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Congresso Pd: in Campania vince Martina, i ‘zingarettiani’ gridano al golpe “dell’apparato”

In Campania vince Maurizio Martina e nel Pd locale scoppia l’ennesima disputa, fatta di stilettate, commenti al vetriolo sui social e chiamata alle armi del popolo delle primarie, tra le varie anime del partito che se ne disputano le spoglie.

di Peppe Papa

Nei circoli in Campania, Sicilia, Veneto e Basilicata, la mozione dell’ex segretario pro-forma ha vinto a man bassa contro il suo principale avversario e favorito al congresso, Nicola Zingaretti.

A Napoli tanto per dire, senza andare a scomodare lo scontato plebiscito di Salerno dove Martina si è affermato con oltre il 64% dei consensi, la forbice con Zingaretti si è andata ad attestare tra il 51 e il 54% contro il 31-37% di quest’ultimo. Una chiara affermazione.

Ma questo non ha scoraggiato le truppe del governatore del Lazio che, in una nota, hanno attribuito alla vittoria dell’avversario il sostegno “dell’apparato”, un ‘vecchiume’ che loro intendono estirpare.  “Il risultato di Nicola – hanno dichiarato – è estremamente positivo, ben superiore alle nostre aspettative, se solo pensiamo che la stragrande maggioranza del gruppo dirigente campano, che controlla il Pd da anni, è schierato su Martina. Ma alle primarie siamo certi di raggiungere un risultato ancora più importante perché è evidente la voglia di discontinuità rispetto al gruppo dirigente che ci ha portato alla peggiore sconfitta della nostra storia”.

A stretto giro è arrivata la replica piccata di uno dei sostenitori più convinti di Martina, il consigliere regionale della Campania, Antonio Marciano il quale prima ha attaccato, poi ha richiamato tutti all’ordine.

“Dunque la maggioranza degli iscritti – ha scritto sul suo profilo Fb – se vota per Nicola è come se si ripulisse di qualsiasi colpa lavandosi nel fiume Gange, dismettendo l’appartenenza ‘all’apparato’ e cominciando ad ispirarsi a principi francescani per la propria esperienza politica. Dall’altro lato invece ci sono i detentori del ‘potere’ oscuro, di cui a questo punto anche io farei parte a mia insaputa. Io ho massimo rispetto per tutti i nostri iscritti – ha proseguito – indipendentemente dal candidato che hanno scelto e che sceglieranno. Ma se riduciamo il confronto ai nomi ed i cognomi rischiamo di trovare tante contraddizioni. Ecco perché il tema torna ad essere la politica e l’agenda di lavoro del Pd. Suvvìa – ha sottolineato – se questo è il distinguo in questa fase congressuale a maggior ragione ha fatto bene Maurizio a restare in campo per evitare una contesa all’Ok Corral, tra quelli che c’erano e quelli che non c’erano o che magari c’erano e ci sono ancora occupando legittimamente uno spazio nuovo nella dialettica interna al partito ed eclissandosi quasi per evitare imbarazzi a Nicola Zingaretti. Più si alimenta la rabbia ed il rancore – ha raccomandato – più si cerca di trasformare questo congresso come la rivincita di qualcuno e più si sbaglia obiettivo e strategia. Anche i toni giusti possono convincere tanti a ritornare. Suggerirei a tutti noi sostenitori dei diversi candidati – ha concluso – equilibrio e rispetto nelle parole e nei comportamenti. Stiamo alla politica ed alla responsabilità che sono cose impegnative molto più di qualche frase suggestiva!”.

Parole, quelle di Marciano, di assoluto buon senso a prescindere da come uno la pensi sul Pd e suoi protagonisti attuali impegnati nella contesa dell’organizzazione, ma inesorabilmente spese al vento. Si attendono repliche che, siamo sicuri, non tarderanno ad arrivare. Intanto, il 3 marzo, giorno fatidico della consultazione, è vicino e la caduta del partito non si arresta e, a chiunque spetterà, bisognerà ricostruire dalle macerie. Mala tempora currunt.

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