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Volge al termine l’era De Laurentiis a Napoli, lui è il primo a saperlo

Premessa – Abbiamo scritto questo articolo in estate, quando per il Napoli l’ennesima volta si profilava un’altra stagione identica alle ultime tre, fatta di illusioni per i tifosi e soliti progetti della società, ma sia in estate che ancor più adesso che siamo ormai  a due terzi del campionato quindi nella parte finale della stagione agonistica, le sensazioni sono le stesse, ci avviciniamo ad una resa dei conti,  più che in campo si avrà sugli spalti ormai desertificati dello stadio, fra quei tifosi assenti e il presidente De Laurentiis, anch’egli assente nell’ultima partita pareggiata con il Torino. La partita del 3 marzo contro la Juventus potrebbe essere l’occasione giusta affinchè questo sciopero silente dei tifosi che disertano lo stadio, di boicottare quello che da sempre è l’evento più sentito e più remunerativo in termini di incasso allo stadio, cogliendo l’occasione per contestare civilmente, sia il sistema calcio italiano chidendo che si riformi e sia vrso il presidente De Laurentiis a cui sta benissimo poter guadagnare in questo sistema che gli garantisce grandi guadagni senza il minimo invstiment. A questo punto, visto che i tifosi vivono delle imprese della propria squadra, solo una grande vittoria in Europa potrà fare in modo di salvare un rapporto ormai logoro fra una gran parte dei tifosi del Napoli e De Laurentiis, che con le sue strategie del “dividae et impera” ha spaccato il fronte del tifo, quello che non solo da sempre è stato considerato il 12esimo uomo in campo, ma quello che in tutti questi anni è stato il vero ‘maggior azionista’ di questo club, che autofinanzia la gestione De Laurentiis sin dalla C e che ormai è stufo di finanziare. Ora con gli spalti vuoti, con milioni di tifosi delusi, quale sarà l’immediato futuro di De Laurentiis e del Napoli stesso? Quello di investire copiosamente i capitali ricavati in questi anni in strutture e grandi calciatori e finalmente dare una svolta a club e squadra, o capire che la sua esperienza a Napoli è ai titoli di coda perché ormai ha spremuto questo limone azzurro fino all’ultima goccia? Lo vedremo, intanto noi in estate di questo scrivevamo e ripubblichiamo perchè da allora e da ben 15 anni, non è che sia cambiato molto nella politica societaria.

Non si acquisisce il Bari a caso se De Laurentiis non fosse consapevole che  il suo film ‘Napoli’, quello che gli ha regalato i maggior incassi di sempre, stiano per scorrere i titoli di coda. Bari, è il salvacondotto del presidente per restare nel remunerativo mondo del calcio a modo suo, così come forse Napoli non gli permetterà più di fare, perchè dal Sindaco ai napoletani ormai in pochi gli son rimasti amici, e lui non fa niente per recuperare, tutt’altro. Del resto c’è un’altra capitale del sud depresso che ha tantissima voglia di riemergere e chi meglio di un personaggio come Aurelio De Laurentiis, che ha già dimostrato quanto sia bravo nella sua autorevolezza totalitaria ad arringare il popolo dei tifosi e apparire come il salvatore della patria? A Napoli ci ha campato di rendita sulla storiella che ‘non c’erano nemmeno magliette e palloni’, che poi ci hanno pensato l’argentino Sosa, Montervino e Ventura a comprare in qualche negozietto di fortuna. Si è campato di rendita anche su altri slogan come quello che narra di aver preso un club ormai sparito fra i faldoni di un tribunale, senza tenere conto che quel club continuavano a tenerci milionio di tifosi nel mondo e a suo dire avergli restituito dignità fino a portarlo dai campi sterrati di Gela e Fermo a Stamford Bridge, Anfield Road piuttosto che al Santiago Bernabeu, quindi “dalla C alla Champions” come amano narrare i suoi cantori tessendogli le lodi persino quando spesso la fa fuori dal vaso, leccandogli i piedi e qualche altra parte bassa del suo corpo ad ogni occasione per non rischiare di rimanere fuori dalla lista degli accrediti e impossibilitati a seguire il Napoli . Inutile stare ancora qui a parlare di quanto abbia diviso De Laurentiis a Napoli, che a parte una folta schiera di talebani, suoi interessati adepti fra giornalisti pagnottisti e tifosi creduloni, ma la grande massa ormai da tempo lo identifica nella figura triviale di un ‘pappone’ e non è mai una semplice coincidenza o l’estemporeaneità del momento che un nomignolo così dispregiativo venga dato a caso: ‘è voce di popolo,  quindi voce di Dio’, con tutta una storia dietro a suffragio, che però in gran parte vi risparmiamo perchè è lunga 14 anni di personalissime modalità di gestione societaria volta solo al guadagno, condita da comportamenti discutibili di un personaggio che avrebbe dovuto vivere in un’altra epoca, magari quella dei suoi filmetti anni ‘80 che ormai neanche quelli la gente se li ‘fira’ più di vedere, così come nessuno più se lo ‘fira’ di ascoltare nelle sue ecumeniche e megalomani conferenze stampa, in cui da la paga a tutti. Nessuno è buono, secondo le sue visionarie teorie. Da Agnelli a Lotito e altri suoi colleghi presidenti della Lega paragonati a pecore, soprattutto quando c’è da trattare i diritti televisivi. Ne ha sempre avuto proprio per tutti, dal governo del calcio italiano a quello dell’Uefa, dal Sindaco di Napoli agli assessori, non c’è nessuno che lo valga come manager, professionista, politico, ideologo, innovatore più efficiente di quanto possa esserlo lui. All’inizio e per gran parte del suo avvento nel mondo del calcio ha affascinato perché alla gente, ma soprattutto ai media a cui tanti titoli e materiale giornalistico fornisce, piace l’idea dell’uomo forte, di colui che contesta tutte le regole, così visionario, decisionista, totalitario al punto che o con lui o contro di lui. Ci son passati tutti sotto i suoi diktat, di alcuni abbiano già detto sopra, ma i suoi strali si sono abbattuti veramente su tutte le categorie che in qualche modo hanno interagito con lui. Allenatori, calciatori, procuratori, giornalisti, tifosi, chi di loro non ha dovuto in qualche modo subire la sua esuberanza, che travalica spesso in arroganza, quando non in saccenza da tuttologo alle vongole. Con qualche personaggio delle categorie citate, De Laurentiis ha rischiato pure di venire alle mani, soprattutto di sua iniziativa, rassicurato dal fatto di avere sempre un paio di bodyguard affianco. Accadde con Reja la prima tentata rissa, dopo che il buon Edy lo riprese duramente e giustamente negli spogliatoi in cui appariva solo quando gli conveniva, e lui di risposta inscenare un’improbabile aggressione ad un uno più prestante di lui come il coriaceo Reja, facendosi mantenere e minacciare come fà chi di solito sa di buscarle. Poi fu la volta di un nugolo di giornalisti, all’uscita della Lega, fra i pochi che non gli fanno solitamente da zerbini come se ne vedono spesso nella sala stampa di Castelvolturno, che lo aspettarono per fargli alcune domande scomode di mercato ai quali rispose piccato, fino a minacciare alcuni di loro di mettergli le mani addosso, cosa che poi fece veramente, in un’altra occasione, sempre protetto  dai suoi bodyguard, verso un pacifico tifoso a Parma che gli rivolse una domanda diretta non troppo gradita. Potremmo raccontarne altre di minacce più o meno simili  come quando avvertì il calciatore Denis che se non avesse accettato  l’Udinese dopo averlo venduto, lo avrebbe ‘ammazzato’, oppure a quella sorta di mobbing fatto a Zuniga reo di averlo fregato nel suo ramo migliore, quello della trattativa, ottenendo un grande contratto pur sapendo di non essere fisicamente a posto e fregargli 3,5 milioni a st. O vogliamo ricordare anche dei sermoncini fatti a Lavezzi, poi a Reina, coinvolgendo persino la consorte raccontandogli in pubblico squallide storielle sul conto del marito. Insomma di letteratura in merito ve n’è in quantità industriale, resta il fatto però che ormai lo conosciamo tutti e sappiamo pure che quando parla e straparla di qualsiasi argomento bisogna scremare l’Iva, l’Irap, l’Irpef, l’Imu e quant’altro, prima di vedere della vera sostanza nelle sue parole. Quante volte avrà parlato di stadi nuovi, centri sportivi mega galattici, di top player, di scudetti, scugnizzerie, di allenatori alla Ferguson, che non avrebbe mai venduto i Lavezzi, Cavani, Higuain, l’unico che  non è riuscito a vendere è stato Hamsik perché il suo procuratore non è stato mai capace di portargli la cifra giusta nemmeno dai cinesi. Magari la procura di Marekiaro, l’avesse gestita Raiola, lo avrebbe reso straricco. Ebbene, potremmo andare avanti per ore raccontando questo personaggio atipico nel mondo del calcio, ma