La cittadinanza onoraria invece che ai vip, dovrebbero darla ai napoletani che sopportano questi governanti
Dicembre 29, 2018
Napoli: in archivio grandi feste,cenoni e botti, ma ora ci si concentri soprattutto su: Lavoro, Sicurezza e Sanità
Gennaio 2, 2019

Koulibaly non è un eroe per aver subito qualche coro, lo sarebbe se rifiutasse un trasferimento milionario

FC Juventus SSC Napoli - Serie A Kalidou Koulibaly of Napoli celebrates after the decisive goal of 0-1 scored at Allianz Stadium in Turin, Italy on February 22, 2018. Photo Matteo Ciambelli / NurPhoto

Come sempre eviteremo di parlare specificamente di quanti fra ultra e tifosi violenti si rendano protagonisti di atti criminali, ma anche del becerume da stadio in linea generale, per quanto ci riguarda, condanniamo non solo ovviamemte questi criminali, ma pure qualsiasi mancanza di rispetto e forma di maleducazione che il tifo contro esprime ad ogni partita, e vale per tutti, anche per i tifosi apparentemente benpensanti, e poi a cominciare dai veleni e le istigazioni mediatiche di giornalisti faziosi, ai protagonisti del campo che protestano continuamente e platealmente le decisioni arbitrali, come pure le dichiarazioni alterate nei toni e nei contenuti di presidenti, addetti ai lavori fra dirigenti, allenatori e calciatori e chiaramente i tifosi più estremisti in queste forme di tifo contro ai limiti fra il pesante sfottò, alle manifestazioni più violente. Ma tutto questo malcostume è legato a doppio filo  a queste distorsioni mediatiche e tutti sono responsabili dei risvolti negativi, talvolta, anzi spesso anche drammatici in cui sfocia questa collettiva mancanza di cultura sportiva. Aggiungiamo che a tutto questo ci si mette un governo che invece di obbligare attraverso la legge che ognuno per il suo le rispetti, addirittura pensa di mettere sú  tavoli di trattativa fra le parti coinvolgendo anche gli ultrà , minimizzando l’accaduto, legittimando e riconoscendo importanza a queste frange.  Vi è un solo tavolo della trattativa da aprire, ed è quello di obbligare le società di calcio di dotarsi di stadi sicuri e confortevoli e obbligare professionisti fra gli sportivi e gli operatori della comunicazione ad una deontologia professionale a cui le loro stesse categorie si riferiscono. Infine, se si vuole sviluppare economicamente maggiormente l’industria calcio, bisognerebbe eliminare tutte quelle inutili restrizioni che hanno allontanato la gente per bene dagli stadi, lasciandovi in gran parte solo i violenti che continueranno a procurare danni in forma ricattatoria  grazie al protagonismo che gli riconoscono e alla libertà che consente di imperversare nel territorio sia fuori dagli stadi, che dentro. Telecamere, biglietti nominativi, tessere del tifoso, esibizione dei documenti, perquisizioni, tornelli, Daspo, divieto di trasferte, chiusura momentanea degli stadi e delle curve non sono serviti ad educare i violenti anzi forse a farli organizzare ancora di più per svolgere le loro attività criminose, il tifoso morto a Milano era già colpito da Daspo eppure questo non gli ha impedito di trovarsi nel bel mezzo di un agguato a tifosi avversari. Piuttosto  queste restrizioni sono servite solo ad allontanare e negare la libertà di circolazione e di poter assistere ad uno spettacolo sportivo dovunque e in ogni settore degli stadi invece di essere segregati per ore in un settore-gabbia, garantendogli il posto a sedere e la sicurezza di poter assistervi in santa pace come in qualsiasi altro luogo pubblico in cui si accede in tutti i paesi civili. Basta restrizioni, gli organizzatori per il loro, lo Stato per il proprio, i media per la loro funzione siano essi a garantire educazione, sicurezza, decoro, sportività e rispetto della legge, affinché non dovessero sempre pagare i cittadini che si comportano civilmente. Diversamente il calcio in Italia avrà le ore contate, sia per queste vicissitudini esterne al gioco, ma probabilmente anche per altre disparità all’interno dello stesso gioco, perché sarebbe più giusto che le risorse economiche che convoglia il calcio fossero equamente distribuite fra tutti i club  al di là dei bacini d’utenza e del potere geopolitico ed economico.  Inoltre, obbligare  le società ad utilizzare quote percentuali dei proventi non solo per il mercato ma anche per la sicurezza negli stadi, per le strutture, per i settori giovanili, che siano prima di tutto educativi e formativi ai valori etici dello sport. Fatta questa lunga ma doverosa premessa, ci teniamo pure a dire che non è che ci fa impazzire questa orgia solidale a nostro avviso esagerata, se non stucchevole, nei confronti del calciatore del Napoli, Koulibaly, a cui nessuno ha commesso violenza , il giocatore ha solo dovuto subire qualche versaccio e impropero di troppo come spesso accade in tutti gli stadi italiani quando un giocatore avversario che sia nero o bianco, viene reputato forte. Chi attribuisce tutto questo al razzismo o a chissà cosa esasperandone i toni di indignazione, ci tiene evidentemente a scatenare una pericolosa guerra fra le fazioni strumentalizzando il calcio che è sempre stato grande veicolo pubblicitario e di visibilità per chi vuole manipolare le masse. Koulibaly è un professionista superpagato e privilegiato come tanti altri, e se fra i rischi e i lati negativi della sua professione c’è anche la possibilità che la sua popolarità gli riservi seccature che siano o troppo affettuose o di dileggio, fa tutto parte della condizione di essere una star del calcio e bandiera della propria squadra.  Deve accettarlo, certo, sarebbe preferibile che i calciatori fossero lasciati tranquilli in un modo o in un altro, ma questi sono gli effetti collaterali della popolarità e se un calciatore guadagna fior di milioni, può abbastanza tranquillamente subirsi qualche fischio, qualche buuu, o qualsiasi altra forma di offesa verbale in uno stadio avversario. I calciatori sono visti e dipinti come i gladiatori moderni, e gli stadi identificate nelle arene di un tempo, dove si incita alle cose peggiori da far subire agli avversari. Ora  non vorremmo esagerare a nostra volta, è solo una metafora, ma crediamo che Koulibaly come altri possa sicuramente ignorare gli imbecillì che si compiratsno da tali e in qualche modo utilizzare le offese per rivendicare sia il suo orgoglio di essere nero, che di quanto sia un vero campione. Dirgli poverino di qua, poverino di là lo troviamo patetico perché per uno come lui ce ne sono a migliaia fra arbitri e calciatori veramente maltrattati sia a livello fisico che verbale in tutti i campi di gioco a qualsiasi livello, e nessuno se ne occupa, per non dire di tutta quella  gente che guadagna infinitamente meno di un professionista del calcio e ogni giorno subisce violenze di natura diversa, fra mobbing, molestie,  discriminazione e quant’altro. Va bene solidarizzare con Koulibaly, ma lo si faccia con chiunque. Noi saremmo davvero colpiti da Koulibaly, se dopo questa vera o presunta grande forma di affetto e solodarietà nei suoi confronti, soprattutto fra i suoi tifosi,  decida di rimanere nel Napoli e rifiutare qualsiasi squadra disposta a riempire di soldi De Laurentiis e lui stesso, anche perché potrebbe essere comprato proprio da una di quelle squadre nei cui stadi tanto lo hanno offeso. Koulibaly è un professionista e come tutti i professionisti è giusto che vada dove lo pagano di più e lo mettano in condizione di fare una migliore carriera, però come non si deve indignare quando nel Napoli tifosi avversari lo prendono di mira, non si dovrà neanche mai indignare e meravigliare quando andrà in un’altra squadra e gli stessi tifosi del Napoli oggi solidali a lui, gliene diranno di tutti i colori come hanno fatto con  Higuain. Questo per dire che un calciatore deve saper accettare tutto, non solo i privilegi che gli offre il calcio, perché  nel calcio italiano purtroppo siamo ancora carenti per cultura sportiva, e allora prendere o lasciare, senza comunque assolutamente escludere che si debba fare molto di più per migliorare . Detto ciò, se Koulibaly facesse un “dispetto” a De Laurentiis e rifiutasse di essere ceduto a centinaia di milioni, per i tifosi del Napoli ma anche per altri sarebbe davvero un eroe vero. Chiaramente  da lui non pretendiamo veramente questo, le bandiere nel calcio non esistono e forse non sono mai esistite, quando è capitato che un grande calciatore sia rimasto per sempre nella stessa squadra è solo perché gli hanno garantito il massimo e chiaramente in quel caso si preferisce rimanere dove ti idolatrano anziché andar via e mettersi in discussione dove si è uno dei tanti, ma qualche eccezione che conferma la regola che parla di giocatori bandiera ed eroi qualcuno pure c’è stato, e noi ricordiamo uno su tutti il grande Gigi Riva, che pur essendo lombardo ha preferito rimanere a Cagliari nel profondo sud a cui ha pure regalato come fosse un diamante l’unico  scudetto della storia della squadra sarda anziché  andare nei grandi club italiani, peraltro più vicini alle sue origini geografiche. Ecco, se Koulibaly facesse come Gigi Riva sarebbe una gran bella cosa, e allora si che dovrebbe essere considerato un eroe, ma considerarlo tale, solo per aver subito qualche coro o verso offensivo, francamente ci sembra esagerato malgrado il rispetto che gli portiamo come uomo,

Pit

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *