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di Antonio Marciano

I dati dell’Istat sull’economia italiana a dicembre 2018 e le stime sulle previsioni di crescita per il primo trimestre del 2019, confermano che il Paese è entrato in una fase di recessione. L’industria italiana fa registrare un -3,5% del fatturato nell’ultimo mese dello scorso anno ed addirittura un -7,3% rispetto all’anno precedente. In calo anche l’export dopo 9 anni di andamento positivo, unica vera ancora di salvataggio per il nostro sistema imprenditoriale durante gli anni più duri della crisi. Di fronte ai conti che non tornano il governo si appresta ad una nuova manovra di bilancio.

Un quadro preoccupante che ha avuto immediati riflessi sul sistema finanziario e incassato giustamente le reazioni polemiche del mondo confindustriale e di quello sindacale. Intanto si continuano a tenere bloccati i cantieri di grandi opere pubbliche ed infrastrutturali vitali per il Paese a partire dalla Tav per i cui ritardi l’Europa annuncia il taglio di 813 milioni di euro al finanziamento dell’opera se non saranno pubblicati a marzo i bandi relativi.

Cioè il contrario di quello che un governo responsabile dovrebbe fare per prepararsi alla “bufera economica” e di fronte alla quale altre democrazie europee si stanno giustamente attrezzando. Un mix di improvvisazione ed arroganza, di disprezzo delle più elementari regole costituzionali, uno sfregio continuo alle istituzioni democratiche e sopra tutto il disegno leghista di dividere l’Italia secondo il più antico degli obiettivi di quel partito: lasciare il Sud ad un lento declino, oggi con il silenzio agghiacciante e subalterno dei 5 stelle.

Dentro questo scenario il Pd sta svolgendo il suo congresso straordinario per provare a ritrovare in Italia ed in Europa, la giusta rotta per le forze riformiste e progressiste di fronte alla complessità di questo tempo che impongono nuove chiavi di lettura, di interpretazione, di iniziativa politica ed economica.

Per il Pd la sfida è duplice: rileggere sé stesso per cambiare nel profondo agenda politica e modello organizzativo ma poi ricostruire una credibilità nel Paese per affermarsi come alternativa a questa pericolosa deriva autoritaria che tende a destrutturare l’architettura istituzionale, costituzionale e democratica dell’Italia.

Per questo l’invito a fare delle primarie del 3 Marzo una domenica di impegno politico e civile per il Pd diventa importante soprattutto per ridare al Paese la possibilità di una alternativa al governo verde-giallo. In discussione non c’è solo il destino del Pd ma della democrazia per come l’abbiamo ereditata, ed il futuro del Paese e dell’Europa che noi vogliamo continuare a cambiare nella direzione della costruzione di un’area del pianeta attenta agli ultimi, solidale, inclusiva, sicura, moderna e più competitiva.

E credo che Maurizio Martina, come ha già dimostrato nel corso della sua reggenza, sia il candidato più affidabile per affrontare questa sfida. Venite a votare il 3 Marzo, dunque, abbiamo riconosciuto i nostri errori ed i nostri limiti, ma ora serve l’impegno di tanti per ripartire!

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