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Modello Borussia Dortmund lontano anni luce da quello del Napoli versione De Laurentiis, chi lo sostiene, è incompetente!

Vi è tutta una fauna di giornalisti locali e non che in modo sommario analizzano notizie e dati del mondo del calcio solo ed esclusivamente per strumentalizzarne i contenuti per piccoli e grandi interessi di bottega, di cui è pure inutile parlare, per quanto evidente sia. L’ultima riflessione che facciamo a tal proposito è dovuta all’interpretazione e l’analisi di cui i giornali si stanno occupando di un club come il Borusssia Dortmund e la sua filosofia o strategia di fare calcio attraverso le plusvalenze, così come spesso accade che fa il Napoli quasi a voler giustificare le simili modalità del presidente De Laurentiis che i tifosi azzurri non gradirebbero. Peccato però che chi utilizza il Borussia Dortmund come esempio imprenditoriale di fare calcio per certi club di medio livello come il Napoli o lo stesso Borussia non sia così calzante in quanto aldi là dell’argomento plusvalenze, si omettono tutta una serie di qualità e competenze di cui il club tedesco è capace prima di incassare e fare fatturato attraverso il calciomercato e rimanere costantemente ad alti livelli. Le differenze fra il Napoli e il Borussia sono enormi se non abissali dal poter paragonare la gestione del club napoletano con quello tedesco, in quanto, le plusvalenze sono l’unico aspetto ad accumunarli in un certo tipo di strategia quello dell’autofinanziamento. Innanzitutto, la prima vera grande differenza che passa fra il Borussia Dortmund e il Napoli è che il club tedesco non è gestito da una persona fisica che ne possiede il pacchetto di maggioranza, ma è un club ad azionariato popolare misto. La seconda differenza sostanziale è che i tedeschi hanno una società quotata in borsa, che deve dar conto ai suoi azionisti diretti e indiretti su ogni aspetto economico o sportivo che intraprende il club. Inoltre, il Borussia possiede in proprio lo stadio, come pure il centro sportivo e inoltre parte del suo fatturato viene reinvestito notevolmente nel settore giovanile, dove si costruiscono le future plusvalenze in sede di calcio mercato e i suoi giovani migliori non vanno via prima che si siano sfruttati per vincere qualcosa o per completare un ciclo tecnico. A questo proposito i vari Goetze, Lewandosky, Gundokhan e altri non sono andati via prima che il Borussia vincesse un campionato o fatta una finale Champions e oggi se il Borussia è ritornato in testa alla classifica tedesca e ai vertici del calcio europeo, sarà sicuramente perche le plusvalenze ottenute in questi anni, come i proventi dello stadio hanno consentito di investire ulteriormente nel settore giovanile in cui è venuto fuori qualche nuovo talento o perchè i soldi introitati per i campioni dati via sono serviti grazie allo scouting a prenderne altri di pari livello anche se ancora sulla via della consacrazione definitiva. In ogni caso, non esiste il paragone con il Napoli, in quanto la società azzurra, non fa azionariato popolare quantunque si autofinanzia grazie alle risorse economiche che versano i tifosi, non è quotata in borsa, non ha lo stadio di proprietà ed è addirittura in conflitto con il Comune per il pagamento dei canoni dovuti e non pagati. Allo stesso modo il club azzurro non possiede il centro sportivo, non investe quanto il Borussia nel settore giovanile, in questi anni pur essendo al vertice non ha mai vinto un campionato e non è mai andato oltre agli ottavi di Champions, per cui accomunare il club di De Laurentiis a quello di Dortmund solo perchè in ambedue i club si facciano di tanto in tanto plusvalenze, non solo è riduttivo, ma è pure offensivo per chi capisce di calcio e sa benissimo che ci vuole ben altro per paragonarsi a club del calibro del Borussia, quanto a competenza capacità nel saper fare calcio a 360 gradi. Quindi, sarebbe preferibile che alcuni giornalisti o sedicenti esperti di calcio, prima di sparare ‘cazzate’ alla rinfusa per difendere l’indifendibile, analizzassero meglio le differenze che passano fra un club di calcio e un altro, le strategie, gli investimenti e le proprietà. Qui stiamo ancora a discutere di tornelli, cessi e sediolini allo stadio e a chi tocca pagarli, nonostante i grandi incassi, le plusvalenze e quant’altro, e qualcuno si sente pure in dovere dei farneticare su paragoni e similitudini improbabili. Ma ci facciano il piacere di tacere, che come disse il poeta: “Un bel silenzio non fu mai scritto”, e purtroppo anche noi non sappiamo far tesoro di questa massima così profonda e veritiera, ma quando è troppo è troppo.

Pippo Trio

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