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Serata ‘Cool’ all’Archeobar: acqua, sassi e parole nomadi

Napoli 13 dicembre 2018 “Anche le Parole sono Nomadi”. Serata insolita. Dieci Amici, dieci Parole. Organizzata dalla associazione Cool  con inizio alle ore 18.00 all’Archeobar di via Mezzocannone 101 bis

I Dieci Amici: Michele Caiazzo, Pasquale Cesarano, Sara Concilio, Bruno Di Pietro, Marco Esposito, Gaetano Fermato, Chiara Inizio, Milena Miranda, Ernesto Paolozzi, Gennaro Prisco

Le Dieci Parole: Futuro, Calcio, Bellezza, Rivoluzionario, Mancante, Notizia, Infinito, Lavoro, Dignità, Odio

di Gennaro Prisco

Quando pensammo di dedicare una serata alle Parole, approdammo immediatamente su una sponda di un fiume d’acqua tumultuoso, che solo a tratti lasciava emergere i sassi.  E le pietre levigate diventarono lo specchio di ciò che il fiume, le Parole, avevano dinanzi ai nostri occhi.

E seguimmo il percorso del fiume, immaginario e non.

Sotto la strada napoletana scorre un fiume leggendario. Noi camminiamo sull’acqua. I nostri palazzi sono costruiti su fondamenta  d’acqua. I nostri odori e sapori sono d’acqua evaporata. Il nostro linguaggio è acqua, si adagia, è cristallino nel suo significato. E non è l’Italiano, è pensare napoletano.

L’Acqua, le Parole, i Sassi.

Dieci Sassi.

Questo il numero. Li abbiamo contati più volte, visibili e senza nome. Si può dedicare una serata alle Parole senza dare un nome ai Sassi?

Così abbiamo invitato alcuni dei nostri amici ad unirsi a noi, a venire sulla sponda a guardare i Sassi emersi nell’agitazione dell’acqua e dare ad ogni di essi il suo nome.

Dieci Amici, dieci Sassi, dieci Parole.

Tu che nome gli daresti a quello che appena si vede levigato? Lo chiamerei Bellezza. Perché è bello ciò che appare ai sensi e a allo spirito. Ed invece tu, come lo chiameresti quello tutto affilato? Odio. Perché esprime un sentimento di forte e persistente avversione verso la legge della natura, verso la verità turbolenta del fiume. E tu, quello che sai che c’è perché riflette alla luce, come lo chiameresti? Mancante. Perché è un Sasso privo di qualcosa, una misura insufficiente. E’ lì e non è lì. Dai continuiamo.

Io chiamerei quello che è saldo prima del salto a cascata, Infinito. Perché non ha principio e non ha fine, separa il mio infinito dagli altri infiniti mondi che sono a valle e che giungono a mare. Io chiamerei quello liscio, a forma di elisse, che sta proprio sotto di noi, Notizia. Perché è una Notizia un Sasso completamente emerso. Quello, quello piccolo piccolo, quello che sta al centro del fiume, lo chiamerei Rivoluzionario. Perché è un nome che gli sta a pennello. Un piccolo Sasso è un’idea, una teoria, una scoperta, un libro, un quadro, una nuova forma, un nuovo contenuto. Un piccolo Sasso può diventare una grande Sasso.

Come quello? Si, proprio come quello lì, Futuro. Non è proprio un nome adatto alla dimensione umana. Il Futuro non è la grande speranza che agita il fiume? Si, è così. Ma ci sarà un  Futuro? Se c’è quel Sasso lì, se ancora è emerso, si. Guardatelo, è un Sasso con gli angoli arrotondati, lo chiamerei Dignità. Ed io, quello che gli sta quasi incollato, lo chiamerei Lavoro. Ci stanno bene insieme.

E’ rimasto solo il primo Sasso. Chi deve scegliere il nome lo guarda attentamente, è una linea, delimita un campo d’azione dal quale partire. Poi chiede silenzio. Il suo nome è Calcio, la cosa più importante tra le meno importanti.

Era novembre, lasciammo il fiume portando con noi i fogli su cui avevamo scritto i nomi, le Parole. Le portammo via da lì. Diventarono il nostro cammino, diventarono Nomadi. Diventarono 13 dicembre 2018. Diventarono Cool. Diventarono Archeobar. Diventarono ascolto.

 

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