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I tifosi napoletani che non vanno più allo stadio, sono stufi di questo calcio italiano e della gestione De Laurentiis!

Napoli è sicuramente la capitale italiana del tifo, quanto a passione, entusiasmo e modo di vivere il calcio della propria squadra del cuore in quella sorta di Mecca che è il quartiere di Fuorigrotta dove circa sett’ant’anni fa sorgeva la Moschea più grande del calcio italiano del Sud, 80mila fedeli che nel rito domenicale armati di merenda al sacco pregavano il proprio Dio del calcio incarnato a seconda dei tempi nelle figure dei propri idoli da Sivori e Altafini, Clerici e Braglia fino all’apoteosi massima ai tempi della Ma.Gi.Ca. Tranquilli, non vogliamo raccontarvi la storia del Calcio Napoli, ma solo quella dei suoi tifosi, sempre presenti al di là del risultato, dei loro stati d’animo perennemente pervasi da grandi ansie, emozioni, isterismi, idolatrismi, ma anche grande competenza in materia. I tifosi azzurri hanno sempre amato moltissimo il calcio in generale, i fuoriclasse in qualsiasi squadra giocassero e che hanno sempre rispettato. Inutile dire quanto amassero la propria squadra del cuore e i loro più importanti rappresentanti, però il realismo obiettivo gli faceva accettare seppure a malincuore i numerosi insuccessi dei propri beniamini, perché pervasi da sempre da quel senso di sana sportività dettata appunto dalla capacità e la competenza di riconoscere l’eventuale forza superiore degli avversari, al punto che in una caldissima domenica assolata di maggio, applaudire quello che poi diventò il leggendario Milan di Sacchi che nell’occasione tolse lo scudetto al più grande Napoli della storia. Ciò dimostra di come i tifosi napoletani, almeno la maggioranza, esclusi i soliti facinorosi comuni a tutte le tifoserie, fossero ammirati anche dai protagonisti delle squadre avversarie e dalla stampa in generale faziosa e non faziosa. Il perché di questo riconoscimento al pubblico napoletano era appunto dovuto dalla grande passione, orgoglio e sportività che unanimente tutti gli riconoscevano, tranne le tifoserie avversarie, ma non tanto per ovvia rivalità, ma per una sorta di invidia della napoletanità applicata al calcio, quella filosofia che contraddistingue la simpatia e l’orgoglio di essere napoletani distinguendosi da tutti gli altri, insomma una nobiltà nel modo di pensare il tifo. E a Napoli tutto questo non è mai cambiato nemmeno dopo il fallimento e il rientro dala Serie C dove in 20mila si abbonarono per seguire e amorevolmente far crescere il nuovo Napoli versione De Laurentiis, personaggio che sin dagli inizi da sempre ha diviso la tifoseria in due, come mai in passato. Tutto questo è avvenuto fino al punto che grazie alla passione, al tifo e all’accoglienza calorosa verso ogni singolo calciatore fra quel centinaio che sono arrivati dalla C ad oggi, e ognuno dei protagonisti, e quest’ultimio per riconoscenza verso i tifosi, hanno sempre dato il massimo e gettato il cuore oltre l’ostacolo proporzionalmente alle proprie capacità, ottenendo risultati di squadra e personali impensati prima. Tranne quei pochi arrivati a Napoli già veramente affermati, quasi tutti i protagonisti fra allenatori e calciatori è a Napoli che hanno avuto il picco massimo in carriera, precisamente proprio quando approdati, coccolati e cresciuti in questa bellissima città dal clima mite e dal cuore caldo dei suoi tifosi ha consentito loro di esprimersi al massimo. Pensiamo a Reja laureatosi grande allenatore già in età matura e dopo una carriera svolta pressoché in squadre di provincia, come pure Bianchi, il Lippi e il Simoni di tanti anni prima, diventati tutti grandi allenatori solo dopo aver allenato il Napoli. Stesso discorso per Mazzarri e Sarri, ma anche fra i calciatori tantissimi hanno migliorato il proprio status fra le amorevoli cure dei tifosi allo stesso tempo rassicuranti ma esigenti, che permettevano loro di dare il massimo spronati com erano dal tifo a dare sempre di più. Pensiamo a Lavezzi, Cavani, Gargano, Hamsik, ma tantissimi altri meno noti che poi hanno trovato difficoltà a raggiungere in altre piazze il successo avuto in azzurro, sempre considerando alcune eccezioni a confermare la regola. Basti pensare che giocatori non certamente fuoriclasse come Rinaudo, Pazienza e altri grazie al Napoli sono approdati persino in squadre prestigiose come la Juventus e vale anche per alcuni tecnici come quelli appena citati non certamente arrivati a Napoli pluridecorati come Benitez e Ancelotti, che poi tranne Lippi, tutti hanno trovato difficoltà ad affermarsi altrove, tipo Bianchi, Simoni, Mazzarri, e oggi Sarri in grande difficoltà in Inghilterra. Lo stesso Benitez già grande allenatore prima di arrivare gli ultimi due titoli li ha vinti in azzurro fondando la squadra ancora comprtitiva di oggi, poi non ha più proseguito in grande stile la sua carriera dopo Napoli, nonostante fosse andato al Real Madrid. Bisognerebbe approfondire a lungo questi aspetti di non poco conto che determinano questa particolare alchimia fra tifosi e protagonisti che produce qualità di risultati personali e di squadra, ma ancora una volta non è di questo che si vuole parlare, ma della grande capacità dei tifosi azzurri di intercettare i momenti storici del calcio, della propria squadra e dei protagonisti tutti, anche di quelli avversari. Si chiama competenza, oltre ad amore per il calcio e per la propria appartenenza. Oggi però tutto questo è minato appunto dal momento storico che il calcio moderno in generale sta vivendo e imponendo con i suoi sistemi in parte vetusti, perché soprattutto il calcio italiano, alquanto fermo nella crescita, tranne che alla Juventus, dove più di tutti hanno saputo interpretare al meglio il cambiamento, tutto il resto ancora arranca nelle vecchie logiche, con stadi anni settanta fatiscenti, o quelli delle notti magiche annii 90 ristrutturati in modo scandaloso e se oggi le presenze allo stadio sono ai minimi termini, le cause sono molteplici individuabili in vari aspetti. Ma nessuna delle cause come ad esempio il calcio televisivo è però determinante a indicare la desertificazione degli stadi, perché la pay tv è presente in tutte le nazioni eppure i loro stadi sono sempre pieni. Insomma, i veri motivi che indicano una disaffezione generale del tifoso medio che diserta lo stadio, come anche quello del divano davanti alla Tv dato che anche gli abbonamenti a Sky stanno subendo un sensibile calo, sono da individuare anche in aspetti più squisitamente tecnici oltre che sociali. In primis la qualità del calcio italiano, che dagli anni 90 in poi è in parabola discendente, e anche qui una serie di argomenti tutti validi a giustificare il calo. A cominciare da una spartizione delle risorse economiche poco equa, mirata a privilegiare ed agevolare solo le piazze più grandi che si spartiscono il grosso della torta e le altre sempre più dietro ad arrancare, e che per sopravvivere devono sempre vendersi i migliori calciatori e al massimo salvarsi per poter rimanere nel calcio che conta affinché approvvigionarsi della piccola ma comunque considerevole quota dei diritti televisivi, che in B o in C è praticamente inesistente, salvo per chi retrocede che una tantum usufruisce di un paracadute economico. Questo ha causato il fallimento di decine e decine di società dilettantistiche e semiprofessionistiche, con relativo calo di interesse di tutto il movimento calcistico italiano penalizzando in primis i settori giovanili e quindi per conseguenza del prodotto nostrano. Chiaramente tutto ciò influisce più o meno indirettamente anche sul gradimento di quello che una volta e ancora oggi è lo sport nazionale, ma che per tanti motivi collegati tra loro non attrae più le masse di una volta. Il discorso è lungo e complesso e per ogni argomento bisognerebbe approfondire lungamente, ma se dovessimo sintetizzare tutti i punti della disaffezione del pubblico proveremmo a fare un elenco in ordine sparso di tutto quello che veramente andrebbe