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Ma come si traduce il neologismo “Sarrismo” nella lingua di Shakespeare?

In Italia siamo in pochi ad essere poliglotti, già facciamo fatica a comprendere e imparare l’italiano, dal momento che difficilmente ci stacchiamo dai nostri dialetti, figuriamoci a imparare altre lingue seppur le più parlate al mondo come lo è l’inglese. Però questa è sicuramente una lacuna da colmare soprattutto in era di globalizzazione, non fosse altro per essere adeguati ai tempi di contesti in cui l’inglese la fa da padrone a cominciare da parole come internet, social, influencer, blogger, e se si vuole interagire correttamente sulla rete, sapere un tantino di inglese aiuta. Ad esempio a noi intrigherebbe molto capire come si traduce in inglese il neologismo “Sarrismo” che solo da quest’anno è stato accettato dalla premiata ditta dei vocabolari italiani, la famosa Treccani. Abbiamo provato on line con i vari traduttori da Google ad altri e non abbiamo trovato nulla, tranne di qualche voce nei vari siti che si occupano di calcio dove qualcuno lo ha tradotto in “Sarriball” poi da ieri in “Sarri End” e ancora in “Sarri Bawl”, però queste sono le solite esagerazioni giornalistiche per confezionare un titolo a effetto. In realtà quando si parla di sarrismo trattasi solamente di un nuovo neologismo talmente di moda fra i numerosi fan del comandante così entusiasti del giro palla, che la Treccani non ha potuto fare a meno di considerare il neologismo, anche perché il sarrismo così come lo intendono i fanatici di questo finto guru della panchina è riferito ad una filosofia generale che incarna la personalità e l’unico modo di giocare di un presunto grande allenatore , che a noi ha più sorpreso, per la svolta in carriera di un tecnico arrivato alla celebrità sotto i sessant’anni che non per l’inconsistenza di un gioco clonato e pure male da vecchi sistemi di calcio veramente totale, e al contrario di questo che noi sempre risultatio di una noia mortale oltre che a produrre solo illusioni, alibi e pianti grechi. In realtà il calcio non mente mai, anzi a nostro avviso, questo tecnico iper sopravvalutato fu già tanto che arrivasse ad allenare il Napoli portandosi in dote i suoi soldatini di Empoli ma arrivare ad allenare il Chelsea, dove ancora una volta si porta i suoi robottini di Napoli, si è trattato di un vero e proprio miracolo. Non è per infierire sull’imbarcata di gol con cui il City del suo amico Guardiola che appena ieri lo ha sepolto sotto una valanga di gol (quando si dice ‘amici e poi ti rubano la bici’), poi capitare, ma noi di Cityweek sostenevamo le stesse tesi critiche già ai tempi dei suoi maggiori picchi di popolarità e successi a Napoli. Abbiamo sempre sostenuto che Sarri fosse un allenatore buono per i dilettanti e forse nemmeno, perché pure in quelle categorie la sua personalità così controversa e il suo modo ottuso di giocare si rivelasse un limite troppo grande affinché potesse imporsi come tecnico di calcio a tutto tondo. Magari avrebbe fatto meglio da bancario e magari allenare solo nel dopolavoro in quei tornei di calcio inter sociale per ex calciatori, giusto per divertirsi a scimmiottare il suo maestro Sacchi. La figura dell’allenatore, soprattutto a certi livelli, non si riferisce solamente alla figura dell’allenatore di campo, per quello ormai ci sono staff nutritissimi di allenatori che svolgono quel tipo di lavoro anche personalizzato, ma il vero allenatore, quello che siede in panchina come guida tecnica di riferimento, deve avere capacità diffuse, deve essere un manager, tanto per utilizzare un termine inglese, un gestore di risorse umane, oltre che tecnico tattiche. Deve essere uno psicologo, deve saper comunicare mediaticamente, interagire con staff e massimi dirigenti, oltre che con tutto l’ambiente fra giornalisti locali e tifosi. Sarri, tutto questo non sa farlo al massimo gli viene bene un solo modulo e sistema di gioco che insegna e impone maniacalmente tutta la settimana di allenamento , fissandosi su un concetto alquanto improbabile soprattutto fra i professionisti e cioè che è la squadra ed ogni singolo calciatore che deve adeguarsi a lui e non il contrario. Questo già chiarisce