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EDITORIALE Fico-De Magistris, alleanza a ‘buon rendere’

Si parlano, si annusano, sanno di condividere le stesse radici del giacobinismo partenopeo, ma sanno pure che la strada è ancora lunga e piena di insidie. Roberto Fico e Luigi De Magistris non si perdono di vista e in privato discutono di come assicurarsi un futuro politico dignitoso.

di Peppe Papa

Il presidente della Camera, come è noto, aspira alla poltrona di sindaco di Napoli, per lui una rivincita personale dopo la debàcle della candidatura nel 2011 dove raccolse un misero 1%, e sa che Luigi potrebbe dargli una mano. Dal suo canto, il primo cittadino napoletano, al netto del massimalismo d’antan che caratterizza la sua retorica politica, sa che solo un aggancio, qualunque esso sia, a una figura che non gli faccia ombra, come quella di Fico, potrebbe dargli l’assicurazione per non scomparire, che è la propria compagna di viaggio in questo momento.

 Il presidente, sta giocando la sua partita all’interno del Movimento, di cui è stato uno dei principali animatori fin dall’inizio, e può contare su una componente che si riconosce nelle sue posizioni radicali dei primi vagiti pentastellati, molto numerosa e che può contare anche sull’apprezzamento di Beppe Grillo, suo estimatore.

E’ lui, terza carica dello Stato, schierato apertamente contro Salvini e le sue politiche “scellerate” su sicurezza, immigrazione e “violazione dei diritti”, che non perde occasione di bacchettare anche il governo di cui è espressione su questioni dirimenti dell’attività dell’esecutivo che non sono in linea con i riferimenti fondativi M5S.

Puntare alla massima poltrona di Palazzo San Giacomo non è un’eresia, magari sfruttando le difficoltà di un Pd che sta raschiando il fondo di una implosione senza fine, e proponendosi come riferimento di una pletora di consensi in uscita dagli ‘arancioni e&Co.’ di De Magistris.

Che è esattamente quello che si augura Gigi. Per lui, la possibilità di concorrere per le europee, dove si sta affannando a mettere insieme un po’ di gente per proporre una lista in grado di prendere almeno il 4% utile per aggiudicarsi uno scranno a Strasburgo, o poter competere alle elezioni regionali del 2020,  è essenziale il sostegno di una parte cospicua dei Cinquestelle. Non ha altre chanche, il resto sono chiacchiere.

Il filo tra i due nei giorni scorsi si è arricchito di nuovi ammiccamenti. “Nel 2011 sono stato candidato sindaco di Napoli. Presi pochissimi voti e De Magistris fu eletto per la prima volta. Già allora ci univa l’attaccamento forte, l’appartenenza e l’amore per questa città che, negli anni, non si è mai spento”, ha dichiarato qualche giorno fa Fico, incontrando il sindaco nella basilica di Capodimonte, dove entrambi sono intervenuti a un convegno sulla rigenerazione urbana. “Io non ho mai abitato a Roma – ha detto il presidente di Montecitorio – anche se sono alla Camera dal 2013. Ho sempre scelto Napoli come base operativa perché amo profondamente questa città e riconosco che oggi sta cambiando il modo di concepirla. Ci sono poche risorse e Napoli deve poggiarsi sul suo capitale umano: la rinascita di quartieri come la Sanità è l’esempio di come tutti i quartieri possano risollevarsi”. Poi ha voluto ricordare che con il primo cittadino napoletano “ci sono stati passaggi importanti prima dell’approvazione della manovra. Io sono convinto che debba esserci sempre una collaborazione a tutti i livelli con i Comuni perché sono la trincea delle istituzioni, i luoghi dove si garantiscono i servizi e si concepisce la democrazia”.

Più o meno una dichiarazione d’amore. O almeno un contratto di matrimonio possibile, appare evidente. Infatti, alle parole di Fico, De Magistris ha risposto a margine dell’incontro che un candidato ideale alla sua successione non potrebbe che essere lui, “un’ipotesi che potrebbe funzionare e devo dire che molti cittadini, incontrandomi per strada mi sollecitano su questo argomento”. Ovviamente, per confondere le carte e sollecitare l’interlocutore, non ha risparmiato critiche alla sua organizzazione d’appartenenza affermando che “attendavamo con ansia il governo del cambiamento e stiamo peggio di prima”. Insomma, un ‘ci siamo’ ma non senza condizioni. Tipo mettersi d’accordo su chi sia il nemico principale da combattere in Campania, vale a dire il governatore,Vincenzo De Luca. Dopo le bordate di questi all’indirizzo del sindaco definito “una nullità”, Fico lo ha rintuzzato sul caso dei lavoratori dell’Apu  (Attività di Pubblica Utilità)  che hanno inscenato una clamorosa protesta lunedì scorso ad un convegno cui era presente il governatore e ai quali ha concesso un incontro, seguito una reprimenda alla compostezza istituzionale rivolta al presidente della Regione Campania. “Non è concepibile che un lavoratore venga chiamato pippa –  ha affermato – non è giusto ed è un’offesa gratuita. Auspico che la situazione si risolva il prima possibile – ha aggiunto – con un lavoro che va fatto da parte di Regione Campania e Mise. Non possiamo lasciare indietro nessuno”. 

Ben detto, DeMa, sottoscrive. Solo che serve tirare le somme. Ed è questo il vero problema dei due pards. Entrambi non hanno idea, a parte la sicumera di prassi, come evolveranno le dinamiche politiche del Paese nei prossimi mesi. Elezioni amministrative alle porte a febbraio in alcuni Comuni e Regioni importanti, le successive europee, poi le regionali in Campania e, un anno dopo, le comunali a Napoli. Tanta carne a cuocere, tanto fumo e nessuna certezza.

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