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Tempo di civismo: Bassolino recita il ‘mea culpa’ ed è pronto a tornare

Antonio Bassolino su Facebook recita il ‘mea culpa’ sugli errori commessi all’epoca della battaglia delle primarie del Pd per la carica di sfidante alla poltrona di sindaco di Napoli. Troppo ‘comunista’ per lasciare il partito alla deriva e cimentarsi con una sua lista civica, scelta fatale che gli costò la chance di un ritorno a Palazzo San Giacomo che in molti vedevano come un’alternativa credibile a De Magistris e che ancora oggi, stando ai like e gli inviti a riprovarci ricevuti sul post, sarebbero disposti a sostenere. E’ tempo di civismo e lui è il primo a saperlo.

di Peppe Papa

Con un lungo post su Facebook, Antonio Bassolino ha fatto ammenda degli errori commessi tre anni fa, quando provò la scalata a Palazzo San Giacomo, ma non ha nascosto il desiderio, mai sopito, di riprovarci. E questa volta senza partito, così come all’epoca molti osservatori politici e suoi fedelissimi gli avevano consigliato.

Troppo ancora ‘comunista’ per una scelta del genere, un limite da lui stesso riconosciuto nella riflessione affidata al social. “Facebook – ha scritto – mi ricorda che esattamente tre anni fa, il 20 dicembre 2015, inaugurai il comitato per le primarie in vista delle comunali. Ero molto motivato, allora. Mi ero preparato con serietà, sul piano fisico e intellettuale. Avevo fatto la maratona di Firenze, quella di 42 km, ed ero salito oltre i 4.000 metri in Nepal. Avevo idee per Napoli e voglia di fare”.

Purtroppo per lui le cose presero una piega inaspettata e qui il rammarico, per uno della sua statura politica, di non aver previsto quanto si stava preparando per mandarlo definitivamente “in pensione”.

Le primarie furono una schifezza – ha ammesso – e poi seguirono le firme false per le elezioni. Fu superata una soglia politica e morale, e il Pd cadde in un baratro che poi ebbe conseguenze anche per le sconfitte nazionali. Ma mi è anche chiaro che feci un errore politico”

Ecco il mea culpa che potrebbe aprire le porte ad una nuova avventura se, come pare, ancora se la sente.

“Mi posi l’obiettivo – ha ricordato con rammarico – oltre che di vincere la battaglia per Palazzo San Giacomo, di tirare fuori il Pd dalla sua crisi. Dovevo invece lasciar stare le primarie, che molti dirigenti non volevano e che poi hanno reso farlocche, e fin da quando avevo scritto ‘mi candido’ andare avanti in modo civico. Avevo intuito che era questa la scelta giusta ma ebbe influenza su di me il filo che mi lega ad una lunga storia politica. Fu un peccato, e comunque nei modi possibili cerco sempre di perseguire il bene della città”.

Cosa di cui nessuno dubita e gli attestati di stima ricevuti, i commenti di quanti non aspettano altro di una sua discesa in campo e i like a centinaia sotto il post, sono lì a testimoniare che l’ex sindaco del “Rinascimento napoletano” è ancora considerato, in maniera del tutto trasversale, l’unico in grado di ridare lustro alla città di Partenope. Certo, ci sono larghe sacche di detrattori che ancora ricordano il suo ventennio di potere prima a Napoli, poi in Campania, ma niente possono contro un popolo che ha bisogno di un riferimento solido cui affidarsi, qualcuno che abbia la saggezza, ma soprattutto, la capacità e l’esperienza di condurre in porto la ‘barca’ salvaguardando il bene comune.

Insomma oggi, rispetto al 2015, la situazione è totalmente cambiata, il Partito democratico locale è praticamente alla canna del gas e anche a destra non se la passano bene, mentre è tutto da verificare l’impatto della Lega di Salvini in città ad urne aperte. C’è invece una grande richiesta di ‘civismo’, di cittadini che si mettono insieme, a prescindere dalle personali convinzioni ideologiche, con l’obiettivo di proporre soluzioni pratiche e efficienti ai problemi che affliggono la metropoli in cui vivono. Recuperare la dignità di una grande capitale europea. In uno scenario del genere, don Antonio sarebbe perfetto, soprattutto dopo essersi scrollato di dosso la polvere della sua “lunga storia politica”.

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