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Insigne, nuovo capitano, e anche lui come Hamsik grande talento, ma poca personalità!

Sarà che al Napoli, in questo Napoli, versione De Laurentiis i top player sono banditi, e quand’anche qualcuno lo diventasse o lo si acquistasse come pure è accaduto per Cavani e Higuain, poi fanno fatica a restarci, sia perché la politica societaria non prevede in squadra giocatori del genere, sia perché un top player, per formazione mentale, punta solo al massimo, quindi se il club non ha quel tipo di Dna vincente, quella mentalità di chi ha come obiettivo soprattutto quello di vincere, difficile che i calciatori di quel club daranno sempre il massimo in ogni partita, quanto a volontà, concentrazione, determinazione, cattiveria, fame insaziabile, e quando mancano queste caratteristiche o anche solo alcune fra queste, si può avere i calciatori di maggior talento, questi non si esprimeranno mai in modo costante ad altissimo livello. Un top player non e colui che ha solo la tecnica sopraffina o la capacità di emergere e di distinguersi dagli altri, perché anche nelle categorie inferiori di grandi calciatori talentuosi con grandi doti tecniche ve ne sono, ma quello che arriva al top è quel calciatore che nel suo processo di crescita non solo dovrà confermare le sue doti tecniche e fisiche, ma è quello che una volta arrivato a dimostrare il suo picco massimo di capacità deve garantirle in un rendimento costante e per farlo non solo dovrà allenare tantissimo la tecnica e il fisico ma dovrà allenare ancor di più la mentalità. Chiaramente sarà difficile farlo in un club che non pretende il top dal punto di vista dei risultati ma solo quello di garantire quel tanto che basta per competere a certi livelli, e se fosse dapprima il club a non aver ambizioni e mentalità da inculcare a chi fa parte di quella squadra e quella rosa, sarà difficile che il calciatore possa puntare al massimo nello stesso club e magari verrà fagocitato in quella mediocrità generale che non gli permetterà mai il salto finale, quella notevole differenza che passa fra un buon calciatore e un top player. Certo alcune doti, come la personalità spesso sono innate, ma in certi club vengono anche costruite, perché giocare in una squadra in cui hai il posto quasi fisso e non hai tutti questi campioni con cui lottare per una maglia, è un conto, e far parte di una squadra imbottita di campioni con cui sgomitare per il posto e dimostrare sempre di più, è un’altra cosa, a quel punto o emergi definitivamente o si diventerà solo una meteora, un’eterna promessa e in genere le eterne promesse rimangono in squadre dove la vita è più tranquilla, dove ti garantiscono il posto e magari ti fanno pure capitano perchè la concorrenza è quella che è. A nostro avviso è proprio quello che è capitato prima ad Hamsik e adesso a Insigne perché nessuno al mondo potrà mai aver qualcosa da ridire sulle loro doti tecniche, sarebbe folle, ma lo slovacco ad esempio ha ormai già ampiamente dimostrato di non essere cresciuto nella personalità al punto da fargli fare quel salto che lo avrebbe consacrato al top fra i top e a nostro avviso molti delle sue lacune caratteriali sono da ascrivere ad un club e una società che lo ha troppo viziato in termini di complimenti e trattamento, mentre invece certi calciatori andrebbero allenati e spronati più nella testa che non nella tecnica. Immaginate cosa sarebbe stato per Hamsik se a 24 anni fosse approdato in un club come la Juventus, il Real Madrid, il Liverpool e giocare in mezzo a tanti campioni, in un club che punta esclusivamente a vincere… a quel punto o si sarebbe adeguato e sarebbe arrivato al top o sarebbe scomparso, e data l’indole di calciatore di scarsa personalità spesso questa tipologia di calciatori preferiscono rimanere a vita in ambienti piu rassicuranti , in cui le proprie qualità bastano e avanzano per rimanere fra i calciatori più considerati. Insomma una scelta comoda quella di essere una bandiera, anche perché quando poi