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Renzi e Berlusconi insieme, una boutade? Può darsi, ma il futuro è una incognita

Renzi e Berlusconi insieme in un futuro non troppo lontano. Sembrava una boutade, roba buona per gli amanti della fantapolitica, invece si sta dimostrando sempre più una possibile variabile degli scenari che potrebbero andare a disegnarsi da qui a qualche mese. La politica, quella con la P maiuscola, pare abbia rimesso in moto i suoi motori per fare uscire il Paese dall’impasse in cui è finito con i populisti al governo

di Peppe Papa

Matteo Renzi, da molti ritenuto il vero erede politico di Berlusconi, ha dichiarato apertamente di dover chiedere scusa al Cavaliere il quale, “con le sue norme a personam, rispetto a Salvini, fa la figura del pischello”. Mentre Antonio Tajani, numero due di Forza Italia, spiegando all’agenzia Adnkronos la strategia del partito in vista della scadenza delle europee e non solo, ha lanciato la proposta della costituzione di una federazione, o una “lista dei moderati”.

Esattamente la stessa cosa che immagina l’ex premier democratico, per questo inviso all’apparato della sua organizzazione, con l’aggiunta della parola “riformista” che sposta l’asse, formalmente, di una ipotetica alleanza più a sinistra.

Entrambe le visioni nel solco del liberalismo, non avrebbero difficoltà a raccogliere il consenso della maggioranza degli italiani che, sbandati, senza riferimenti forti e attendibili, si sono affidati agli imbonitori di turno, o peggio, ritirati in un ‘comodo’ astensionismo.

Ma le cose sono più complicate.

Intanto Renzi, come si diceva, ha contro il suo partito la cui maggioranza si è stretta intorno alla candidatura di Zingaretti alle primarie, interprete di un ritorno alla sinistra-sinistra che si prefigge di recuperare i voti persi il 4 marzo scorso e transitati in gran parte nei Cinquestelle. Una visione che confligge platealmente con la sua che, a quanto pare, sembra riscuotere la fiducia della base dei militanti. E che non si preoccupa di nascondere, anche in forma provocatoria in senso di sfida: “Amici, lo dico forte, – ha dichiarato –  la sinistra che ora sta zitta su Salvini dovrebbe chiedere scusa per par condicio a Berlusconi.  Che ha fatto votare la nipote di Mubarak e via dicendo. Ma non ha mai fatto quello che ha fatto Salvini in questa settimana e ci metto dentro sigarette elettroniche, voto segreto sul peculato che cambia la sorte dei processi in cui sono implicati deputati della Lega, l’accordo sui 49 milioni e la querela solo per Bossi”.

Niente ammiccamenti con M5S, dunque, ma una visione più larga di quello che si muove nella società italiana. Che fa il paio con quanto dichiarato poco prima da Tajani che ha lanciato “l’Altra Italia”, la lista per il voto di maggio prossimo “aperta alla società civile, alle altre forze politiche moderate e alle organizzazioni legate al Ppe, per rappresentare tutta quella fetta elettorale che sta tra la Lega salviniana e il Pd renziano”.

Nel frattempo il 7 dicembre, alle 15.30, all’Hotel Ergife di Roma Forza Italia terrà una convention per presentare la sua ‘contromanovra’ e invitare il governo gialloverde a riscrivere quella attuale. All’appuntamento, naturalmente, interverrà il presidente azzurro Berlusconi. In più, ha aggiunto con sicumera, che “dopo le europee avremo un altro governo”  prendendo spunto “dalle nuove contraddizioni interne” a M5S e Lega sul caso ‘Global compact’ pronosticando una crisi dell’esecutivo prima dell’estate. “Un governo come questo – ha avvertito Tajani  – non esiste in nessun Paese al mondo. Questa è l’ennesimo contrasto che c’è tra M5S e Lega, un governo così non può durare molto. Allora, avevamo ragione noi. Questo è un matrimonio contro natura ed è destinato a durare poco. Già sono separati in casa… Dopo le europee avremo un altro governo”.

Il che significa non chiudere con la Lega di Salvini, il giovine leader padano,  in programma di riportare all’ovile ben sapendo, che non è una cosa facile, visto i sondaggi che lo vedono all’apice del gradimento dei cittadini.

A bocce ferme, al momento, il centrodestra redivivo rappresenterebbe la maggioranza parlamentare con i ‘pentastellati’ nell’angolo e il capo del Viminale azionista di maggioranza. Cosa che al Cavaliere non fa certo piacere e se la vuole giocare, non si sa se in prima persona con una candidatura a Bruxelles, oppure logorando il fronte e cercare fortuna su altre sponde.

E, il Matteo di Pontassieve, potrebbe tornare utile in questa ottica, l’interlocutore “responsabile” su cui puntare le proprie carte. Una eventualità che ha già provocato smottamenti nel Pd alle prese con un congresso dagli esiti nefasti, comunque vada a finire, che prova a difendersi dagli attacchi del suo ex segretario. Martina, l’ultimo reggente democrat e candidato alle primarie, giocando in difesa, non ha potuto fare altro che archiviare le parole di Renzi come una “provocazione” per sottolineare i “disastri del governo gialloverde”, ma sottolineando di non avere nessuna voglia di chiedere scusa a Berlusconi affermando che “i problemi che abbiamo davanti sono figli della destra di questi anni e dei guasti che hanno prodotto. Dopodiché capisco il ragionamento di questa provocazione, cioè che è meglio una destra istituzionale che una destra nazionalista e populista. Non riabiliterei però scelte e persone che hanno fatto male in questi anni all’Italia”.

Una sua opinione, rispettabile come le altre che la vedono diversamente, ma che non mette e non leva nulla al vero nodo della questione: rassegnarsi al sovranismo populista  o reagire? Come?

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