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Paura alle urne, M5S in panne: emendamento election day in Manovra, poi la retromarcia

Cinquestelle in panne. In crisi di popolarità e sempre più giù nei sondaggi le stanno provando tutte per cercare di rimanere a galla almeno fino alle europee. Prima un emendamento alla Manovra a favore dell’election day, poi la retromarcia. Paura.

di Peppe Papa

Non sono giorni semplici per il M5S che vede sfumare il suo sogno di potere appena messo piede nella “stanza dei bottoni” ed è costretto a giocare in difesa, cosa a loro poco consona, avendo finora condotto la partita all’attacco.

Pertanto, presi dal panico, finiscono per andare in confusione commettendo errori tattici uno dietro l’altro che certo non aiutano a recuperare il terreno perduto nei confronti della Lega, loro alleato di governo.

Così, nel tentativo di scongiurare un più che probabile ridimensionamento alle urne alle prossime Regionali, hanno prima provato ad inserire un emendamento nella Manovra per accorpare queste alle elezioni europee del 26 maggio, poi rimangiarsi tutto dopo qualche ora.

Il provvedimento, presentato in parlamento nel fascicolo di quelli cosiddetti “segnalati” – vale a dire destinati a passare a prescindere – giustificava la sua natura dalla necessità di ridurre i costi delle consultazioni per le casse dello Stato. “Al fine di garantire la più elevata partecipazione dei cittadini alla vita politica […] – recitava il testo – nonché il contenimento dei costi a carico della finanza pubblica, […] gli organi che scadono nel primo semestre dell’anno sono rinnovati nel turno primaverile, che si tiene in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno”. Poi l’affondo al vero bersaglio: “Qualora in un turno elettorale si debbano svolgere le elezioni europee, la data del turno è stabilita nella stessa data”.

Perfetto. Solo che la realtà, spesso per i pentastellati, è una ‘congiura’ contro di loro e quindi va esorcizzata, costi quel che costi, anche a rischio di fare una brutta figura.

Si dà il caso che se la Basilicata aveva già optato per la medesima data anche le altre Regioni in competizione, Sardegna, Piemonte e Abruzzo, avrebbero dovuto accodarsi. Cosa che, soprattutto in Abruzzo che ha da tempo convocato il turno elettorale per il prossimo 10 febbraio e la sfida tra le forze politiche è più accesa che mai, non sarebbe stata possibile senza provocare ulteriori fibrillazioni politiche territoriali controproducenti ai fini stessi del voto. Dunque, la  retromarcia su tutti i fronti, con la smentita rilanciata sulle agenzie di stampa a firma del parlamentare pentastellato, Gianluca Vacca dal titolo inequivocabile: “M5S, emendamento election day sarà ritirato”.

“Contrariamente a quanto riportato da alcuni organi di stampa – ha affermato Vacca – non c’è nessun emendamento del governo per l’election day e quello di iniziativa parlamentare sarà ritirato”.

Bene, meglio lasciar perdere, petto in fuori e andare avanti “il cambiamento siamo noi, nessuno può fermarci”.

Intanto, monta la paura, mentre Salvini è sempre più aggressivo e la bolla gialloverde sembra sul punto di scoppiare. Grillini e ex padani sono attesi alla prova del fuoco, dare conferma cioè alle attese degli italiani che li hanno votati in virtù delle promesse fatte.

Un rischio per entrambi, anche se il capo del Carroccio dalla sua può vantare un aplomb comunicativo che ha fatto strame di quello del suo omologo Di Maio e quindi potenzialmente potrebbe uscirne meglio in termini di consenso.

Ma è tutto da vedere, gli italiani si sa sono un po’ cialtroni, ma alla fine capaci di vedere lungo. Nel caso, sanno essere cinici come nessuno al mondo. E’ storia.

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