arriva la chiamata giusta dal punto di vista economico non c’è bandiera che tenga, tutti vanno via e se c’è qualche raro esempio di vera bandiera nel calcio tipo i Maldini, Totti, a nostro avviso son rimaste bandiere perché nei club di appartenenza gli hanno garantito comunque condizioni economiche più che soddisfacenti altrimenti anche loro sarebbero andati via, perché le bandiere autentiche nel calcio non esistono, sono più spesso scelte di comodo che non attaccamento alla maglia, e fra quelle potrebbe esserci la consapevolezza di non essere ugualmente grandi in contesti più competitivi e quindi si preferisce diventare una bandiera. Speriamo per Insigne che non si ripeta ciò che è stato per Hamsik, ma ormai anche lui è da un po’ che gioca a certi livelli e se non dimostra adesso di poter garantire la differenza, magari resterà in questo Napoli a vita come il collega slovacco e accontentarsi. Ma se si vorrà misurare ad alti livelli è in certe squadre che deve andare, perché qui a queste condizioni non crescerà mai più di tanto. Non c’è più l’Insigne dei tempi di Zeman, che sapeva formarlo e pungolarlo continuamente, e infatti allora Insigne mostrava tutt’altra voglia di emergere, correva, segnava, faceva segnare, spesso puntava l’uomo creando superiorità numerica e andava continuamente in verticale, mentre oggi pare essersi imborghesito, più di puntare e farsi spazio in orizzontale e poi tentare il solito tiro a giro, non fà, ha perso quasi del tutto quella cattiveria sotto porta, arrivandoci sempre poco cattivo e convinto di far male. Certo ancora gli capita di fare gol e snocciolare l’assist al bacio, ma con una più scarsa frequenza, perché non gli vediamo più dare tutto in campo e gli si è spento pure quell’argento vivo che prima aveva addosso. Magari sarà una nostra impressione sbagliata ma come lui tanti altri, magari perché hanno capito che giocano in un club poco ambizioso che gli crea alibi e per cui si limitano a fare il compitino che gli garantisca il posto e vivere in un ambiente in cui sentirsi coccolati e viziati in primis in una città in cui dove si vive da re, fino a che non arriverà il momento per andare nel corso degli anni altrove a spuntare l’ultimo grande contratto, e abbiamo l’impressione che in questo ciclo di squadra ormai quasi ai titoli di coda in tanti fra i calciatori pensano più al proprio futuro che concentrarsi esclusivamente sugli obiettivi di squadra. Ed è questa la sensazione che da un po’ di tempo Insigne ma anche altri ci stanno dando, perché lo stesso Koulibaly, Allan, Mertens, Hisay da quando cominciano a sfumare le ambizioni scudetto pare si stiano tutti cominciando a guardarsi intorno in attesa di nuovi grandi contratti che gli si potranno prospettare insieme ad obiettivi che evidentemente il Napoli non potrà garantirgli. E lo stesso Insigne che a differenza di Hamsik che non ha mai cambiato procuratore, ora con Raiola pare aver cambiato atteggiamento e più che dare il massimo dal punto di vista della concentrazione distratto come sembra nel suo dilemma a pensare se andare altrove, sicuramente a guadagnare di più, e se farlo in un contesto altamente competitivo, oppure fare il capitano azzurro a vita, ma se andrà altrove, sicuramente non basteranno pochi tiri a giro se vorrà diventare e consacrarsi top player, ma di certo se continua così e non ci metterà del suo, in questo club, così come per Hamsik difficile che lo diventi definitivamente, e allora sarebbe meglio andarsi a laureare tale dove lo educheranno e formeranno in tal senso. Diversamente non dovesse riuscirci, allora vorrà dire che non lo sarà mai, perché alla sua età se arrivi vicino ad esserlo devi confermarlo altrimenti resterà sicuramente un buon calciatore ma non arriverà mai ad essere top player e anche in nazionale dove pure gioca da ormai un bel po di tempo, non ha dato mai l’impressione di fare veramente la differenza. Tutto questo lo dirà il calcio è lo scopriremo in futuro!

Pippo Trio

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