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SCRITTORI SCONOSCIUTI. “Diario di un reazionario” di Giuseppe Grillo: ventiquattresima puntata

Abbiamo iniziato con “Diario di un reazionario” di Giuseppe Grillo, la pubblicazione a puntate di opere di narrativa scritte da autori sconosciuti, invitando a partecipare chiunque abbia un lavoro letterario riposto nel cassetto e vuole provare l’effetto che fa a presentarlo a un pubblico di lettori che ci auguriamo numeroso.Grillo, 52enne napoletano, ha deciso dopo tanti tentennamenti di farsi conoscere e noi vogliamo dargli una mano perché crediamo che lo meriti. Ecco la ventiquattresima puntata.

“DIARIO DI UN REAZIONARIO”

17 giugno

Gennaro è sempre stato un battitore libero, un piccolo imprenditore sui generis impegnato in modesti traffici che gli hanno consentito, nel corso degli anni, di godere di un benessere economico proporzionato alla sua ambizione. Furti di auto su commissione, truffe assicurative, gestione per conto terzi di una rete di spaccio locale, ricettazione di armi. Con il passare del tempo, invece di spiccare il volo, si è adagiato come un pensionato su una rendita standard. Ha abbandonato tutte le attività che comportavano la minaccia di un rischio minimo e ha costituito una società interinale per reclutare personale specializzato in attività illegali. Vincolata alle leggi di mercato, l’agenzia è decollata con il contributo del miglior offerente, ‘o Barone, che è diventato di fatto il committente esclusivo. Con il monopolio sulla forza lavoro, don Michele ha sbaragliato la concorrenza governando un territorio fertile con l’audacia di un tycoon e la scaltrezza di un politico scafato. Tutto questo bene nelle mani di una sola persona, però, ha generato invidia e risentimento, spingendo Fofò – lontano dalle luci della ribalta – a ricorrere alle prestazioni di alcuni guastatori, ignari esecutori di ordini incomprensibili. A coordinare la squadra sovversiva si è candidata sin dall’inizio Susetta, convinta sostenitrice dell’intero progetto. E’ lei che si è occupata di assoldare i soggetti idonei alle azioni fulminee ed episodiche preoccupandosi – come nel caso del Cardillo – di risarcire gli eventuali danni collaterali. Un’organizzazione del genere ha dei costi, ma chi paga?

 

20 giugno

Tutto è accaduto troppo in fretta ed io mi sono perso l’essenziale, sorvolando con leggerezza sulla formazione distorta che dai primi anni di vita si evolve ruotando intorno all’imitazione per trasformarsi, dall’adolescenza in poi, in una forma mentis strutturata e inalterabile. Mi hanno accettato ma, come uno straniero che sta imparando la lingua di una cultura per lui ostica, fatico ad integrarmi. Sono certo che non vogliono rivelarmi il segreto più recondito, quello che li rende immuni e rassegnati di fronte alle avversità della vita, la molla che li fa rialzare come marionette anche quando hanno ricevuto colpi letali per i comuni mortali. Eppure alcuni di loro non si sono aggiornati e commettono errori che in un’attività criminale risultano fatali. Lavorare nel settore “pacchi”, ad esempio, è diventato più complicato: è improbabile, per chi è nato in questa città, lasciarsi abbindolare da un perfetto sconosciuto che ti offre a prezzo stracciato uno smartphone di ultima generazione. E ancora meno credibile è l’abbigliamento, da parata carnevalesca, che questi dilettanti indossano per consumare la truffa. L’ultimo di questi pagliacci, in ordine di tempo, che mi è capitato di notare indossava un pantalone ad alta visibilità dell’azienda municipalizzata per la raccolta dei rifiuti; un giubbotto antipioggia con il logo di una società di corrieri e un paio di scarpette nere, nuove e griffate. E tentava di fregare un pakistano. Ma per favore….

