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I cori contro non diventino alibi, il Napoli non è stato in grado di recuperare due punti alla Juventus

Siamo alle solite, invece di analizzare la partita e quello che ha detto il campo,  in questo turno di campionato si parla di tutt’altro, quindi di arbitraggi, polemiche incrociate sull’asse Torino Napoli, di cori razzisti, peraltro facendo ancora dannosa pubblicità agli imbecillì autori di questi  comportamenti. Se ancora oggi non si capisce che pubblicizzare e dare risalto a questi imbecilli da stadio significa renderli protagonisti assoluti e allora vorrà dire che si è ancora più imbecillì. Inoltre giustificare il comportamento sbagliato di un calciatore in campo dandogli l’attenuante dei cori e delle provocazioni, significa che finora non si è mai assistito ad una partita di calcio, perché è da sempre che dagli spalti italiani piovono cori offensivi e in campo i calciatori se le danno di santa ragione, spesso non risparmiandosi nemneno sputi, ceffoni, testate oppure offese ai parenti di genere femminile. Chi improvvisamente scopre, meravigliandosi, che tuto il mondo del calcio italiano è becero è solo un finto moralista, perché tutti in questo mondo  sono in qualche modo coinvolti e corresponsabili nel turpiloquio, nell’istigazione e fino alla violenza verbale e fisica, nessuno escluso perché tutti  contribuiamo a questa mancanza di cultura sportiva fra accuse, vittimismi e veleni vari. Detto questo, mistificare il risultato di una partita attribuendo ai cori o all’arbitraggio il risultato della stessa non solo è puerile ma è anche scorretto, nonché fuorviante. Il Napoli ha perso perché prima di ogni cosa è andato in campo con poca convinzione e furore agonistico, escluso Koulibaly che  nonostante i cori ci è sembrato il migliore e il solito gigante, ma non tutta la squadra  che assolutamente doveva avere la stessa motivazione di chi  necessitava della priorità di provare a vincere a tutti i costi per approfittare dei due punti da recuperare agli avversari e invece la Juventus anch’essa in dieci è riuscita addirittura a guadagnare un punto. Ancelotti doveva mandare in campo una squadra messa meglio tatticamente sul rettangolo di gioco, soprattutto più motivata,  perché l’unico risultato utile affinché recuperare, doveva essere esclusivamente la vittoria e si doveva fare molto di più per ottenerla. Invece sì è sbagliato anche l’unica e ultima  occasione con Zielinsky,  e si è stati puniti  come spesso accade nel calcio quando si fallisce un’occasione d’oro e puntualmente arriva la sconfitta, e così è stato. Ma il problema non è stato pareggiare o perdere perché  fa poca differenza, perché  questa era una partita da giocare solo per vincere non per controllarla  e si doveva fare molto di più per tentare il bottino pieno. La differenza più importante che c’è fra la Juventus e le altre, al netto della superiorità tecnica, quella del club e della maggiore organizzazione generale, che diamo tutti per fatti  scontati, è la mentalità, perché la squadra bianconera in qualsiasi situazione non molla mai, nemmeno quando stanno perdendo e gli espellono un calciatore e si potevano pure permettere il lusso di perdere, vista la distanza di punti, ma nonostante ciò, hanno  giocato alla  morte fino in fondo contro una grande Atalanta che non mollava di un centimetro e alla fine l’hanno pareggiata in dieci e hanno addirittta rischiato di vincerla su quel gol in fuorigioco di Bonucci. Ecco, questa è la grande differenza, e invece di attaccarsi  a vittimismi, a vere o presunte ruberie, ai cori razzisti, ai fatturati e quant’altro, si pensi prima di tutto a fare il possibile per vincere e rendergli la vita dura,  poi semmai si parla anche di altro, perché non vi è alcun dubbio che bisogna fare qualcosa di concreto per migliorare la cultura sportiva di chi va allo stadio, ma anche quella di chi si occupa di calcio a livello mediatico e organizzativo. Poi che si debba migliorare le prestazioni di tutti dagli arbitri ma anche dei comportamenti dei calciatori e degli allenatori questo è auspicabile, ma tutto ciò bisogna farlo concretamente non a chiacchiere,  innanzitutto facendola pagare cara sia ai colpevoli sugli spalti con pene dure e certe, che quelli in campo, arbitri compresi,  che a loro volta non devono sbagliare impunemente. Quanto al Napoli, si cerchino meno alibi o accusare gli altri invece di guardare le mancanze in casa propria, perché non solo il presidente spesso si produce in chiacchiere e deliri vari da irresponsabile e magari fa poco per migliorare la squadra e le strutture, ma lo stesso Ancelotti negli ultimi tempi dovrebbe occuparsi  più a  mentalizzare la squadra e invece sembra indugiare più sulle pizze, i panorami o sulla qualità della vita a Napoli. Ci fa molto piacere che Ancelotti si trovi bene in città, però non dimentichi che viene pagato per la sua qualità di grande allenatore non per fare il turista extra lusso o fare il fenomeno in sala stampa cazzeggiando di formazioni sempre più sorprendenti per non darla vinta ai giornalisti sarristi. Purtroppo Napoli è una città che fagocita troppo i protagonisti della squadra di calcio, così  coincolti da questa enorme pressione quotidiana, dalla passione e dall’ entusiasmo dell’ambiente, e spesso questo aspetto stordisce o distrae i protagonisti stessi.  Accadde pure a Maradona di subire gli effetti collaterali di tanta popolarità in questa città così coinvolgente e non vorremmo che pure un personaggio tranquillo ed equilibrato come Ancelotti in qualche modo si faccia troppo prendere dall’ambiente esterno  seppure ovviamente in modo diverso dal pibe de oro. Però faccia meno il fenomeno e più il grande allenatore che è stato finora, perché ha ancora tutta la nostra stima e fiducia, ma rifletta bene su questi aspetti che non sono affatto secondari, poi nel calcio si può vincere e si può perdere, non è mai questo il problema, ma c’è sempre modo e modo di perdere come di vincere e noi da Ancelotti ci aspettiamo vittorie più che apprezzamenti per la città, il cibo e i panorami, quindi pretendiamo la sua capacità a mentalizzare una squadra competitiva ai massimi livelli compatibilmente alle risorse tecniche e societarie messegli a disposizione, quello che però  non deve mai  più  mancare sono le motivazioni e il furore agonistico,  che dopo Liverpool sembrano cominciare a latitare e questo ormai è diventato piu che un allarme. Fortuna vuole che nonostante la sconfitta, la stagione seppur alquanto compromessa per l’eliminazione in Champions e il distacco dalla Juventus regala ancora tempo e qualche speranza per rimediare, a patto che non ci si occupi più di tanto di turismo, gastronomia o a cercare alibi, perchè questo non è da grandi allenatori, quale sicuramente è, Carlo Ancelotti.

Pippo Trio

 

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