EDITORIALE Fico-De Magistris, alleanza a ‘buon rendere’
Febbraio 1, 2019
Via Hamsik, si chiude definitivamente un’era, anzi no, De Laurentiis purtroppo rimane ancora…
Febbraio 3, 2019

IL ROMANZO “Non è vero niente” di Gennaro Prisco (diciassettesima puntata)

Diciassettesima puntata
——————————

Notte Nicola


Hanno lasciato la finestra della cucina aperta, Lucia e la mamma. Non affinché la luna continuasse ad illuminare la cena non consumata. Per dimenticanza.

Sono a letto, ora la madre dorme sul suo lato destro, lei è al posto del Babbo con gli occhi spalancati sul buio e il respiro trattenuto.

Lucia vorrebbe alzarsi, l’insonnia devasta. Sa che è quella la condizione ideale per uscire fuori di testa. Deve distrarsi, trovare un punto su cui fissare l’attenzione prima che la mente se ne vada per i fatti suoi senza controllo.

Nicola, ecco il punto di caduta. Ecco il bel pensiero. Nicola, il suo primo figlio, la copia spiccicata del Babbo. Come il Babbo si avverte come una fantasia, una casualità. Come lui e si relaziona con la comunità senza prendere sul serio ciò che non è gentile, bello, armonico. E’ così. E questa è la sua forza e la sua debolezza. Questo gli fa dire si e no, e se è nel dubbio chiedere tempo per approfondire. Ma l’approccio non cambia, essere una fantasia significa per lui non prendere nulla troppo sul serio per non dannarsi l’anima quando l’emozionale s’impadronisce dei sussulti della pelle e la felicità è lì e non vorresti che andasse via, come poi fa lasciando dietro di sé una scia di tenerezze mancate.

Nicola non ha passioni estreme, non si lancerebbe mai con un paracadute.

Nicola e rock, è blues, è jazz, è treno, è uno dei tanti estranei nati in questa città stordita dalla sua stessa straripante creatività, che canta e balla per non pensare a niente, al resto di niente.

Il rock, il blues, il jazz, il treno. Lucia è andata.

La musica è libertà, le performance sono rappresentative di un popolo, di una nazione se  il suono è l’incarnazione dello spirito profondo del sobborgo che reagisce, che spera, che recita la sua drammaturgia e la sua commedia con l’arte dell’arrangiarsi, che è l’arte varia, alla bisogna,  perché poi ciò che conta è poter mangiare .

Qui, non altrove, oggi.

Nicola non dirà mai addio al cielo, al mare, alla luna e alle stelle. Mai si volterebbe dall’altra parte per non vedere gli orrori degli uomini. Mai perché dinanzi al cielo, al mare, alla luna e alle stelle tutti sono suoi fratelli e tutte sono sue sorelle. Mai perché il lamento non è una risata sguaiata, è un atto d’accusa contro la prepotenza. E’ l’acuto di una condizione di fragilità a volte materiale altre volte immateriale. Ed è così perché è così, perché questa è la fantasia che i maligni hanno lasciato per gli altri, per tutti gli altri, per miliardi di esseri umani. Anche per lui che ne è cosciente.

Nicola è rock, è blues, è jazz, è treno. Lo è perché non s’impone con lo sberleffo da strada, non canzona le gesti d’armi e d’amore. Lui dice: Metrofavela non è la città del varietà, anche se il varietà fa audience. Metrofavela gesticola e va con il cervello a mille ed è tutto un brulicare di gente. Lo fa per prendersi in giro, per ridere di sé.

Notte Nicola, te lo dico dolcemente: sia la tua notte nel tuo letto, circondato dalle tue cose, una notte delle meraviglie. Te lo dico materializzandomi appoggiata alla porta della tua stanza mentre profondo è il sonno. Riposa tranquillo, domani non hai la  sveglia sulle sei che suona, che ti tira giù dal letto, che ti dà fretta. Domani resta a casa, non andare per i reticoli della città. Domani suona la chitarra tutto il giorno, svegliati allegro fantasia. E vai, viaggia con l’amore in tasca e accarezza ciò che è  animato e ciò che è inanimato. Vai e non girare intorno ai palazzi e alle situazioni per fuggire da ciò che ti piomba addosso. Tu sei la casualità. E’ nella tua natura, non contraddirla. Quelle esperienze che gli ordinari non possono nemmeno immaginare tanto sono lontane, sono  i destini degli altri, sono il tuo racconto.

Figlio, maledetta insonnia, amo tuo padre. Lo amo. E assieme amiamo te e Nanà e Nando. Il nostro amore è circolare, disinibito, autentico, fragilissimo. Sai, a volte penso: continueremo a resisterà ai pettegolezzi, alle invidie, ai tradimenti? A quanti s’introducono nella nostra casa per rubare l’oro e la serenità? A fare famiglia, ad affrontare il bello e il brutto con lo stesso piglio di adesso? O la morte del nonno e anche la morte del punto d’equilibrio?

Notte Lucia, di botto si è addormentata.

Domani è un altro giorno anche per l’insonnia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *