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Il Lido 21 di Napoli chiude i battenti, addio allo strip tease. Oggi, napoletani e turisti preferiscono pizza e fritturine

Magari nessuno si premurerà più di tanto per ricordare il Lido 21, l’ultimo dei night club old style del by night napoletano, perché era uno di quei luoghi cosidetti di perdizione, nato implicitamente con il marchio coatto “per soli adulti” e soprattutto uomini. La leggenda, neanche troppo decantata, narra di una fantomatica contessa napoletana di gusti sessuali libertini, che ebbe l’idea ardita di replicare in piccolo, i famosi locali parigini, quel “Lido” o il più emblematico “Moulin Rouge”, dove tuttora si esibiscono avvenenti ragazze seminude al ritmo del Can Can, e magari la contessa della leggenda, intendesse riportare nella Napoli più gaudente, quelle atmosfere libertine tipicamente parigine, che nella capitale francese tuttora resistono nella zona di Pigalle piuttosto che agli Champs Eliseè se non altro come meta turistica di americani, giapponesi, russi e tedeschi, affascinati da questi sexy spettacoli sempre più maestosi brindando a Ostriche & Champagne. Ma i francesi sin dall’immediato dopoguerra e anche prima sono stati famosi, bravissimi e scaltri a saper sfruttare e vendere al meglio qualsiasi cosa appartenesse alla loro cultura e alle loro bellezze, compreso quelli che un tempo erano veri e propri luoghi di perdizione frequentati da bohémienne, artisti squattrinati e avventurieri. Ancora oggi riescono a rendere redditizi quei quartieri a luci rosse e quei locali come attrazione turistica sull’intrattenimento di genere per turisti di mezz’età o più raramente per sposini in viaggio di nozze, almeno quelli un tantino più tradizionalisti in materia di trasgressione. Chiaramente a Napoli e in Italia tutto questo era difficilmente replicabile, l’Italia è un Paese cattolico e alquanto perbenista nella sua sempre più rara classe media, si giudica male chi frequenta certi ambienti, al contrario di americani o altri paesi occidentali dove questo tipo di locali sono abitualmente frequentati in modo disinvolto da entrambi i sessi e tollerati dai rispettivi governi. Magari a Napoli qualcuno ci ha provato pure con più o meno successo, soprattutto al Salone Margherita in Galleria Umberto I, che aveva tutti i connotati per poter emulare i più famosi locali parigini, soprattutto dal punto di vista strutturale, data la particolare architettura della Galleria Umberto, stile barocco-liberty, affinché poter emulare i tradizionali Cafe Chantant parigini, ma a parte pochi anni di grande splendore, il degrado ha finito progressivamente per attanagliare quello che poteva realmente essere il Salotto buono della città, data la graziosità vistosa della storica location nel pieno centro cittadino. Più tardi, nel fine degli anni 60’, inizio anni ‘70, altri locali di questo tipo hanno provato ad accendere le notti libertine napoletane, uno di questi era il Rosso e Nero di via Partenope e l’altro il Lido 21 di Via Nazario Sauro, che più tardi venne ridenominato solo come Club 21, numero che non indicava quello del civico, ma quello che la Smorfia cabalistica napoletana attribuisce alla “femmina annura” come messaggio neanche tanto subliminale a tutti coloro sensibili, per così dire, alla categoria. Il vecchio Lido 21 più concretamente di certe leggende metropolitane fu fondato dalla famiglia Lenti dei Quartieri spagnoli, in particolare dal patriarca Ciro Lenti, ma in città, tanti altri locali più o meno simili, pieni zeppi di attraenti ‘Eintreneuse’ sorgevano nella zona intorno al porto di Napoli in particolare in via Medina come “il Marocco” frequentato per lo più dai marines americani o di altre nazionalità di passaggio in cerca di svago. L’economia di questi locali era fondata soprattutto sugli alcolici e sugli spettacoli live, un po’ come oggi una miriade di baretti del centro e della periferia offrono aperitivi accompagnati da taglieri stracolmi di stuzzichini con sottofondo di musica lounge, a differenza che di questi tempi, si attirano i bevitori speculando sul prezzo favorevole del cicchetto o dello Spritz ormai più di moda, e in passato erano avvenenti ragazze in abbigliamento succinto a dover attirare il cliente inducendolo a bere quante più coppe di champagne o bicchierini di whisky possibili, a prezzi sicuramente più alti di quelli di mercato, anche solo per una semplice birretta, facendosi offrire da bere a loro volta, fingendo in modo improbabile di essere anch’elle ospiti di questi locali. In realtà queste ragazze denominate ‘Eintreneuse’ non erano altro che una sorta di P.R. o butta dentro di un tempo, ma non era escluso che si limitassero solo a indurre a bere, dal momento che più bottiglie riuscivano a far stappare maggiori erano le loro provvigioni, ma poteva capitare anche che con clienti più esigenti e magari anche più atraenti alle entreineuse più predisposte, si proponessero prestazioni sessuali a discrezione propria senza particolari imposizioni da parte dei gestori che ufficialmente erano all’oscuro dei rapporti di altra natura fra le proprie entreneuse e gli avventori, rapporti che comunque facevano comodo affinchè fidelizzare i clienti. In questi locali spesso si sono intrecciate anche storie di grande passione fra clienti più audaci ed eintreneuse, ma erano davvero altri tempi, oggi un certo tipo di trasgressioni sono facilmente raggiungibili sulla rete internet nelle varie chat line dedicate dove trovare l’anima gemella o per fare sesso occasionale. Fra questa tipologia di locali anni 70′ il Rosso e Nero in quegli anni si pregiava essere il Night club più moderno e ben frequentato soprattutto dai rampolli della Napoli bene in cerca di emozioni forti, oltre che dalla solita fauna malavitosa che ha sempre saputo godersela nei momenti di vita meno impegnativa, ma il Rosso e Nero ebbe vita breve, infatti scomparse ben presto a causa della solita sospetta esplosione notturna come ancora oggi capita di tanto in tanto, tipo la bomba carta da Sorbillo, ma nel caso del Rosso e Nero l’incendio dei locali, quasi sicuramente di origine dolosa, ne distrusse totalmente i moderni locali, evidentemente non si limitarono alla classica intimidazione di natura camorristica a scopo estorsivo come probabilmente è accaduto a Sorbillo, ma lo scopo probabilmente era di eseguire un definitivo regolamento dei conti con i proprietari del Rosso e Nero, chissà per quali oscuri motivi, ma se non erriamo le cronache a quei tempi non hanno mai appurato la causa di quell’incendio misterioso che chiuse per sempre il famoso night club. Oggi, dove sorgeva in splendida solitudine il Rosso e Nero, praticamete in via Partenope, pullulano nell’isola pedonale, orde di gazebo fra pizzerie, caffetterie e bistrot frequentati da moltitudini fra turisti, napoletani di città e ancor di più dalla provincia, mentre un tempo la stessa zona, era frequentata da quei pochi eletti che bazzicavano il misterioso by night napoletano, fra contrabbandieri, soldati americani e quei napoletani più avvezzi a un certo tipo di vita notturna trasgressiva. Un po’ più distante dal Rosso e Nero, a via Nazario Sauro, nella stessa zona di Santa Lucia quella un po’ più vicina al porto, sorgeva il Lido 21 che si distingueva soprattutto per il suo format e cavallo di battaglia, lo “Strip Tease” , dove nel più classico spogliarello si esibivano mancate fotomodelle e ballerine improbabili soprattutto brasiliane o provenienti da altre località del Sudamerica o dell’est europeo, molto apprezzate da un certo pubblico napoletano. Negli anni settanta, il Lido 21 dell’intraprendente Ciro Lenti era frequentato soprattutto da contrabbandieri, giocatori d’azzardo e altri personaggi ai limiti che gravitavano nel quartiere di Santa Lucia, quando il mare del Golfo era solcato dai leggendari scafi blu stracolmi di casse di sigarette. Marlboro, Hb, Muratti e portaerei americane. Marines, contrabbandieri, magliari danarosi, sedicenti playboy e gli ultimi guappi dei Quartieri erano di casa al Lido 21, locale ideale per rilassarsi bevendo un goccio in buona compagnia fra colleghi di ventura e belle donne, ma trattavasi di un segmento di mercato che oggi si definirebbe di nicchia, perché questi non erano locali per tutti, bisognava avere il soldo facile in grande quantità per poterli frequentare abitualmente e tanta sicurezza in se stessi, proprio per la particolare fauna che li frequentava. Più tardi negli anni, il Lido 21 pur mantenendo le caratteristiche di un tempo con lo strip tease ha provato a diversificare, perche a partire da fine anni ‘80 cominciavano ad affacciarsi nuove tendenze, dagli addii al celibato alle serate disco, ma la famiglia Lenti faceva fatica a riconvertirsi, sia per tipogia strutturale del locale, difficilmente adattabile a discoteca che per stile, si preferiva restare l’unico tradizionale sexy night club napoletano tanto caro soprattutto ai soldati americani, ma con il diradarsi sempre più delle portaerei americane, l’ormai avanzata età del proprietario Ciro Lenti, ad ereditare il Lido 21 erano i parenti costituitisi in una sorta società a conduzione familiare, ma è probabile che fra idee e interessi diversi, il cambiamento degli stili e del costume ai tempi di internet tempi il Lido 21 ha fatto sempre più fatica a praticare il solito format di sempre, lo strip tease, anche perché oggi per le strade di Napoli e di tutto il mondo si assistono a strip continui visti gli abbigliamenti sempre più succinti e provocanti del genere femminile, quindi che senso avrebbe andare in un locale che ti propongono uno spogliarello a costi ragguardevoli quando fra siti porno e di escort, puoi avere tutto il sexy possibile a costo zero e con più privacy? Mettiamoci pure che oggi si può bere qualsiasi superalcolico nelle miriadi di baretti sparsi per il centro condividendo il momento con decine di belle ragazze alquanto promiscue ed ecco che non poteva che arrivare la fine di un locale come il Lido 21 che a modo suo ha fatto la storia nella movida notturna di Napoli, ma anche di quella raccontata nella canzone e nel cinema della mala anni 70′, così bene interpretata e in un certo senso vissuta in prima persona, da personaggi come Mario Merola e Pino Mauro poi anch’essi ,soprattutto Merola sdoganati ad altri generi musicali e di recitazione artistica più tradizionale. Che altro dire, se non salutare con una certa malinconia un altro pezzo di Napoli che lascia in favore dell’ennesima pizzeria, gelateria o toasteria. Sembra quasi che nel terzo millennio non ci sia altro che il fast food per intrattenere meglio cittadini e turisti a godersi la vita in città, poi che sia un bene o un male lo dirà la storia, intanto è così che và. Addio vecchio caro e sexy Lido 21, che la prossima pizzeria ti sia liev…itata, la prossima festa in tuo onore la faranno al Pizzafest e li niente eintreneuse, solo pizzaioli e amanti della Margherita, che di certo non è un’avvenente spogliarellista, ma la fumante pizza napoletana che da pasto povero è ormai diventata la vera regina del fast food mondiale! Il mondo cambia e anche lo stile, ma “dove c’è gusto non c’è perdenza” tranne che per la perdita del Lido 21, in questa sorta di sentenza proverbiale “mors tua, pizza mea” e così sia!

Pippo Trio

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