perché Sarri non è adeguato a fare l’allenatore ai massimi livelli nel calcio, ma forse neanche ai minimi, perché come detto sopra lo ha già dimostrato anche in decine di squadre minori, e comunque sia, la sua filosofia va nella strada opposta a quella che dovrebbe intraprendere un’autentico allenatore di calcio formato ai super corsi di Coverciano, perché è totalmente errato pensare che 25 calciatori di una rosa debbano essere loro ad adeguarsi all’allenatore e non l’allenatore adeguarsi ai suoi calciatori e alle loro caratteristiche come è normale che sia. È matematicamente impossibile pretenderlo, meramente utopistico, ed ostinarsi a perseguire questa filosofia che qualcuno ha definito Sarrismo, è quanto di più ottuso si possa immaginare nel gioco del calcio, che è sí un gioco di squadra, coordinato da una sola guida, ma una squadra è soprattutto composta da tante individualità diverse e immaginarsi che tutti debbano pensare con la testa di un solo uomo, come robot telecimandati, può anche venire bene quando almeno una metà della rosa esegue alla perfezione gli automatismi più volte ripetuti a memoria , ma è pur sempre impossibile farli eseguire a tutti e anche quelli che si sono prestati per un certo tempo a questi maniacali e monotematici dettami, e inevitabilmente dopo un po’ di stufano. Inoltre, nel calcio sicuramente gli automatismi sono un valore aggiunto nell’arco temporale di una partita o di una stagione intera, perché avere delle certezze di gioco a memoria è sicuramente un valore aggiunto , questo è innegabile, consente di gestire meglio certi momenti del gioco, in maniera rassicurante, ma non può esserci solo quello, talvolta serve la personalità, la fantasia, il cambio di gioco e ruoli , quindi l’imprevedibilità, la genialità di sparigliare e non dare più punti di riferimento. E poi, fare sempre le stesse cose, per quanto fatte pure al massimo della qualità, diventa pur sempre qualcosa di prevedibile, a cui gli altri dopo aver subíto questo gioco corale avvolgente, poi finiscono per studiarlo e trovarvi facilmente le contromisure adeguate, sfruttando la conoscenza dell’avversario a proprio vantaggio, soprattutto quando si incontrano squadre di pari valore e dove la posta in palio diventa importante. Non sarà un caso che raramente le squadre di Sarri vincono gli scontri diretti, le sue squadre risultano essere implacabili contro avversari minori ma solo quando si esprimono al massimo della forma, perché se le sue squadre, indifferentemente che fossero la San Giovannese, l’Empoli piuttosto che Napoli o Chelsea non vanno a pieno regime e ad alti ritmi di velocità e intensità, rischiano tantissimo anche con squadre nettamente inferiori. Insomma, ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che dopo non aver vinto nulla a Napoli con una squadra pur pronta per farlo dopo i primi successi con Benitez, e ad oggi non farlo nemmeno in Inghiltterra nel dopo Conte che pur aveva portato vittorie e in un contesto come il calcio inglese dove non si tollerano, le giustificazioni e gli alibi facili di Napoli, comincia a diventare problematico. Da quelle parti, sono meno disposti a cazzeggiare sui falsi miti, cominciano a trovarli poco credibili, anche perché il Chelsea è fra i club più ricchi d’Europa non è mica un club qualunque come può esserlo lo stesso Napoli? Il Chelsea ha le stesse possibilità dei top club europei in termini di grandi calciatori, fatturato ed organizzazione, ed essere ad oggi al quinto/sesto posto in Premier League a 15 punti dalla vetta, la dice tutta sul Sarri, il Sarrismo, il Sarriball e tutte le menate che nel calcio spesso diventano moda e slogan che fanno solo danni a chi le percorre. Ma se il Sarrismo continuerà a piacere ai fanatici del calcio facciano pure, dove c’è gusto nonc’è perdenza, quantomeno a livello di gusto personale, perché nel calcio la perdenza ci sta eccome, chiedetelo agli inglesi che qualcosa in più del Napoli sono abituati a vincere. Direbbe l’amletico Shakespeare con un pallone fra le mani : ‘Sarrismo or not Sarrismo, this is the problemi’…. e oggi se lo staranno chiedendo in tanti nei pressi di Stamford Bridge.

Pippo Trio

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