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Gli inglesi hanno inventato il calcio, hanno il campionato più ricco al mondo, ma paradossalmente non vincono più in Europa: perchè?

Il calcio non è mai scontato anche quando potrebbe sembrare di esserlo, perchè è da quando gli inglesi hanno inventato questo sport che diventa opinione comune qullache a vincere i titoli sono sempre i club più ricchi, le squadre con più campioni, le nazioni con più tradizione calcistica eppure non è sempre così, anzi molto spesso non è così, e l’Inghilterra ne è proprio l’esempio più chiaro di quanto nel calcio non c’è nulla di scontato, soprattutto quando si banalizza il concetto che ricchezza di fatturato equivale a maggiori titoli. Se ne facciano una ragione quelle strane figure che sono oggi i commercialisti del calcio, quelli che sanno parlare solo di marketing, budget, plusvalenze, bilanci, trascurando la vera essenza del calcio, e cioè la passione dei tifosi, il sentimento di appartenenza che lega indissolubilmente una squadra di calcio al proprio ambiente. E’ complesso da spiegare, però è abbastanza evidente che oggi in questo calcio moderno, nonostante imperasse l’economia, il business, a vincere sono quasi sempre quelle squadre, quei club di grandi tradizioni popolari. Sarà mica un caso che la Spagna è la nazione che almeno da dieci anni domina il calcio europeo e mondiale? No, non lo è affatto, perchè è una nazione che punta molto al prodotto interno, investendo moltissimo nei settori giovanili e lo fanno sopratttutto i grandi club nonostante investissero moltissimo anche nelle top star internazionali, e se riescono a far convivere giovani talenti indigeni e i migliori fuoriclasse stranieri è chiaro che tutto il movimento spagnolo ne beneficia. Anche in Italia quando si riaprirono le frontiere arrivarono grandi calciatori da ogni parte del mondo, ma questo non pregiudicava che affianco ai campioni stranieri non potessero emergere i campioni nostrani, anzi crescere all’ombra di certi fuoriclasse migliorava anche la qualità degli italiani,  e sono stati ciclicamente tre i periodi in cui il nostro calcio ne ha veramente beneficiato in termini di titoli, ed esattamente negli anni ’60 con la grande Inter di Herrera e il Milan di Rocco, e poi negli anni ’80 sempre con il Milan, stavolta di Berlusconi, con cui hanno vinto più volte in Europa sia Sacchi, che Capello, e dopo il 2000 con Ancelotti. Non è stato nemmeno un caso che malgrado gli stranieri presenti in queste squadre si vinceva anche con la Nazionale, perchè nel ’68 si è vinto l’unico Europeo presente in bacheca della nazionale, nell”82 il mondiale con Bearzot e nel 2006 con Lippi. Impossibile che siano solo coincidenze, e questo lo dimostrano ancor di più gli spagnoli negli ultimi 10 anni perchè vincono quasi sempre loro, sia a livello di club in ogni competizione europea e sia a livello di nazionale, nonostante le grandi star presenti nelle due maggiori club iberici, che chiaramnte non giocano in nazionale spagnola. Quindi è sbagliato pensare che sono gli stranieri a impoverire il prodotto interno e quindi la nazionale, e allora quale sarà il segreto affinchè una nazione, un club, una squadra possano vincere più degli altri? A nostro avviso il segreto sta nel valore che si da al senso di appartenenza in un club e in una squadra che si identifica e rappresenta esattamente l’anima dei suoi tifosi, perchè il calcio è lo sport che più di tutti incarna la metafora della guerra e in guerra quello che conta di più è lo spirito patriottico e se quello spirito non potrà essere totalmente incarnato da professionisti mercenari fra i calciatori stranieri , sarà sicuramente incarnato da quelli locali e  dalla passione dei tifosi di quella squadra e a maggior ragione quello spirito patriottico verrà rappresentato sia dai tifosi che dagli stessi calciatori nostrani quando poi si gioca per la nazionale. Chiaramente però, migliore sarà la qualità degli stranieri e migliore sarà anche la crescita e la qualità dei talenti indigeni. Purtroppo però nel calcio business, quello delle pay tv, degli sponsor, dei diritti Champions dei procuratori, prevale più di tutto il concetto economico, più che quello sportivo o nazionalistico e allora succede che la Premier League inglese, di gran lunga il campionato professionistico più ricco di risorse economiche non produce da quasi un decennio una sola vittoria in campo internazionale, volendo escludere la casuale vittoria del Chelsea di Di Matteo nel 2012, per non parlare a livello di Nazionale dove nel Regno Unito sono fermi all’unico Mondiale della Coppa Rimet vinta in casa nel lontano ’66. Eppure si sta parlando degli inventori del calcio, la nazione che per decenni ha dominato in Europa a livello di club, vincendo per quasi sette anni consecutivi qualsiasi trofeo continentale, addirittura con squadre oggi scomparse dai massimi campionati, tipo Aston Villa e Nottingham Forest che vinse la coppa con le orecchie addirittura due volte consecutive ne ’79 e nell’80. Quello di allora era un calcio inglese di grande tradizione britannica, incarnava perfettamente lo spirito guerriero e nazionalista del Regno Unito, praticamente le squadre erano per lo più composte solo da calciatori provenienti dalla Gran Bretagna, quindi oltre agli inglesi, vi erano irlandesi, scozzesi, gallesi, ed anche gli allenatori erano tutti di nazionalità britannica. Questo per dire ancora una volta che il sentimento di appartenenza nel caso del calcio inglese di allora giocava a maggior ragione un ruolo fondamentale a tal punto che pure sugli spalti si assisteva alle partite come si fosse