De Laurentiis non si vanti, Napoli grande solo grazie a milioni di tifosi, il club è inferiore a tutti in Italia e in Europa
Febbraio 25, 2019
M5S sotto attacco, le bacchettate del ministro Tria che annuncia: la giostra è chiusa
Febbraio 26, 2019

Leadership contro: Salvini, Renzi e il futuro del Paese

E’ questione di leadership, comunque la si mette. Le ultime tornate elettorali e le paturnie che si agitano nel Pd alle prese con le sue primarie stanno lì a testimoniarlo.

di Peppe Papa

E’ questione di leadership, comunque la si mette. Le ultime tornate elettorali e le paturnie che si agitano nel Pd alle prese con le sue primarie stanno lì a testimoniarlo.

Matteo Salvini, vero frontman del governo gialloverde in carica, senza rivali, ha imposto la sua guida al fronte populista-sovranista-nazionalista che va dalla Lega al M5S, passando per Forza Italia (nonostante le resistenze di Berlusconi) e Fdi della Meloni.

Le ultime consultazioni regionali in Sardegna, che hanno visto prevalere il candidato di centrodestra, sono state l’ennesima occasione per ostentare con orgoglio lo scettro del comando e lanciare la sfida al suo vero nemico, che non è il Partito democratico in quanto tale, ma Matteo Renzi che dei dem al momento è  solo un semplice senatore, pur essendo il convitato di pietra in tutto quello che succede nella principale organizzazione politica dell’opposizione, congresso compreso.

E’ lui, il “fantasma” che aleggia sul centrosinistra a rappresentare la preoccupazione del capo leghista. Il partito in quanto tale lo ha liquidato del resto con nonchalance a commento dei risultati della vittoria nell’Isola, “dalle politiche a oggi se c’è una cosa certa è che su sei consultazioni elettorali, la Lega vince 6 a zero sul Pd”, sull’altro Matteo però ha evitato di infierire approfittando della vicenda giudiziaria riguardante i genitori dell’ex premier.

Una questione di rispetto dell’avversario, tipica di chi è sicuro di sè e si sente pronto allo scontro con quello che reputa sia il suo reale antagonista.

Dal proprio canto Renzi riconosce in lui il bersaglio principale contro cui scagliare le stilettate, sostituendosi e quindi prendendo il tempo agli ‘amici’ del suo partito che si disputano la poltrona di segretario, per cercare di mantenere viva non solo la propria centralità carismatica, ma anche un minimo di opposizione decente sui fatti e le ‘visioni’ sul futuro prossimo venturo del Paese.

Senza tentennamenti, sul caso Diciotti e la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del Ministro, è andato giù duro, “un politico ha il compito di farsi giudicare come tutti gli altri…tocca ai magistrati stabilire se c’è un reato”, ha dichiarato in occasione del voto in Senato, dove si è detto sicuro che sarebbe stato a favore del titolare del Viminale. Che è poi quello che è successo.

Per il momento, comunque, solo schermaglie, per lo scontro epocale tra i due c’è ancora un po’ di strada da percorrere prima che si definisca il campo di battaglia.

Nel centrodestra le cose sembrano ormai chiare, Salvini ha sbaragliato gli avversari, i Cinquestelle, con un capo farlocco e caricatura di se stesso, Luigi Di Maio hanno segnato il passo dipendendo, per quel che riguarda la conservazione della poltrona in parlamento, dall’ognissanti della Lega.

La fine dell’alleanza e la conseguente probabile conclusione della legislatura che li ha visti fortunati protagonisti di una stagione personale della vita irripetibile, sarebbe un disastro e non sono in pochi quelli pronti a passare con il “Capitano”, senza se e senza ma, a cominciare dagli stessi vertici del Movimento, Di Maio compreso.

Controllo totale, dunque, da questo punto di vista, da parte di Salvini e dei suoi. L’unico a resistergli è il Cavaliere che, nonostante l’età inesorabilmente incombente, continua a far pesare lo zoccolo duro di consensi personali che si aggira intorno all’8-10% dei voti a livello nazionale, oltre un radicamento di Fi sul territorio per niente trascurabile. Berlusconi si comporta da battitore libero, può permetterselo nonostante la ‘stella appassita’, e non è detto che non sia disponibile ad approdare su altre sponde, sempre che queste rispondano ai suoi interessi e al proprio smisurato ego.

Per quanto riguarda il ‘ragazzaccio’ di Rignano, tutto sembra volgere a favore. Va in giro, nonostante l’handicap del terremoto giudiziario che lo riguarda, a presentare il suo ultimo libro manifesto “Un’altra strada”, e le location ospitanti fanno il pieno: sale insufficienti a contenerne la partecipazione popolare.  Vorrà pur dire qualcosa.

Nel Pd fanno finta di niente, anche se è il vero problema  per  loro: un leader già c’è nonostante si affannino a cercarlo. Perché continuare a farsi del male? Qualche antropologo della sinistra-sinistra dovrebbe provare a dare una spiegazione. C’è solo bisogno di coraggio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *