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SENZA BUSSOLA Il congresso barocco del Pd e l’Innominabile ancora in mezzo a noi

di Gennaro Prisco

L’Innominabile è ancora in mezzo a noi. E alla veneranda età di ultraottantenne, in primavera, si candiderà alle europee.

Non al nord, dove il Ministro dei ‘selfie e delle divise’ farà man bassa di voti. Forse nelle isole, forse al sud. Anzi, sicuramente in una delle due circoscrizioni che punirà amaramente il miagolio dei cinque stelle. Poiché,  l’altra circoscrizione, quella del centro è ancora un bacino elettorale del Pd e la Lega va forte.

Il governo giallo-verde è Bile democratica e anche per l’Innominabile questo sconcio non deciso dall’elettorato, ma fondato su un contratto tra due leader con un premier fantoccio  deve finire.

Se l’Innominabile dicesse:  colpa mia, sono io il padre di tutto questo, forse, per un nano secondo mi apparirebbe umano. E’ stato lui che ha trasmesso agli italiani, con le sue televisioni, la mediocrità puntando sui peggiori istinti di Uomini e Donne pronte a tutto pur di partecipare alla “Ruota della Fortuna”.

Con la diffusione digitale e social tutto questo si è talmente imposto che oggi si valuta che tre persone su dieci non capiscono quello che dicono e pensano di dire cose sensate.

In questa situazione da egemonia culturale dell’irrealtà, “l’Onestà” è diventato un programma politico e “Prima gli Italiani” ha sostituito il già fortunato “Prima i Padani”. E così eccoci qua a godere  della politica della distrazione di massa, del nemico immigrato, dell’assistenza che si fa lavoro. Eccoci qua in guerra con il Papa e la Francia e l’Olanda e la Germania e in pace con Putin, Trump,  Orbàn l’ungherese e Bolsonaro il brasiliano. Eccoci in recessione. Eccoci felici e contenti perché tutto va bene signora la Marchesa.

In tutto sto casino c’è lui, il Presidente Mattarella. Il Presidente paziente che firma tutto passando la palla alla Corte Costituzionale che avrà da lavorare con la legge sulla sicurezza e su tutto il resto.

La sinistra di questo paese dovrebbe fare più di un’autocritica per quel no alla riforma costituzionale dato per uccidere politicamente un leader con due cervelli e due arroganze, che voleva rottamare ed è stato rottamato.

Tutto questo cancellando il buon governo democratico: Letta, Renzi e Gentiloni ci hanno tirato fuori dal baratro della crisi della finanza globale e rimesso in ordine i conti. Tutto ciò, visti i risultati elettorali del 4 marzo scorso, senza consenso. Ma era già accaduto con il professor Prodi. Allora fu ribaltone e fu Bertinotti. E la storia si è ripetuta con gli stessi protagonisti, con il Professore che da vincitore, per due volte, dovette fare gli scatoloni in solitudine con affianco solo la moglie Flavia.

Ma mentre ciò accadeva il Pd lentamente ed inesorabilmente diventava sempre più marginale nel tessuto sociale fino a scomparire quasi del tutto con tutte quelle tende piantate un po’ più in là.

Ma tutto questo è ieri. Il Pd è un partito troppo importante, storicamente rappresentativo dell’Italia che lavora e produce, che fa dell’istruzione e della cura la sua stella, che pensa che la troppa ricchezza in poche mani non va bene e che la giustizia la si pratica attraverso una equa distribuzione delle risorse.

Quindi, pur inizialmente balbettando si è messo in cammino convocando uno dei suoi congressi ‘barocchi’. Non si poteva fare diversamente, vista la situazione, ma piano piano, un po’ di gotico sta venendo su e si sono svolte le convenzioni nei circoli che sono centinaia di migliaia in un clima di partecipazione che, se pur non nei grandi  numeri precedenti, numeri falsi, si sta rimettendo in cammino per ricollocare al centro della sua attività una rinnovata volontà di ricostruzione della principale forza progressista e antifascista  del Paese.

Anche a Napoli, dove, per la prima volta non ci sono stati imbrogli, cinesi e Fanpage, tutto si è svolto regolarmente. Ciò rincuora, perché senza la Napoli democratica, Milano è troppo esposta,  l’Italia più  povera e i De Magistris e i Fico e i Cantalamessa con poco e niente fanno i galli sulla monnezza.

I risultati delle convenzione dicono che ha vinto Zingaretti, a non poca distanza c’è Martina e che Giacchetti ha ottenuto più del 12%. Poi c’è Calenda con il suo Manifesto sull’Europa e il suo Fronte costituzionale che è la vera novità di questa fase assieme alle tre cose dette da Martina: “il segretario fa solo il segretario, si deve ridiscutere il Job Act, si devono raccogliere le firme per un referendum contro le leggi Salvini. Ciò non toglie nulla alla vitalità del vincente di Piazza Grande, Zingaretti. Così come è molto importante Giacchetti per riequilibrare un po’ la vulgata ancora troppo in voga, che l’esperienza dei governi a guida Pd non sono stati dei pessimi governi. Hanno fatto errori, come la Buona Scuola, ma il Paese fuori dal tunnel ce l’hanno portato.

Tutto questo sui media non c’è. Sui media si continua a narrare una storia vecchia, messa in baule dagli elettori. E’ un manifestarsi di quella massima che scarta le notizie che non fanno scandalo, come se la politica non fosse altro che bruttura.

Il tre marzo 2019, un giorno prima del primo compleanno di questo Parlamento, si svolgeranno le primarie per eleggere il segretario. Delle primarie ciò che è insopportabile è che uno che non la pensa come la pensano i democratici possa scegliere al pari degli scritti e degli elettori democratici. Ma queste sono le regole stupide e con queste si andrà ai gazebo. Sperando che il fenomeno degli intrusi non sia diffuso come nelle precedenti consultazioni, la sera il Pd avrà il suo segretario che non potrà che avere il sostegno degli sconfitti, se non vuole suicidarsi, come dice il filosofo Cacciari, anche lui in tour per presentare il Manifesto per l’Europa dei professori. E non potrà che avviare una fase collegiale della direzione politica perché ciò che il Pd ha davanti, insieme a tutte le forze laiche e progressiste del Paese, è il futuro della nostra identità repubblicana ed europea.

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