in guerra, la famosa metafora…. con il fenomeno Hooligans che imperversò in tutt’Europa fino alla tragedia dell’Heysel e la conseguente squalifica del calcio inglese dalle coppe europeee, e per anni fu buio totale finchè il calcio inglese non si è riformato radicalmente e sconfitti gli Hooligans, fatti gli stadi nuovi, aperto totalmente agli stranieri anche fra i proprietari dei club, si riapre un nuovo ciclo, che però paradossalmente non ha più prodotto gli stessi successi del vecchio e guerrafondaio calcio inglese, perchè ormai i grandi club erano stati presi da americani, russi, arabi con lo scopo primario di fare affari e investimenti diversi attraverso il calcio e quindi avevano perso quella connotazione di forte senso di appartenenza sportiva  che avevano un tempo, tranne ancora  che per il Manchester United che aveva mantenuto con il top manager Alex Ferguson una gestione più tradizionale. Infatti i reds di Sir Alex, sono stati i più vincenti dal dopo Heysel. Oggi in Inghilterra hanno un campionato che fattura più di tutti, vi sono almeno 5 o 6 club di altissimo livello economico, basti pensare che nella Champion Ship, per intenderci la serie B inglese, ci sono club che prendono gli stessi soldi dai diritti tv della Juventus, e nonostante cio e l’apporto delle grandi star e dei grandi allenatori stranieri, raramente vincono in Europa. In Premier League su 20 squadre, solo 4 di queste sono allenate da allenatori del Regno Unito e non sono nemmeno i club che vanno per la maggiore, poi imperano da anni i vari Mourinho, Benitez,  gli italiani in tutte le salse, da Zola a Vialli da Ranieri ad Ancelotti, da Conte a Sarri, poi portoghesi, spagnoli, tedeschi, insomma la tradizione britannica e l’orgoglio di chi ha inventato il calcio ‘palla lunga e pedalare’ che va a farsi benedire a favore del Tiki taka o del catenaccio. Ora non è che si vuol dire che gli allenatori stranieri siano la causa degli insuccessi inglesi, tutt’altro, però è strano che nonostante la grande qualità dei migliori allenatori del mondo, di grandissimi calciatori, di enormi fatturati, non si riesce a vincere come in passato che si era più poveri economicamente ma sicuramente più ricchi di orgoglio patriottico e soprattutto con la scuola degli allenatori inglesi. Insistiamo su questo tasto perchè è evidente che è quello su cui più bisogna riflettere, altrimenti non si spiega che grandi club gestiti da magnati americani, oligarchi russi, sceicchi arabi, che possono permettersi di tutto, non riescono a vincere in Europa come fanno gli spagnoli di Real e Barcellona, ma nemmeno come Atletico Madrid e Siviglia, oppure come il Bayern tedesco. Anche in Francia è strano che una delle squadre più forti al mondo per qualità dei suoi calciatori e ricchezza del suo club non va più in la di una vittoria di campionato nazionale. Il City è da anni che sulla carta dicono sia favorita a vincere la Champions e invece si ferma sempre prima della finale, esattamente come il Psg, eppure hanno tutto per stravincere e allora cosa sarà? A nostro avviso sarà che Real, Barcellona, Bayern, e tante altre spagnole e tedesche sia fra quelle che fatturino tanto che non,  hanno soprattutto alla base dei loro successi un grande sentimento di appartenza, perchè quei club sono pensati e gestiti, anche se in modo diverso,  tutti ad azionariato popolare e non sarà un caso che è ilsentimento dei tifosi  che prevale e che spinge affinchè questi club dominano in lungo e in largo sia nella propria nazione che in tutto il continente. Non è un problema solo degli inglesi, perchè adesso lo è anche per gli italiani, visto l’arrivo di presidentoi americani, cinesi o fondi monetari a gestire i maggiori club,  queli che più di tutti fondano sul fatturato e sul calcio business per raggiungere certi livelli, ma nonostante ciò non vincono in Europa, e a nostro avviso sarà proprio questo il vero problema, cioè quello di privilegiare il fatturato, il business, il marketing alla gloria sportiva. La stessa Juventus ha una sua forza a livello nazionale perchè è da sempre gestita da una famiglia italiana e sostenuta dalla maggioranza dei tifosi del paese,  anche se come molte inglesi e altre italiane non vincono in Europa ma ci tentano in tutti i modi a farlo proprio attraverso la grande spinta dei tifosi. Non sarà nemmeno un caso che una squadra come il Napoli, club infinitamente inferiore a Juventus per non dire a Psg e Liverpool con cui se la gioca nel girone, riesce a combattere grazie alla sola arma del senso di appartenenza, altrimenti non si avrebbe scampo e non si spiegherebbe diversamente questa capacità di competere, e noi pensiamo che proprio una città come Napoli e i suoi abitanti così fortemente pervasi dal sentimento di appartenenza ad essere la vera forza della squadra e del club,  ed è per questo che proprio a Napoli bisognerebbe riflettere su un modello di azionariato popolare stile Barcellona perchè entrambi città in cui il separatismo da altre  si sente maggirmente dove si ha più bisogno di affermare la napoletanità allo stesso modo della catalanità a Barcellona e affermare proprio questo sentimento a Napoli così unico nel panorama calcio italiano e anche  europeo e potrebbe essere quella dell’azionariato la vera svolta per far si che un club come quello azzurro diventi veramente grande e vincente. Diversamente ci sono poche speranze di emergere più di tanto, ma questo vale adesso anche per tutto il calcio italiano, persino quello ricco inglese e tutti quelli che pensano che nel calcio di oggi si vince solo grazie ai fatturati.

Pippo Trio

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