 

22 giugno

“Tu vuo’ fa ‘o sfaccimm’ e invece nunn’ ‘e capito manco ‘o cazzo!”.  Gennaro ha potuto finalmente dare sfogo al suo rancore nei miei confronti, ma capisco che per lui è una liberazione e non me prendo. “Lo sai come chiamano mia sorella nel quartiere? Assunta anciarosa. E lo sai perché? Presta i soldi con l’interesse: è una strozzina, una cravattara, un’usuraia. Li comprendi questi termini, prufesso’?”. “E che ci voleva per dirmelo? – gli dico – Mica faccio l’investigatore privato”. “No – ribatte – il punto è che tu vivi nel mondo dei sogni, sei come il bello addormentato che aspetta il bacio della principessa. Solo che Susetta non ha nessun interesse a farti risvegliare”. Un leggero shock l’ho subito e, mentre le emozioni più disparate si addensano come una nebulosa, provo a fare un primo provvisorio bilancio di quanto mi sta accadendo. E intanto Gennaro continua a confessarsi: “I nostri genitori ci hanno lasciato un piccolo capitale, e non sto qui a spiegarti come l’hanno accumulato; la mia parte l’ho investita seguendo uno schema, diciamo così, più dinamico perché il denaro deve girare. Susetta no: lei che è una conservatrice ha preferito tenerli sottomano sfruttando la fame della povera gente”. “E da quando in qua provi compassione per i meno fortunati?” – gli chiedo. “Chiariamo un punto – mi dice – a me degli altri non me ne fotte proprio niente. Però a me mi devono lasciare stare, e mi riferisco a quella chiavica di mio fratello che dal carcere sta facendo il direttore di orchestra. E se di me che sono sangue del loro sangue non hanno rispetto, pensi che ne possano avere per te ca nun si nisciuno? Senza offesa, si intende”. E no, caro mio, è qui che ti sbagli – mi verrebbe di dirgli. “E Susetta che ruolo ha in tutta questa storia? – gli chiedo. “Caccia solo i soldi. E Fofo’ fa i fatti suoi”. Tutto chiaro. Ora devo solo scoprire dove li nasconde.

 

23 giugno

Aspetto che rientri dal suo giro pomeridiano – adesso non sono neanche più certo di cosa faccia realmente durante le sue uscite – tentando di preparare nel frattempo la scaletta delle poche ma stringenti domande che la costringeranno a dirmi tutta la verità. Ho bisogno della conferma di quanto mio cognato mi ha riferito sulla sorella con il suo solito cinismo che dimostra come nel clan degli Esposito non attecchisca nulla che non sia legato a un tornaconto personale. Durante l’attesa ogni tentativo di ordinare le argomentazioni all’interno di uno schema razionale fallisce; mi muovo troppo e anche i pensieri sono intorbidati dall’agitazione. Solo un proponimento si staglia nitido dal mio stato confusionale: emergere vittorioso dalla battaglia, qualsiasi cosa accada.

 

23 giugno tardo pomeriggio

“Ma che tieni? Pare ca te muort’ ‘o cane!”. Susetta è diretta ed io sono trasparente come una brocca d’acqua distillata. Poche parole mi hanno fatto perdere la baldanza e ora annaspo per rimettermi alla pari, tentando di vanificare il suo momentaneo vantaggio. “Niente – le dico – nun tengo niente. Però pensavo che io te non stiamo cercando di costruire una specie di famiglia ma una società per azioni;  vota e gira e si parla sempre di come fregare il prossimo. Sempre sul chi va là, senza mai trovare un momento di pace”. Susetta sembra riflettere sulle mie parole, ma è solo il tempo che si prende per accumulare il veleno che immancabilmente mi sputa addosso: “Mario, la nostra non è una telenovela, è vita reale. Per ottenere quello che hanno gli altri dobbiamo sudarcelo….e tu mi vieni a fare il moralista. Hai conosciuto Fofò che ti ha dato un’opportunità che uno come te non avrebbe mai immaginato”. Ecco, siamo arrivati al dunque. “Perché cosa sono io, un appestato? – le chiedo – Mi sono adattato, guadagno di mio e non ti faccio mancare niente. Che vuoi ancora?”. “Voglio farti comprendere il tuo ruolo: tu sei un pescetiello di cannuccia, devi ancora crescere e non puoi permetterti di fare il passo più lungo della gamba. Devi stare al tuo posto”. Certo che tra Batman, Anciarosa e ‘o Barone mi ritrovo ad essere il galoppino di una congrega di boss. Tutti con una predisposizione innata al comando. “E tu chi sei per darmi questo consiglio spassionato? – le dico. “Non provocarmi – risponde risentita – ti sto spiegando come funzionano le cose. Poi fai come vuoi”. Non le rispondo, mi alzo ed esco. E mentre scendo le scale mi pento di essermi lasciato trasportare da un’impulsività che gioca a mio sfavore e che mi costringerà – quando ritornerò alla carica da Susetta – a recitare la parte, poco edificante, del figliol prodigo.

 

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