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De Magistris disperato, ma senza alternative: Napoli all’anno zero!

di Peppe Papa

E’ un uomo disperato. Luigi De Magistris, in cerca di una ‘via di fuga’ per continuare ad esistere politicamente alla scadenza del suo secondo mandato a sindaco di Napoli, ahilui, non più prorogabile. Si dimena, cerca sponde, non dà l’idea di avere una strategia precisa. La città precipita nel buco nero di un degrado inarrestabile e lui parla d’altro. Dall’Italia che “sta soffrendo per le ingerenze internazionali”, al “governo in perenne campagna elettorale, ma a conti fatti solo promesse”, passando per “Hamsik napoletano vero, resterà nel cuore della città”, fino al monito sulla corruzione che “non è priorità di governo” e i tentennamenti sulle alleanze con i 5Stelle di Roberto Fico, il Movimento di Varoufakis e gli ‘amici’ di Potere al Popolo. In tutto questo, avendo fatto terra bruciata intorno a se, palesata nell’incapacità di designare un suo possibile successore, segno dell’inconsistenza dell’azione politico-amministrativa nei suoi dieci anni di governo a Palazzo San Giacomo.

Ce ne faremo una ragione. Ma certo sul personaggio non scommetteremmo un  “dollaro bucato”.

Sulla questione sindaco di Napoli, però, non è che le altre ‘forze’ politiche in campo siano messe meglio. Il che  agevola il suo ‘cazzeggio’.

Il Pd, ormai diventato in città un ectoplasma, dopo l’ultima gestione del centro sinistra targata Jervolino, in attesa di capire in che maniera diventare ‘grande’, o avviarsi all’estinzione, non ha al momento un nome su cui costruire un’azione che possa riportarlo ai fasti di un tempo, quando a comandare la terza città d’Italia erano loro.

Dipende dal risultato delle primarie del 3 marzo, chiamate a dare una guida al partito, con a cascata le varie conseguenti leadership a livello locale, imposte dai vincitori del congresso. Anche se questo non dovesse coincidere con una investitura, necessariamente competitiva, per la conquista della fascia tricolore partenopea.

I nomi per la contesa sono quelli soliti di Andrea Cozzolino, europarlamentare e da sempre in lizza, senza fortuna, prima per la Regione, poi per ‘San Giacomo’, Umberto De Gregorio presidente Eav e candidato del governatore, Vincenzo De Luca, forse l’ex braccio destro di Bassolino, Massimo Paolucci anch’egli europarlamentare uscente, o Valeria Valente già sconfitta malamente nel 2015 senza neanche arrivare al ballottaggio. Poi nessun altro, ammesso che non tirino fuori dal cilindro un coniglio dell’ultima ora in grado di perdere, questa volta, almeno con onore.

Nel centrodestra in ascesa a Napoli così come nel resto del Paese, tutto dipenderà dall’andamento delle elezioni europee di maggio, dove la Lega di Salvini è convinta di ottenere una importante affermazione in grado di mettere in discussione i rapporti di forza con gli ‘azzurri’ di Berlusconi, costretti a cedere lo scettro della rappresentanza del fronte ai ‘padani’ con l’endorsement a Gianluca Cantalamessa, figlio d’arte della ‘giovane Italia nera’ pronto a contendere il ‘Palazzo’ comunale. Sempreché il Cavaliere non riesca a imporre uno dei suoi candidati – le elezioni di midterm  in Abruzzo potrebbero dargli la forza – che vanno da Mara Carfagna a Stefano Caldoro, all’attuale europarlamentare Fulvio Martusciello, che da Bruxelles, dove il Cavaliere gli ha già garantito la riconferma, fa sentire quasi quotidianamente la sua voce sulle questioni più dirimenti che riguardano l’amministrazione De Magistris: dalla “maggioranza” che “non c’è più”, alla “funicolare di Mergellina chiusa” di cui chiede di “conoscere immediatamente le ragioni dello stop”. Lui è pronto per la pugna, solo che di Forza Italia, a Napoli e in Campania, si sono perse le tracce dopo la ‘vivace’ stagione di Nicola Cosentino e la sua corte. Un po’ sbandati aspettano notizie da Arcore che per il momento non arriveranno, dopo la decisione del ‘capo’ di presentarsi alle elezioni europee. Insomma, se ne riparlerà più avanti nella migliore delle ipotesi.

Il Movimento 5 Stelle, o meglio, quel che ‘mugugna’ dei pentastellati in Campania, punta tutto sul presidente della Camera, Roberto Fico già protagonista della contesa nel 2011 con un  misero 1% di consensi il quale, si riproporrebbe con una veste nuova e un aplomb tra l’istituzionale e il radicalismo di pensiero che potrebbe avere una sua ragione d’esistere e competere. Per ora, solo qualche ammiccamento con De Magistris che vagheggia di alleanze per un vasto fronte “alternativo” che presenti la proposta “per un’Europa dei diritti, popoli, giustizia sociale, uguaglianza e solidarietà”. Si vedrà. Per il resto niente altro, tranne la possibilità di intercettare quella fascia di elettori delusi del sindaco arancione e dei suoi ex fedelissimi consiglieri, assessori, staffisti e collaboratori, in cerca di una casa per rimanere in pista.

Un quadro veramente deprimente, pur se alla prossima scadenza per il rinnovo del consiglio comunale e dell’amministrazione, manca poco meno di tre anni e c’è tutto il tempo per combinare altri disastri, oppure dare una poderosa sterzata in senso contrario al declino irrimediabile cui sembra destinata la città.

Di sicuro ci sarà da riconnettere i napoletani con l’istituzione che li rappresenta e da cui si aspettano servizi, sicurezza, vivibilità e capacità di sfruttare le risorse ‘autoctone’ che, a parte l’incontestabile patrimonio storico e paesaggistico, sono incalcolabili.

E’ evidente che ci vorrà la mano esperta, l’amore per la propria terra, di qualcuno che sappia coniugare rigore, rispetto per le regole, empatia con la cittadinanza, creatività culturale e amministrativa. Non sono molti i profili di politici e amministratori, attualmente in piazza, in grado di soddisfare questi requisiti. E a qualcuno, noi tra questi, assale la nostalgia.

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