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SCRITTORI SCONOSCIUTI. “Diario di un reazionario” di Giuseppe Grillo: venticinquesima puntata

Abbiamo iniziato con “Diario di un reazionario” di Giuseppe Grillo, la pubblicazione a puntate di opere di narrativa scritte da autori sconosciuti, invitando a partecipare chiunque abbia un lavoro letterario riposto nel cassetto e vuole provare l’effetto che fa a presentarlo a un pubblico di lettori che ci auguriamo numeroso.Grillo, 52enne napoletano, ha deciso dopo tanti tentennamenti di farsi conoscere e noi vogliamo dargli una mano perché crediamo che lo meriti. Ecco la venticinquesima puntata.

“DIARIO DI UN REAZIONARIO”

 

26 giugno

C’è qualcosa nell’aria, un miasma che si aggiunge all’inquinamento atmosferico minando il fisico e alterando la facoltà di giudizio di taluni individui già cagionevoli di salute che cercano di trasmettere il virus della loro malattia a coloro che ne sono ancora immuni. Il professore è uno dei tanti contaminati che oggi ha preso di mira una donna, la cui unica colpa è quella di aspettare l’autobus che la ricondurrà a casa. La punta e parte all’attacco con i suoi vaneggiamenti: “Voi non avete capito che il mondo cambiava, ancora oggi voi non avete capito che dovete investire. Signora voi ancora oggi camminate into o vicolo mio…friarielle, puparuole, mulignane…Se andate a Rimini, un lago fetente come Rimini, hanno fatto un miliardo d’alberghi e tu napoletana vai a fare la cameriera la’. Tu stai ancora che friarielii e che mulignane…. Perciò te muore ‘e famme. Se voi non cambiate con la capa, andate sempre peggio…io a ‘nnatu poco aggia muri’, che me ne fotte, però voi avete la capa che non funziona signo’. Perché voi siete un popolo conservatore e reazionario e non vi rendete conto che il mondo cambia. Se lei assicura il lavoro a mezza popolazione, l’altro mezzo sa chi glielo dà? Glielo dà la cocaina pecchè chille hanna mangià, a gente adda mangià. Ho scritto nel mio blog: la colpa non è della mafia, è vostra. È dei ricchi che non investono. La mafia esiste perché esiste il medioevo, la mafia è una necessità delle masse per sopravvivere, la mafia dà pane e lavoro: quello che dovrebbero fare i ricchi, lo fa la mafia. E meno male che c’è o sinno’ comme mangiasse a gente…La responsabilità è dei ricchi che hanna ammazzato a Masaniello e dei poveri che poi si vendono ai ricchi. La mafia è una conseguenza, è un prodotto della realtà medievale. Quando lei viaggia e va da Roma in su, trova un altro Stato un’altra mentalità, un’altra efficienza. Lei con un euro e cinquanta cammina ‘e tre‘ ‘e quatto‘ ‘e cinche ‘a notte con un pulman, trova un ospedale efficiente….Ca truove sulo ‘a camorra. E’ vero o no?…a me che me ne fotte….sono psicologo e vache da’ matina a’ sera ‘o Nord. Qua trovo solo  ricchi che vogliono mantenere il loro potere”.

 

26 giugno sera

Il problema dei ricchi, il problema della camorra, il problema dei soldi…..Dovunque provi a girarti c’è sempre qualcosa che devi risolvere, un ordine da ricomporre. E’ come andare a dormire convinti che ogni cosa in casa sia al suo posto per poi risvegliarsi l’indomani e trovare tutto sottosopra. Il punto è che non sei mai certo di riuscire a ripristinare l’equilibrio e tuttavia ingaggi una battaglia che durerà fino alla fine dei tuoi giorni. Considerato che ho ancora del tempo davanti a me – sempre che non muoia per una bizza del fato – continuerò a trasportare la mia pietra in cima alla montagna, indifferente alla possibilità che mi sfugga dalle mani e precipiti nuovamente a valle. Nemmeno questo proposito è utile però ad acquietarmi del tutto: non riesco a trovare il buco, l’invisibile anfratto dove Susetta custodisce il simulacro del potere che esercita su di me.

 

27 giugno

Dopo un sonno ristoratore che ha dissolto le elucubrazioni depressive che mi assalgono quando scompare la luce del giorno, sono giunto alla conclusione che quando sei nell’impossibilità di sostenere uno scontro diretto è consigliabile aggirare l’ostacolo. O fare un passo indietro. Si ripone l’orgoglio e a testa bassa si chiede l’assoluzione per un peccato che non si è mai commesso: “Mi dispiace per tutto quello che sta succedendo – dico all’anciarosa – ma devi capire che sono sotto stress. E tu non mi aiuti, finisci di affossarmi. Lo sai chi è il vero nemico di chi vive in un perenne stato di tensione? E’ una percezione distorta, quella di doversi difendere da minacce inesistenti e, pur sapendo che si tratta solo di fantasmi, continua a temerli. Ho scoperto per caso la tua vera attività ed è chiaro che sei autosufficiente, che non hai bisogno di nessuno. E io? A che ti servo?” “Mario tu non sai di che parli – ribatte stizzita – viaggi con l’immaginazione. Io aiuto a modo mio chi ne ha bisogno, però non lo faccio a titolo gratuito altrimenti sarei diventata una volontaria della Caritas. Mi conoscono tutti, tranne te. Te lo sei chiesto come mai?” A questa domanda non so cosa rispondere. Se aprissi bocca, balbetterei. Allora me ne sto zitto, aspettando la fine della pausa prolungata ad arte. “A te manca lo spirito d’iniziativa – continua – aspetti sempre che qualcuno ti imbocchi, ti spieghi nei minimi dettagli quello che devi fare. Non sei un capo, sei un numero. Rassegnati.” Non la prendo a schiaffi adesso, lo farò sicuramente più in là quando questo equivoco sarà chiarito. Poi, come a lenire gli effetti del suo tono aggressivo, cambia registro: “Non hai idea di quanto tu conti per me, anche se ti ho detto qualcosa che può averti offeso. Io credo in te, nelle tue qualità che possono rendere produttiva la nostra impresa. Certo, dovrai iniziare a fare la gavetta….Recupero crediti, per cominciare. Che ne dici?” “Si, ci penso – le rispondo – ma adesso non è cosa, ho già troppo da fare”.  Assunta è raggiante, lo leggo nel lucore dei suoi occhi; mi ha messo con le spalle al muro ed è felice di aver arruolato un altro soldato, fedele sostenitore delle manie di grandezza degli Esposito.

 

27 giugno sera

Un po’ di scena dovevo pur farla. Mostrarsi arrendevole, recitare un mea culpa va bene sia per i preti che per i delinquenti; alimenta in loro l’amor proprio, la certezza di aver salvato un’anima smarrita tenendola nel contempo in pugno. Sto consumando una notevole quantità di energia per capire determinate dinamiche e non posso fare altrimenti. Ho sempre guardato da lontano e con distacco, pagandone adesso le conseguenze. Devo però ammettere che la prospettiva di cambiare attività mi elettrizza.

 

5 agosto

Spaventare chi non tiene fede agli impegni è un compito arduo, per il quale è determinante un atteggiamento seduttivo, ipnotico. Devi blandire il tuo interlocutore, metterlo a suo agio, rassicurarlo ricordandogli che nulla di spiacevole potrà mai accadergli. A meno che….Lo strozzato è un uomo – le donne sono statisticamente irrilevanti – che, per motivi che non sto qui ad elencare, deve onorare una promessa. A lui è concesso un libero arbitrio limitato: può pagare, rifiutarsi di farlo precipitando in una depressione suicida, o denunciare il suo benefattore. La leggerezza di cui peccano tutti gli esattori è quello di considerare solo le prime due opzioni, mentre io mi concentro soprattutto sulla terza. Infatti quando mi rendo conto che il contribuente evita di incrociare il mio sguardo, muovendosi maldestramente come in cerca di qualcosa che non troverà mai, capisco che è il momento di tenerlo sotto stretta osservazione. Così lo pedino, scandaglio ogni minima variazione delle sue abitudini. Se insiste nel suoi proponimenti – telefonate furtive o incontri clandestini con emeriti sconosciuti – passo all’azione: lo ammorbidisco prima con un eloquio da imbonitore da televendita e, se rifiuta di prendere in considerazione la saggezza dei miei consigli perseverando in quello che lui non riconosce come un errore fatale, gli spezzo quelle articolazioni secondarie (dita dei piedi o delle mani) la cui limitata funzionalità gli consentirà comunque di svolgere le sue attività quotidiane, ma con dolore. La sofferenza, e non sono il solo a sostenerlo, è l’incentivo che ci porta a vivere meglio, incuranti degli ostacoli che ci si parano davanti senza preavviso.

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