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SENZA BUSSOLA Il caffè sospeso e i “locali per pensare”

di Gennaro Prisco

Il Caffè Sospeso è un’usanza nata a Napoli sul finire dell’ottocento e si è affermata durante la seconda guerra mondiale come gesto di vicinanza.

Nata per solidarietà verso quanti, tra povertà e macerie, non si potevano pagare il proprio caffè. Chi poteva ne aggiungeva un altro da lasciare in sospeso, destinato a chiunque lo chiedesse.

Siamo gente da Bar e non abbiamo abbandonato quest’usanza, a Napoli un Caffè Sospeso l’ho si può bere sempre, è il rito del caffè, il segno della nostra anima sempre in tumulto. E’ il momento dell’amicizia, della chiacchiera veloce, della confidenza, della stretta di mano senza distinzione di  sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti al Caffè Sospeso.

E continuando con la nostra meravigliosa Costituzione, possiamo legittimamente scrivere: è compito del Caffè Sospeso rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono alla persona umana l’effettiva partecipazione ad un momento di fratellanza e di sorellanza.

E siamo davvero felici sapere che questa nostra usanza si stia diffondendo in molte città italiane grazie ad un intuizione della Rete del Caffè, che il Gambrinus, il Bar di Napoli, insieme ad altri, ha lanciato sui social e diffuso anche fuori dai confini nazionali: in Brasile, al ‘Monardo Gastronomia e Cultura’ di Antonello Monardo CLS 201 – Blocco B, Loja 9, Asa Sul
Brasìlia. In Belgio, alla Missione Cattolica Waterschei, Risstraat 3,  3600 Genk,  al De Kring, Onderwijslaan 2A, 3600 Genk, al Club Azzurri, Stalenstraat 143, 3600 Genk. In Spagna, al
Red Española de Cafés Pendientes, al  ‘Jai Alai’, Calle Jardines Gernika 20,  Bilbao.  In Svezia, all’Espressobaren, Andra Långgatan 27, Göteborg. In Sud Africa, al
Piera Italian Deli – 57, 7th Street,  Melville, Johannesburg.

Bella storia eh? Gentile, gustosa, allegra. Segniamo questo giorno nelle nostre agende digitali: 10 dicembre. Ogni anno è dedicato al Caffé Sospeso e se c’è chi non vuole andare al bar può andare in libreria, alla Feltrinelli, che offre ristoro gratis alla mente di chi è in difficoltà.

Il Caffè Sospeso è un idea di vita, ed è legata alla felicità. Chi lascia il Caffè Sospeso festeggia, inizia bene la giornata. E’ un caffè offerto all’umanità. Ed è su questa filosofia che è nato il progetto Rete del Caffè Sospeso sostenuto dall’otto per mille destinato alla Chiesa Valdese.

La Rete del Caffè Sospeso è stata fondata, a Napoli, nel 2010 dalla Rete dei Comuni solidali, dall’Associazione degli studi giuridici sull’immigrazione (ASGI ) e da un gruppo di sette Festival: del Cinema dei Diritti umani, Lampedusainfestival, Film Festival sul Passeggio, Marina Caffè Noir, Riaceinfestival, S/paesati, Valsusa filmfest perché insieme al Caffè si può offrire cinema e spazi culturali indipendenti con lo spirito dell’incontro e dell’inclusione.

Ed ecco nascere il Pasto Sospeso a Roma, il Panino a Torino e altri Sospesi per chi ha fame e sete, chi vuole istruirsi, per chi ha bisogno di cure, per chi ha bisogno di Parole Nomadi e di Locali per Pensare lasciando per gli altri una Parola Sospesa di fiducia, di comprensione, di amicizia.

Questo storia inorgoglisce, ed è una storia napoletana, che è divenuta in America storia natalizia, dopo che, qualche anno fa, il New York Times ne ha decantato la gentilezza del gesto in un servizio di Corby  Kummer,  il più famoso food writer degli Stati Uniti. Di lui disse, Julia Child,  la più famosa cuoca d’America, a cui fu dedicato il più bel film sulla cucina, Julie & Julia, in cui una strabiliante Meryl Streep interpreta proprio la  Julia Child. Una donna genuina, ruspante, destinata a riscrivere le abitudini culinarie degli americani con l’avvento della cucina francese negli Usa. Disse:  “Penso che Kummer sia un ottimo scrittore di cibo, fa davvero i suoi compiti e, come reporter e scrittore, prende molto sul serio il suo lavoro”.   

Kummer ha anche lanciato una sfida alle grandi catene americane come Starbucks, suggerendo loro di aggiungere una nuova voce ai registratori di cassa, per permettere ai clienti di pagare una certa somma per gli altri. Scrivendo: “ forse saremo tutti abituati a usare parole nuove , che non avremmo mai pensato di usare, ma il cui significato ci è piaciuto subito, come per esempio: pago anche un Caffè Sospeso”.

Imparare ad usare parole nuove, per noi napoletani non è un problema, siamo creativi e talentuosi e spesso, molto spesso, insieme al genio agisce il maligno.

Ma, se l’anima autentica di un popolo è lasciare un gesto d’amore in Sospeso, noi abbiamo la nostra speranza e chi gode del Sospeso la sua.

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