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M5S sotto attacco, le bacchettate del ministro Tria che annuncia: la giostra è chiusa

di Peppe Papa

“Un guaio non viene mai da solo”, spesso ne porta appresso altri a ingarbugliare una già difficile situazione esistenziale. Un po’ quello che sta succedendo ai Cinquestelle, alle prese con una batosta dietro l’altra alle elezioni di ‘midterm’ regionali, prima in Abruzzo, poi in Sardegna e molto probabilmente prossimamente per tutto il 2019, in Basilicata, Piemonte, Emilia e Calabria, che devono incassare le ‘bizze’ del mai amato ministro dell’Economia, Giovanni Tria. Il quale, impietoso, senza alcun riguardo dell’elaborazione del lutto da parte del socio di maggioranza, ha sparato a zero su alcune scelte politiche del governo, targate M5S, che a suo dire complicherebbero il quadro finanziario del Paese e la capacità di resilienza alla difficile contingenza economica continentale che vede l’Italia tra le nazioni più a rischio ‘default’.

Giusto per non essere troppo brusco, ha fatto capire che su questioni come la Tav, le mire sull’oro di Stato custodito da Bankitalia, il salvataggio Alitalia, le mani sull’Inps appaltato  dal Movimento con la nomina  di Pasquale Tridico alla presidenza, resta il problema principale, cioè: “il deficit va tenuto sotto controllo”. E ha aggiunto, per esser chiari, riferendosi ai suoi sprovveduti interlocutori colleghi di governo: “non bisogna essere keinesiani per capirlo”.

Questione Tav

Intervenuto alla trasmissione Quarta Repubblica che andrà in onda questa sera, parlando dell’alta velocità Torino-Lione  è andato giù duro. “Non mi interessa l’analisi costi-benefici – ha spiegato – il problema non è la Tav, il problema è che nessuno verrà mai a investire in Italia se il Paese mostra che un governo che cambia non sta ai patti, cambia i contratti, cambia le leggi e le fa retroattive. Questo è il problema, non la Tav”. In caso contrario a subirne le “conseguenze”, ha aggiunto, sarà l’economia italiana. Una esternazione che ha immediatamente fatto scattare l’allarme rosso in casa pentastellati. Danilo Toninelli, titolare del dicastero delle Infrastrutture su Radio 1 nel corso della trasmissione ‘Zapping’ ha replicato irritato: “Tria ha dimenticato che c’è un contratto di governo, lui dovrebbe ricordarlo, si atterrà a quello che c’è scritto”. Insomma, un segnale del tipo: zitto e pedala, per niente distensivo.

L’oro di Bankitalia

A proposito delle riserve auree depositate nel caveau, nelle ultime settimane oggetto dell’interessamento improvvido dei grillini, da loro considerate come una specie di bancomat per le casse statali, il ministro ha chiarito ai giovanotti, a digiuno delle necessarie conoscenze necessarie a trattare simili argomenti, che quel ‘tesoro’ non si tocca, non fa parte delle loro disponibilità. “Nessuno ne può disporre – ha spiegato Tria – se non la banca centrale, per motivi di politica monetaria”. In base al Trattato europeo, ha specificato il professore, “nessuno Stato può influenzare o dare indicazioni alla banca centrale che è indipendente e neppure la Banca d’Italia può dare oro al governo italiano perché sarebbe aiuto di Stato”. Un bagno freddo per Luigi Di Maio & Co. alle prese con credenze senza nessun appiglio alla realtà alimentate dalla propaganda penta stellata. Un autogol per loro, costretti a doversi rimangiare un’altra fetta di fideismo populista basato su un film mai visto e fuori da qualsiasi seria programmazione di gestione della cosa pubblica, meno che mai quella del governo di una delle sette economie più importanti del pianeta.

Alitalia, la compagnia di bandiera che sarebbe meglio ammainare

Sulla questione Tria è stato brutale, al limite del ‘cartellino rosso’ per uno che non ha esitato a entrare a gambe unite e piedi a martello da dietro sull’avversario, dichiarando che la soluzione ventilata dal ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico è, più o meno per essere buoni, una boutade senza né capo né coda. La soluzione avanzata da Di Maio, per il salvataggio di Alitalia, lo ricordiamo, 
prevede il coinvolgimento delle Fs, delle Poste, del Tesoro intorno al 15% e quindi di EasyJet e Delta come soci industriali di minoranza, non ha nessuna praticabilità. “Non deve essere resa pubblica – ha ammonito il Ministro – deve trovare una soluzione di mercato”. Ricordando che “una compagnia di bandiera è importante” però, quanto all’ipotesi del Tesoro al 15%, “ho dato la disponibilità del governo ad aiutare, sotto due forti condizioni: che ci sia un piano industriale che regga il mercato, con partner forti e che vengano rispettate tutte le norme comunitarie. Entro questo, se necessario è anche giusto che anche il governo aiuti. Ma questo significa non fare perdite”. Praticamente impossibile date le attuali condizioni.

Nodo Inps

Sulla nomina, infine, di Pasquale Tridico come presidente dell’ente previdenziale nazionale, in quota stellata, Tria è stato lapidario: “Io l’ho letto dai giornali”. Vale a dire “non condivido la scelta”. E infatti ha bloccato tutto con la scusa di volerci vedere chiaro sullo stipendio che l’economista e il suo vice, Francesco Verbaro, andrebbero ad incassare. Il doppio di quanto prendeva Tito Boeri da solo, vale a dire 103mila euro. Fermi tutti, dunque, anche se su questo sicuramente sarà costretto a cedere.

Insomma, per l’allegro mondo degli ambiziosi giovanotti dal colore giallo, la giostra sta per chiudere. Tutti a casa, sperando che Salvini spenga la luce il più tardi possibile.

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