rivisto e riformato affinchè restituire al calcio italiano il fascino e l’eccellenza di un tempo e adeguarlo ai tempi di oggi. Tutto questo contribuisce sensibilmente a ridurre il numero di tifosi presenti nello stadio nonostante tutte le restrizioni a corredo che avrebbero dovuto garantire. Dal biglietto nominativo, al Daspo, o tessere del tifoso varie, tutte inutili restrizioni e provvedimenti che non hanno fatto altro che allontanare i tifosi. Altro aspetto non poco importante è l’inutilità di assistere un campionato dai risultati già scontati, visto l’enorme divario fra tutte le contendenti che in un calcio ideale dovrebbe fare in modo che tutti potessero competere per vincere, ma che in realtà si restringe a una sola squadra per la vittoria finale e ad altre 4 o cinque a contendersi la zona Champions, il vero obiettivo per poter guadagnare soldi. Il resto delle squadre escluse si dividono fra quelle che dovranno lottare per la salvezza e le altre a giocarsi un campionato inutile, senza alcuno stimolo, falsando notevolmente gran parte delle partite giocate in cui pochi competono per un obiettivo ed altre giusto a fare numero, un pò di vetrina per i propri calciatori da rivendere al mercato, e null’altro. Quindi che senso ha stare dietro un anno intero a vedere partite dall’esito più che scontato, il più delle volte monotone e senza la qualità dei grandi assi del calcio che un tempo erano presenti in ogni squadra? Ma a Napoli a tutto ciò si aggiunge la frustrazione dei tifosi che malgrado il loro cospicuo contributo economico ad autofinanziare il club, pur vivendo ormai da oltre cinque anni un grande ciclo di competitività ad alti livelli, si ritrovano sempre delusi dalla presidenza della società azzurra nella figura di De Laurentiis che non fa mai il passo decisivo per vincere un titolo e invece di aggiungere grandi calciatori, quelli che lo diventano se li vende. De Laurentiis inoltre non investe nemmeno quei tesoretti ricavati dalla cessione dei suoi gioelli e dai proventi in generale, nemmeno negli impianti, nel settore giovanile o nell’organizzazione, affinchè rendere il club solido e strutturato come tutti i grandi club con cui si compete in Italia e in Europa. I tifosi napoletani sono stanchi di questa solita solfa, limitandosi efficacemente nella maniera più civile di contestare, sia verso i malesseri generali del calcio italiano che soprattutto verso il massimo dirigente del club azzurro, verso cui, a parte pochi fedelissimi soprattutto fra giornalisti locali e tifosi plagiati da quest’ultimi , ormai si nutre grande diffidenza, antipatia e rigetto verso chi si pensa a giusta ragione sfrutti a proprio tornaconto personale la grande passione dei napoletani per la propria squadra del cuore in questa sorta di eterno ricatto d’amore. Questo a nostro avviso il problema principale della disaffezione della gran parte dei tifosi napoletani che prima di tutti in Italia grazie a questa contestazione, non più intrisa di vittimismo o stupidamente violenta, ma silente nella sua assenza dagli spalti combattono sia i malesseri del calcio nostrano che quelli relativi ai rapporti con il proprietario del club, mostratosi sempre troppo parsimonioso, talvolta arrogante e spesso offensivo, anzichè essere grato ad una città che gli ha solo regalato, soldi, strutture, fama, successo e non restituire mai un briciolo di soddisfazione in cambio, in termini di vittorie o di investimenti per far crescere il club. Ora si potranno discutere di tutti gli argomenti pur validi a giustificare il fenomeno degli spalti vuoti in Italia e a Napoli, ma siamo certi che nella nostra città il problema principale si chiama: DE LAURENTIIS, poi ben vengano tutte le riforme del calcio per migliorare lo status italiano in Europa quanto a competiitvità sportiva ed economica, ma il problema principale a Napoli, lo ripetiamo a chiare lettere è il Presidente del club più amato da milioni di napoletani nel mondo.

Pippo Trio

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