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Lezioni di calcio per tutti, in giro per l’Europa

Il week end calcistico non è ancora finito che già sua maestà il campo ha ribadito ancora una volta che  il Dio del Calcio smentisce tutti i professoroni che credono di essere i depositari della verità. Fra venerdì e sabato, come se si fosse ad uno di quei congressi internazionali sul calcio, in giro per l’Europa si sono disputate una serie di partite molto istruttive, educative, formative che smentiscono totalmente tutta una serie di convinzioni e correnti di pensiero che si hanno su questa materia semplice ma complessa che si chiama Football tanto per usare un termine di chi ha inventato questo sport che in Italia chiamiamo Calcio. Venerdì 8 dicembre 2018, Allianz  Stadium di Torino,  in scena il sempre polemico derby d’Italia fra Juventus ed Inter, alla fine il risultato che ti aspetti ma che il campo sembrava smentire, vista la sorprendente superiorità offensiva dell’Inter, che mangia due gol uccellando la difesa più forte al mondo, facendo credere a tutti che forse i nerazzurri riapriranno il  campionato italiano apparentemente già deciso, poi esaurita la carica offensiva dell’Inter,  quando la partita sembra mettersi sul pareggio, ecco che fra le gambe tese dei difensori interisti spunta come sempre il testone di Mandzukic che richiude ancora una volta il discorso campionato alla maniera della Juventus, quella squadra cinica che senza fare granché porta i tre punti a casa. Ma la Juventus essendo una grande squadra allenata da un grande tecnico e mentalizzata da una grande società, all’occorenza sa vincerle in qualsiasi modo, quindi di classe, di fisicità, di tattica, di aiutini e persino quando non gioca granché, perché la prima vera ed eterna Lezione  del Calcio è che l’unica cosa che conta è vincere, e questo alla Juventus lo sanno bene,  quindi fare sempre un gol più degli avversari o prenderne uno in meno, fate un po’ voi , al di là di come tutto ciò avviene. La lezione alternativa del calcio arriva anche dal San Paolo di Napoli,  dove i puristi dell’undici titolare storcono sempre il naso quando Ancelotti ufficializza la formazione, talvolta esagerando nel turn over e fornendo preventivamente le critiche agli opinionisti che non vedono l’ora di bacchettare uno dei tecnici più titolati al mondo,  quasi sperando di una capitolazione del Napoli per rinfacciare al grande Carletto la sfacciataggine di certe scelte, e invece ci si ritrova in una sola partita, seppure contro una squadra nettamente inferiore, ma pure il Chievo lo era, con un Ounas nelle vesti del  piccolo Maradona, Luperto perfetta controfigura di Albiol, il Ghoulam dei vecchi tempi prima che si rompesse due volte, il terzo portiere, che poi sarebbe il primo, che si alterna agli altri due bravissimi senza alterare la difficile psicologia del ruolo sempre così labile in chi svolge queste mansioni,  a dispetto di chi dice che il portiere titolare deve essere sempre e solo unico. Infine, finalmente aver visto questa specie di oggetto misterioso di Younes, che si pensava essere un ragazzo strampalato, alquanto lunatico, di fisico tarchiato, ma insospettabilmente tecnico e veloce. Con Ancelotti non ci si annoia mai, ad ogni partita un film diverso, roba per intenditori, ma di quelli che scarseggiano ancora fra tribune stampa e salottini televisivi, perché puntualmente smentiti in tutto,  eppure continuano imperterriti a partorire opinioni demenziali quando non incompetenti ed affrettate. Terza lezione di calcio, quella più interessante arriva da Londra, quartiere Chelsea, stadio Stamford Bridge, dove si affrontano i massimi integralisti del calcio il Comandante  Sarri e lo Jihadista Guardiola, entrambi una sorta di talebani della difesa alta, del pressing forsennato, del possesso palla, delle trame veloci di gioco ad un tocco e via in quella ragnatela infinita di passaggi, fino a che qualche fuoriclasse o la casualità del calcio non traduca in gol quel lungo cazzeggio di giro palla. Era curioso capire chi avesse vinto fra i gemelli diversi, si sospettava lo facesse   ancora una volta Guardiola, fuoriclasse assoluto di questo modo ottuso di giocare ed infatti è stato il buon Pep a imporre gioco offensivo per tutto il primo tempo e Sarri sorprendentemente arroccato in difesa come un allievo di scuola trapattoniana, finché i suoi blues non si divincolano dal morso e dalla morsa del serpente Guardiola,  perforando la rete avversaria e metterla finalmente per il verso giusto riproponendo finalmente in modo più sereno sprazzi di Sarri Ball. Del resto uno fra i due integralisti avrebbe pure dovuto soccombere, magari se avessero giocato uguale l’avrebbero pareggiata ma alla fine è venuta fuori una partita diversa e sorprendentemente ha vinto il calcio antico, quello  quasi all’italiana, ma anche all’inglese di palla lunga e pedalare rispetto alle spumeggianti manie di grandezza tipiche spagnolegianti che pure Sarri sperimenta maniacalmente ad ogni allenamento e partita. Incredibile ma vero, Sarri in primis rifletti su questa lezione che il calcio casualnente gli ha regalato invece che di offendersi sulle accuse di difensivismo. Altre lezioni di calcio sono arrivate dalle partite delle squadre romane, ma anche dal derby dell’Andalusia fra Valencia e Siviglia,  giusto per ricordare a tutti che nel calcio mai nulla è finito e che solo quando l’arbitro fischia per tre volte il risultato deve considerarsi ufficiale. Sì, perchè tutte e tre le partite si sono ribaltate all’ultimo respiro, cosa che avrà fatto felici alcuni fra gli scommettitori che stavano stracciando già le proprie bollette ormai compromesse,  e fatto smadonnare altri come anche chi vi scrive che già pregustava di presentarsi alla cassa pensando che la Roma avesse già vinto. Morale della favola del calcio, è che ancora una volt ha insegnato a tutti che non esistono verità assolute, sistemi di gioco e moduli vincenti, e neanche esistono inventori di questo gioco antico e crudele, che partite e campionati sono chiusi solo quando sono chiusi per davvero, perché il calcio è come la matematica, non è un opinione checchè tutti si ostinano a opinare trastullandosi delle proprie opinioni,  ma il calcio al contrario di quanto si pensi è una scienza esatta fatta di numeri relativi durante, e definitivi al risultato finale, quindi che la smettano tutti di continuare a dire cazzate in proposito perché ancora una volta è dimostrato che nel calcio non esiste certezza, nonostante certe mode appariscenti. Ma siamo pur certi che forse neanche queste lezioni di calcio saranno servite e vedrete, già  da domani si continuerà a dire puttanate al riguardo. Intanto assistiamo e godiamoci le ultime lezioni di calcio di questo week end con quel che rimane da giocare, e su tutti il Clasico dei classici, l’attesissima finale di ritorno di Copa Libertadores fra River Plate e Boca Juniors, l’andata alla Bombonera  è finita 2 a 2  ma il ritorno si gioca a Madrid per motivi di sicurezza sperando che almeno sugli spalti e in terra argentina se ne stiano buoni! Buon calcio a tutti!

Pippo Trio

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