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SENZA BUSSOLA Il ‘subcomandante’ DeMa, lo ‘sceriffo’ De Luca e le voci in metrò di una città allo stremo

di Gennaro Prisco

Voci in metropolitana, linea 2, Gianturco/Campi Flegrei. Ore 8.00 dell’ultimo venerdì di novembre 2018.

C’è un gran chiacchiericcio e i toni alti dell’indignazione popolare disturbano quanti giocano a Candy Crush saga. Ma la rabbia è troppa e lo stress inizia di buon mattino, ogni mattina, dovendo fare i conti con la mobilità che non va, privata o pubblica non fa differenza. Per tutti i disservizi, traffico e bestemmie.

Il sindaco sta senza soldi, il Comune rischia il fallimento e per fare soldi stanno per inviare una raffica di cartelle esattoriali. Vogliono essere pagati la ‘monnezza’. E figuratevi se uno non la vuole pagare. Ma, a parte il fatto che, come per le assicurazioni paghiamo dieci volte in più degli altri, ai cittadini manca la liquidità. E se uno deve scegliere tra il mangiare e pagare la ‘monnezza’ che fa? Mangia.

C’è chi afferma di aver letto che sono 123mila le famiglie che sotto l’albero di Natale troveranno un bel  cesto di 590mila euro di cartelle esattoriali.

In effetti, il vice sindaco, Enrico Panini, ci la sta mettendo tutta per far tornare i conti, mentre il subcomandante Luigi De Magistris, il primo dicembre 2018, andrà a Roma al “Teatro Italia”, per lanciare il suo Fronte rivoluzionario italiano che competerà alle elezioni Europee della prossima primavera, come tappa di un giro elettorale che si concluderà con la competizione per la poltrona di presidente della Regione Campania.

Il subcomandante vuole fare il governatore. Il subcomandante è uno che si auto convince. Pensa che lo stesso ‘culo’ che gli ha riservato la vita, essere diventato sindaco per caso della città, gli sarà riservato nella prossima campagna elettorale regionale.

Il titolo della manifestazione di Roma è eloquente: #oltreledisuguaglianze-Per una nuova coalizione dei popoli.

L’economista greco Varoufakis è raggiante. Salvini ride. Il Pd va alle primarie. Napoli affoga nel degrado e nel turismo. Il vice sindaco recapita cartelle esattoriali che non potrà incassare.

Quelli di “Magnammece ‘o Pesone”, un movimento civico napoletano, saranno della partita, così come gli altri movimenti civici che ruotano intorno alle visioni del sindaco. Saranno della partita, ma le regole del gioco sono cambiate. Il parlamento ha infatti approvato la nuova legge sulla sicurezza. Che oltre a produrre più invivibili clandestini, ha anche stabilito una linea durissima contro quanti occupano proprietà pubbliche e private a fini sociali. Su proposta del governo Conte/Salvini/DiMaio è stato reintrodotto il reato penale di blocco stradale, ostruzione dei binari (pena da uno a sei anni)  e la sanzione (da due a cinque anni di galera) per chi invade arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici e privati, al fine di occuparli o di trarne profitto.

Il subcomandante sindaco di Napoli ha già detto che a Napoli farà disobbedienza civile. Mica gli è saltato per la mente che non si può fare. Che  non lo può fare un sindaco, il quale deve applicare le leggi emanate dal parlamento. Avrebbe potuto dire, volete che sgombero le famiglie che occupano perché non hanno una casa per sé e per le proprie famiglie? Allora approvi il parlamento una legge sull’emergenza abitativa e un piano straordinario per l’edificazione nelle grandi metropoli di nuove residenze popolari.

“Magnammece o’ pesone” ha 5296 follewer e 5295 mi piace sulla pagina Facebook. Questi numeri dimostrano che c’è una corrispondenza tra i numeri, la carne, le ossa, il battito senza ‘sciatusc’. E che è un movimento reale di bisogni di massa. Saranno lì dove devono stare. Saranno sconfitti assieme al subcomandante. Ciò che resterà, ciò che provocherà nuovi conflitti sarà il problema non risolto di troppi, assai cittadini, che non hanno un tetto sopra la testa, che non possono pagarsi un fitto, che non hanno alcuna possibilità di avere assegnato un alloggio popolare e meno che mai potranno pagare la ‘monnezza’ per far quadrare i conti del loro subcomandante. Ciò che resterà sarà la miseria materiale di un popolo che non è abusivo perché occupa le proprietà altrui. E’ abusivo per stato di famiglia, per residenza. Che sopravvive arrangiandosi, da sfruttato, nella città del tutto e del niente.

Il subcomandante De Magistris sa che Napoli è una delle più importanti città europee e che avrà un peso nella definizione della rappresentanza parlamentare europea italiana. E si illude di vincere. Non ha capito, che la vera carta vincente, oggi, a Napoli, sembra un ossimoro, ce l’ha la Lega padana, quel Matteo Salvini che va a citofonare alla gente del Vasto e che ha una vera e propria passione per le ruspe.

Non l’ha capito nemmeno lo “sceriffo” della Contea Campana. Altrimenti non si spiegherebbe il come mai, nel casertano e altrove, a firmare per la candidatura dell’aspirante segretario nazionale del Partito democratico ci siano noti politici del centrodestra.

Nel chiacchiericcio metropolitano, anche lui è molto criticato. Dicono: De Luca ha acceso le luci d’artista alla Sanità, dice che il “pulcinellismo” deve finire. Il subcomandante dice che i soldi li hanno messi i cittadini, i commercianti e il Comune. Litigano. Su ogni cosa. E concludono con il populismo che è in gran voga: il polpettone non è abbondante, ci penserà Salvini a sistemare ogni cosa.

Quando c’era Lui… , quando verrà Lui… .  E noi? Noi che non amiamo questo modo di fare, che paghiamo il prezzo di questo agire politico, che perdiamo l’equilibrio con tutti questi salvatori della Patria che pensano di avere la verità in tasca, che hanno perso l’educazione e la gentilezza, che praticano come se non ci fosse un domani le cattive pratiche della prepotenza e dell’arroganza, che dividono le comunità con chi sta con me e chi contro di me, che fine faremo? Una brutta fine. Eppure, siamo maggioranza. Perché ciò che viene propagandato è falso. Ciò che è vero e che la prevalenza numerica è silente, è senza prospettiva, è senza partito, è senza leader.

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