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Orgia di potere: Salvini apre alla trattativa Stato-Ultras

Tifo violento, clamoroso: Salvini vuole invitare i capi del tifo organizzato al Viminale. Aprire una trattativa con i protagonisti delle tensioni fuori e dentro gli stadi gli pare una buona soluzione per risolvere il problema fornendo una patente di legittimità a persone nella maggior parte dei casi con un curriculum criminale conclamato e appartenenza politica legata all’eversione neofascista internazionale. Lucido disegno, oppure fumi dell’orgia di potere in cui gli è capitato di finire?

di Peppe Papa  

Un morto, quattro accoltellati, tre arrestati per il momento sono il resoconto finale dell’agguato subito da una carovana di sostenitori del Napoli, che si stava recando allo stadio San Siro per assistere al match contro l’Inter, da parte di alcuni gruppi organizzati delle tifoserie interiste, del Varese e del Nizza in trasferta.

A questi già drammatici fatti si sono aggiunti poi, all’interno dell’impianto nel corso della partita, i soliti cori beceri contro i napoletani che si ascoltano ovunque in Italia anche dove la squadra azzurra non è di scena, e gli ululati all’indirizzo del calciatore di colore Koulibaly, rendendo la serata meneghina ancora più incandescente.

Sono seguite polemiche feroci, come di prassi, con altrettante proposte di “pezze a colore” per tamponare l’emergenza che produrranno, forse, solo un po’ di ulteriore confusione senza risolvere niente e tutto tornerà come prima, più di prima.

Tranne che Matteo Salvini, ministro degli Interni e capo della sicurezza nazionale, non riesca a risolvere il problema alla radice intavolando una trattativa con i capi ultras. “Nel 2018 non si può morire per una partita di calcio”, ha twittato appena saputo della notizia degli incidenti,  “a inizio anno convocherò al Viminale i responsabili di tifoserie e società di serie A e B, affinché gli stadi e i dintorni tornino a essere un luogo di divertimento e non di violenza”.

Insomma, non una fake news, ma proprio l’intenzione di incontrare i facinorosi da stadio e non solo, visto che queste frange di tifosi sono in gran parte collegate a forme delinquenziali più ampie, sia politiche che più strettamente criminali.

“E’ come se la Thatcher, negli anni 80, per affrontare la violenza del tifo inglese avesse deciso di invitare a Buckingham Palace gli hooligan”,  ha scritto il deputato del Pd, Michele Anzaldi in una lettere indirizzata al premier Conte . E ha proseguito ricordando come, solo pochi giorni fa, in seguito alla famosa fotografia che ritraeva Salvini con un capo ultras del Milan condannato per droga “aveva dichiarato di aver commesso un errore che non sarebbe più accaduto”.

In fondo è il prezzo da pagare nello stare sempre al centro dell’attenzione, all’ossessione social, quello di inciampare in qualche gaffe. Resta però la gravità dell’approssimazione nell’affrontare un tema così scottante come quello della violenza dentro e fuori gli stadi, invitando al ministero per il portone principale i capetti delle tifoserie, la maggior parte di loro soggetti a daspo e con curriculum criminale acclarato, per mettere pace. In modo che tutti stiano sereni e tranquilli. E’ questa la soluzione.

“Chiusura degli stadi, trasferte vietate, sono la risposta sbagliata” ha tuonato il capo del Viminale scagliandosi contro le misure più usate dalla giustizia sportiva, “così si condannano i tifosi veri” ha aggiunto con sapienza populistica parlando alla maggioranza dei ‘pallonari’italiani.

Niente da dire su quello che emerge dalle indagine della Procura di Milano del patto tra “tifoserie neofasciste” per azioni violente contro i napoletani che rappresentano pura eversione e razzismo territoriale. Una deriva alla quale, il Capitano ha risposto alla sua maniera: distogliere l’attenzione e provare a trattare, chiunque sia l’interlocutore, purché non cessi l’orgia di potere in cui gli è capitato di andare a finire.

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