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Ancelotti come Benitez: se non ci sarà ‘business plan’ per l’immediato futuro, potrebbe andar via già il prossimo anno

È curioso notare quante similitudini ci sono fra gli ingaggi di Benitez e quello di Ancelotti, innanzitutto l’approccio, quando sia lo spagnolo che il romagnolo hanno accolto la proposta di allenare il Napoli con grande entusiasmo, perché De Laurentiis essendo uno che ci sa fare bene con le parole, li avrà entrambi persuasi sul progetto a patto che alcuni principi della cultura societaria non fossero in discussione, primo fra tutti l’obiettivo Champions, poi la valorizzazione dei giovani in cui la società investe ad ogni sessione di mercato, puntando liberamente su quei profili che ritiene potenzialmente adeguati. Ma partiamo dal principio, perché sia Benitez che Ancelotti sono stati presi per fare innanzitutto un colpo mediatico, perché essendo entrambi due grandissimi allenatori avrebbero naturalmente incontrato il favore della critica e dei tifosi, per cui è sgtato facile per il presidente far dimenticare con Benitez sia la partenza di Mazzarri, che con Ancelotti quella anche più dolorosa di Sarri. Ma è abbastanza simile anche la trattativa chiusa quasi immediatamente con entrambi e con grandissima soddisfazione reciproca, al contrario di Sarri che dovette sorbirsi un paio di settimane negli uffici Filmauro fra una clausola capestro e un sondaggio ad altri allenatori che De Laurentiis ostentava giusto per far calare le pretese ad un allenatore in quel momento preoccupantemente disoccupato, che avrebbe dovuto già sentirsi un miracolato ad allenare il Napoli, quindi totalmente succube nella trattativa con lo scaltro De Laurentiis. Con Benitez e Ancelotti fu totalmente l’opposto perché il presidente aveva con entrambi fretta di chiudere per lenire la grande delusione dei dei tifosi delusi e mettere a segno il grande colpo mediatico. Per chiudere velocemente deve aver proposto ai due top coach progetti che non potevano rifiutare, perchè comunque gli si offriva di allenare la più forte squadra italiana del momento seconda solo alla Juventus, carta bianca su tutto il settore tecnico, grandi investimenti, un contratto più che importante e chissà quale altra mirabilia, che sia a Rafa che a Carletto non sembrava essere vero poter ritornare ad allenare in Italia. E cosi che comincia per entrambi i tecnici una grande luna di miele con il presidente al punto di partire subitoe per isole e costiere a bordo di un panfilo e viversi uno scampolo di vacanza prima del ritiro in compagnia delle rispettive mogli e a pianificare l’immediato futuro, che in entrambi i casi sia con lo spagnolo che con Ancelotti almeno il primo anno non è mai stato un problema, in genere i primi mal di pancia e più di qualche dubbio arrivano alla prima sessione di mercato invernale e definitivamente a quello più importante dell’estate quando la rifondazione dovrà essere completata. Benitez dopo un anno di grande feeling, già dopo la finale di coppa Italia capì che non ci sarebbero stati più i presupposti per proseguire, perché sin dalla cessione di Reina che npon avallò per niente dovette intuire che De Laurentiis non gli avrebbe poi dato quella libertà che probabilmente aveva promesso per poter assecondare il progetto tecnico. Infatti, fu proprio al termine della prima stagione che Benitez aveva già deciso di lasciare, deve aver pensato che non valesse la pena stare lontano da casa e moglie e figlie per stare dietro ad un personaggio poco credibile. Fra i due per tutto l’anno ci gelo profondo fino a quando il tecnico spagnolo non annuncia pubblicamente di non rinnovare il contratto. A quel punto De Laurentiis per non trovarsi spiazzato e giustificare un divorzio inaspettato ai tifosi che ritenevano il tecnico garanzia totale in termini di obiettivi di mercato, costrinse Benitez a restare, esercitando un’opzione contrattuale a suo favore a cui Rafa non poteva opporvisi, se non con le dimissioni, ma probabilmente rimase volentieri ugualmente sia perchè era tardi per trovarsi un’altra squadra e anche perchè incuriosito di allenare gli azzurri per un’altra annata e magari per capire meglio De Laurentiis dove volesse andare a parare. D’altronde a Napoli ci stava benissimo e poi in corso d’opera avrebbe deciso se proseguire o meno se ci fossero stati i presupposti, del resto era l’ultimo anni di contratto dopodiché sarebbe stato libero di decidere. Purtroppo quella stagione cominciò male e fini peggio perché De Laurentiis non fece alcun tipo di acquisto sul mercato prima del preliminare di Champions e Benitez dovette fare di necessità virtù giocando quell appuntamento importante con la vecchia squadra di cui i migliori erano reduci dal mondiale e con una squadra raffazzonata, da un portiere esordiente al ritorno sgradito di Gargano, composta da alcuni elementi fra difesa e centrocampo non proprio il top perché con tutto il rispetto giocare con un Gargano che nessuno voleva più, nemmeno le squadre a cui si era dato in prestito quasi gratuito, non era proprio il massimo per una squadra che ormai avrebbe dovuto lottare per obiettivi importanti, anche se poi il pugnace calciatore uruguagio fu uno dei migliori in quell’annata controversa, perchè dopo che già al primo anno Benitez vinse la Coppa Italia e dopo aver fatto 12 punti in Champioons, ci si aspettava un Napoli ben diverso. Soprattutto era lo spagnolo ad essere serenamente deluso, facendosene una ragione immediatamente, con quella frase che a tanti non piacque, ma che neanche ne capirono il senso. Benitez disse che se il Napoli non avesse superato i preliminari di Champions non si sarebbe dovuto farne un dramma. In realtà non voleva sminuire l’importanza di proseguire la partecipazione nel massimo torneo continentale, ma sottolineava delle carenze oggettive per poterlo fare e la mancata volontà della società a sopperire a quelle lacune, interpretando la scelta del club come una mancata volontà di fare qualsiasi sforzo per poter migliorare investendo prima dei preliminari e non dopo, quando poi presero De Guzman e Lopez a fine mercato giusto per far vedere di aver accontentato il tecnico. Benitez molto garbatamente se la legò al dito e pur facendo eccellentemente il suo lavoro da grande professionista qual’è tentò comunque di fare le nozze con i fichi secchi e infatti riusci pure a sottrarre un trofeo alla Juventus vincendo la Supercoppa e fra una polemica e l’altra innescate dai giornalisti più vicini alla società, che già preparavano il campo all’addio del tecnico a fine stagione, se non addirittura chiederne l’esonero in corso d’opera, con l’obiettivo riuscito in parte a farlo odiare dai tifosi. Benitez comunque con i suoi modi pacati resse a tutte le tempeste e gli ostacoli ad handicap che gli si ponevano per strada e nonostante tutto riuscí con una squadra incompleta, praticamente senza portiere, con una difesa un po’ così, e un centrocampo raffazzonato e non adeguato al modulo, arrivò comunque ad un passo della finale di Europa League, e in campionato fallendo per un rigore sbagliato di Higuain la canonica ma obbligata qualificazione in Champions. Malgrado tutto, la critica chiuse l’esperienza di Benitez giudicandolo un fallimento anche se a distanza di qualche anno quel fallimento e quelle macerie che si diceva avesse lasciato Benitez, sono risultati gli ultimi veri successi della storia del Napoli. Stendiamo un velo pietoso su tutto ciò e speriamo che la storia non si ripeta con Ancelotti, perché anche questo sembra un cinepanettone già visto, di quelli che oltre a deludere sembrano anche tutti uguali, cambiano i protagonisti ma la storiella è sempre la stessa. Ancelotti dovrà stare molto attento a non buttare alle ortiche una splendida carriera assecondando i possibili bluff del presidente, perché se a un certo punto del rapporto un uomo pacifico come Benitez chiese spazientito un business plan da valutare, e non solo non gli arrivò nessuna risposta in tal senso, quando pur rinunciando per ovvi motivi a chiedere top player, chiese strutture e centri sportivi adeguati alla prima squadra e a tutto il settore giovanile su cui puntare, e nemmeno in tal senso fu accontentato. A quel punto Benitez non ha potuto fare altro che abbracciare e salutare tutti, lasciando Napoli da gran signore quale è sempre stato, fra i veleni che invece in tanti avevano versato ad ogni partita della sua ultima stagione. Probabile che se Benitez avesse continuato con la squadra che lui stesso ha rifondato e ricostruito, oggi il Napoli avrebbe proseguito a vincere così come pure aveva fatto nei primi due anni sotto la sua gestione. tanto è vero che poi ancora oggi, dopo 6 anni dal suo arrivo a Napoli questa squadra è naturalmente cresciuta e ancora oggi continua a fare bene, pur avviandosi a chiudere il ciclo presumibilmente senza più vincere nulla dopo le sue coppe nazionali. Contiamo che ci riesca già al primo anno Ancelotti, quanto meno a regalarci quella finale di Europa League che solo la sfortuna di un arbitraggio infelice negò agli azzurri di Benitez. In ogni caso, Ancelotti si organizzi da subito a progettare il futuro con De Laurentiis e farsi garantire i patti che fra loro sicuramente ci saranno stati al momento dell’ingaggio, e chiarire a tutti il vero progetto futuro. Diversamente, Ancelotti come Benitez cominci a guardarsi intorno, perché l’età è troppo matura per mettersi a giocare a marito e moglie con il presidente, oppure a pettinare le bambole. Qui servono titoli, ancor di più di quelli che lui ha sempre garantito altrove, per cui non gli resta che vincere o lasciare, quello chi chiedono i tifosi ormai stanchi di questa solfa, seppure stiamo parlando sempre di campionati giocati ad alti livelli. Poi a Napoli visto che come Benitez anche ad Ancelotti piace tanto, venga quando vuole, saremmo sempre felici di accoglierlo e magari ci compri pure casa, ma non ci deluda assecondando troppo il presidente perché qui abbiamo già dato con le solite chiacchiere deliranti e megalattiche di De Laurentiis. Ancelotti pretenda nell’immediato futuro di rifondare e costruirsi la sua squadra e intanto provi a vincere con questa, quantomeno per suggellare con un grande successo di quel ciclo così ben progettato e purtroppo incompiuto del Napoli internazionale di Benitez.

Pippo Trio

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