. Intanto la Commissione Ue sarebbe disposta a chiudere un occhio ed evitare, per il momento, la procedura di infrazione, in attesa del nuovo parlamento europeo che uscirà fuori dalle urne di maggio 2019.  Dove loro sperano di fare il pieno di voti. Un calcolo politico, chissà quanto studiato, data la caratura politica dimostrata da entrambi i soci di governo, ma che nello specifico consentirebbe di prendere tempo e, volta per volta, poter decidere la strategia. Anche nel giro di poche ore, se necessario.

Infatti, ad appena 24 ore dalle aperture al compromesso, sempre che la Commissione le accetti, che prevedono appunto una serie di paletti alla erogazione del reddito di cittadinanza e la quota 100 per le pensioni consentendo di spostare più avanti nel tempo la loro entrata in vigore senza perdere la faccia nei confronti del proprio elettorato, Luigi Di Maio ha stoppato tutto. All’Adnkronos ha dichiarato che “i punti cardine e i saldi” del documento di Bilancio “restano invariati”, mentre “stiamo cercando semplicemente di migliorare la quota investimenti e questo aiuta molto la Manovra”. Insomma, non se ne fa niente “non tradiremo i cittadini, chi attende il reddito di cittadinanza lo avrà, reddito e quota 100 non slitteranno e  la platea non cambia”.

La mossa, però ha tutta l’aria di un bluff, un modo per tenere sulle spine l’alleato di governo sempre più strabordante mediaticamente e gratificato dai consensi. Sotto attacco per via del papà evasore e abusivista edilizio, prova a distrarre l’attenzione cambiando parte in commedia recitando il ruolo del cattivo, del duro e puro, sperando di uscire in questo modo dall’imbarazzo di una situazione inaspettata. I consensi del Movimento e i suoi personali puntano sempre di più inesorabilmente verso il basso e questa mazzata familiare proprio non ci voleva, inoltre, dal sud America dove si trova per scrivere un libro commissionato dalla Mondadori, fa sentire forte il fiato sul collo Alessandro Di Battista che è intervenuto sulla vicenda, apparentemente per difendere l’amico vice premier, e che invece ha contribuito a soffiare sul fuoco della polemica. Le sue dichiarazioni sono state come al solito pesantemente colorite nei riguardi degli avversari, nella fattispecie Renzi e la Boschi, a proposito di padri e figli. “Hanno la faccia come il culo” ha dichiarato nel corso di una diretta Facebook, “Renzi ha detto ‘chiedi scusa’. Boschi ha detto che non si augura che altri passino quello che ha passato il padre. Ma io non gli auguro di passare quello che hanno passato i cittadini per colpa delle loro scelte. Chi se ne frega di babbo Boschi o di babbo Renzi. Il problema sono i figli. A me dei padri non me ne può fregare di meno”.

E giù altri botta e risposta sui social e le agenzie di stampa, un pandemonio che Di Maio avrebbe volentieri evitato, facendo passare in secondo piano il braccio di ferro ingaggiato in mattinata con la Ue, derubricato a notizia marginale nei commenti degli osservatori politici italiani. Vatti a fidare dei papà e degli amici.

Sembra proprio che per il ragazzo di Pomigliano, diventato di colpo un uomo potente, sia iniziato l’ultimo giro della giostra e che sarà difficile, continuando di questo passo, evitare un forte ridimensionamento M5S alle elezioni di maggio per il rinnovo del parlamento europeo. Dibba è pronto, ha fatto sapere che a Natale torna ed è intenzionato a non far mancare il proprio contributo. Giggino, nel frattempo, fa gli scongiuri augurandosi almeno di arrivare a fine legislatura prima di sparire nell’anonimato da cui è provenuto. Sempreché, e non è un’ipotesi remota per come ci hanno abituato i grillini, non cambino le carte in tavola inventandosi il ‘diritto’ per alcuni (magari i più esperti) ad un terzo mandato, o chissà quale altra diavoleria imposta dalla Rete. Staremo a vedere, anche noi abbiamo famiglia e speriamo di cavarcela.

1 Comment

  1. tina ha detto:

    come tanti pensionati e disoccupati c e molta delusione del governo che abbiamo votato.la manovra non la fate più come promesso e il nostro robin hood ci sya abbandonando.ora scende anche la quota a 500 euri .togliete ai ricchi x noi popolino che non arriviamo a fine lese e ci indebitiamo x le bollette alte che anche qui dovreste di fare abbassare i costi a tutte le compagnie.spero tanto che capiate il nostro sfogo e disappunto.

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