a questo punto serve anche a poco perché ormai è netta la sensazione che la sua stella a Napoli stia per spegnersi. I napoletani sono belli e cari, gererosissimi, ma se perdono la pazienza sanno essere cattivi come nessuno, non ti perdonano più nulla. Li si può illudere a lungo per quanto deboli di cure quando si tratta della squadra azzurra , ma quando poi capiscono che si trovano di fronte ad un classico ‘piatto vacante’ inteso come qualcuno che promette, promette e mai mantiene, che parla, parla e non conclude mai nulla, spesso persino offendendoli nell’amor proprio, e allora arriva il punto di non ritorno, quello che non consente più di ragionare ma solo di mettere tanta di quella pressione sul soggetto della loro rabbia,  che se non si è sufficientemente attrezzati si rischia di non poter girare più nei loro paraggi. E siccome fra un top player sempre annunciato e mai arrivato, investimenti comprensivi di prelievo dalle casse del Napoli, trasferiti impropriamente in un’altro Club di calcio a Bari che hanno acquisito di recente o come già fatto in passato per mettere su un parco ludico a Cinecittà o per investire nel mondo dei gelati, anziché nei top player, ha reso De Laurentiis veramente impopolare e antipatico. Per non parlareda quest’anno di aver abolito la campagna abbonamenti , un vero affronto aggravato dall’altenelante politica dei prezzi dei biglietti prima altissimi ad inizio campionato e poi bassissimi quando cominciaa capire che non può tirare troppo la corda, in ‘quel cesso di stadio’ come lui stesso lo chiama. Questi sono ormai tutti indizi che lasciano presagire un’annata particolarmente difficile per il presidente del Napoli che nel qual caso la squadra ed Ancelotti non dovessero conseguire le brillanti annate precedenti, De Laurentiis farebbe meglio a cercarsi dei compratori che soddisfino le sue aspettative di vendita , perché diversamente per lui la pacchia sarebbe finita e a Napoli per lui sarebbe un’annata molto calda, altro che striscioni di protesta di mezza estate … Ma De Laurentiis, di cui si puoi dire tutto tranne che fosse uno stupido, lo ha già intuito  e infatti ha cominciato a prevedere l’alternativa per riservarsi il piano B, anzi, il piano D, mandando uno dei figli in avanscoperta a Bari e ricominciare dalla quarta serie di una volta ilremake del film gia visto, ‘Siam partiti senza magliette a palloni’ rititolandolo ‘senza asciugani e accappatoi’ e a far la testa come un pallone ai baresi che gli riconsentiranno, come hanno già fatto a lungo a Napoli, manipolando Sindaco, giornalisti e tifosi creduloni che già lo hanno aiutato  a Napoli ad  ‘ammuccare’ ai tifosi i suoi fatidici progetti quinquennali dalle grandissime prospettive. Se a Bari ne fossero entusiasti possiamo ben capirlo, perché lo spettro della sparizione sarebbe stata molto più dolorosa che non sciropparsi diversi cicli Filmauro con Adl ducetto in tribuna Vip prima del tanto vituperato San Paolo, e fra qualche anno ’ in quella del San Nicola con il Sindaco barese seduto di fianco. I napoletani ci son già passati, e più di qualche tirapiedi del presidente e tanti tifosi così ben indrottinati ancora rinfacciano ad altri tifosi i vari ritornelli, dai “vi meritate Naldi Corbelli e Gaucci “, al” Napoli più forte di sempre escluso i sette anni di Maradona” che non si capisce perchè escluderli…. finchè non interviene , lo stesso presidente a dire ai tifosi “ma che cazzo avete vinto”, “sono io il vostro Cavani” e via via delirando. Peró se oggi Bari piange, Napoli non ride e allora si prevedono tempi duri per la Filmauro senza un vero trofeo o un top player da dare in pasto ai tifosi azzurri e in tal caso De Laurentiis farebbe meglio a pensare di scappare di notte con la cassa e dedicarsi al Bari,  perchè nell acapitale dell’ex Regno delle due Sicilie si accorgerebbe di quanto fosse vera la frase di un film napoletano di successo che gli stessi calciatori che arrivano in azzurro hanno imparato e che narrava presappoco così: “Chi viene a Napoli piange due volte, quando arriva e quando va via” , tale è la sua incomparabile e fagocitante bellezza e il fascino di viverla… Ma stavolta piangere sarebbe molto più amaro, soprattutto se si dovesse essere cacciati e maledetti dai figli di Partenope.

Pippo Trio

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